Egitto: Amnesty International conferma l’uso delle illegali bombe a grappolo nel Sinai - Amnesty International Italia

Egitto: Amnesty International conferma l’uso delle illegali bombe a grappolo nel Sinai

1 marzo 2018

Tempo di lettura stimato: 5'

L’analisi fatta da Amnesty International di un video diffuso dalle Forze armate egiziane prova senza ombra di dubbio che nei recenti attacchi aerei nel Sinai settentrionale sono state usate bombe a grappolo, vietate a livello internazionale.

Nel video, pubblicato il 21 febbraio sull’account Twitter delle Forze armate egiziane, si mostra un ordigno esplosivo collocato a terra da “elementi del terrorismo”. Ma l’analisi effettuata da Amnesty International ha rivelato che si tratta di una sub-munizione 247 Mk 118 di fabbricazione statunitense, inesplosa, che avrebbe potuto essere sganciata solo dall’aeronautica egiziana.

“Le bombe a grappolo sono l’arma più vile usata nelle guerre moderne, intrinsecamente indiscriminata e in grado di uccidere e ferire civili per anni a venire. Questo nuovo video conferma i nostri peggiori timori, ossia che l’esercito egiziano stesse usando bombe a grappolo nel Sinai settentrionale”, ha dichiarato Najia Bounaim, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Attribuire la responsabilità a gruppi armati non sta in piedi. Il video mostra una munizione made in Usa che sappiamo essere in dotazione all’esercito egiziano e che può essere sganciata solo da determinati tipi di aerei che sappiamo essere usati dall’aeronautica del Cairo”, ha aggiunto Bounaim.

Gli esperti in materia di armi di Amnesty International hanno stabilito che la munizione in questione pare non manomessa e in buone condizioni, col numero di serie ancora visibile: tutto questo lascia pensare che sia stata usata nelle recenti operazioni militari nel Sinai settentrionale.

Le bombe a grappolo sono sganciate da velivoli con artiglierie, razzi o missili. Contengono sub-munizioni più piccole che si spargono su vaste superfici. Molte sub-munizioni solitamente non esplodono al momento dell’impatto e costituiscono una minaccia per anni.

In precedenza, un video diffuso dalle Forze armate il 9 febbraio, all’avvio dell’ultima operazione militare nel Sinai settentrionale, aveva mostrato bombe a grappolo statunitensi Cbu-87 Combined Effects Weapons mentre venivano caricate su aerei da combattimento diretti verso il Sinai settentrionale.

Nel luglio 2017 Amaq news, organo di propaganda dello Stato islamico, aveva diffuso un video in cui affermava che un caccia F16 aveva sganciato due bombe a grappolo. Gli esperti di Amnesty International avevano esaminato le immagini, arrivando alla conclusione che non erano state manipolate e che il jet inquadrato aveva la bandiera egiziana. Le due bombe a grappolo erano le Mk 20 Rockeyes, di fabbricazione statunitense, che contengono sub-munizioni 247 Mk 118.

“Le Forze armate egiziane devono cessare immediatamente di usare le bombe a grappolo e distruggere le loro scorte. Tutti gli stati che forniscono armi all’Egitto, tra cui gli Usa, devono sospendere subito tutti i trasferimenti che potrebbero essere usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani. Le bombe a grappolo sono vietate per tutta una serie di buone ragioni”, ha concluso Bounaim.

Secondo la documentazione fornita a Human Rights Watch dal dipartimento della Difesa Usa e citata nel rapporto di questa Ong sulle bombe a grappolo, nel 2007 l’Egitto disponeva di 321.000 sub-munizioni.

Il 9 febbraio di quest’anno le Forze armate egiziane hanno annunciato l’avvio dell’operazione militare denominata “Sinai 2018”, per “porre fine al terrorismo” e colpire i gruppi armati e i loro depositi di armi nel Sinai settentrionale e centrale. L’esercito egiziano ha chiesto urgentemente l’invio di rinforzi medici nel Sinai settentrionale e nei governatorati vicini, a causa dell’aumentata presenza militare nella zona.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 1 marzo 2018

Per interviste:

Amnesty International Italia – Ufficio Stampa

Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail: press@amnesty.it