Egitto: detenuti pro-Morsi privati dei loro diritti - Amnesty International Italia

Egitto: detenuti pro-Morsi privati dei loro diritti

11 settembre 2013

Tempo di lettura stimato: 7'

Numerosi detenuti arrestati il mese scorso al Cairo dopo lo sgombero di due grandi manifestazioni di sostenitori dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi sono privati dei loro diritti legali fondamentali.

Amnesty International ha documentato parecchi casi di manifestanti che, dopo l’arresto, non hanno avuto accesso immediato a parenti e avvocati né la possibilità di ricorrere contro la legittimità della loro detenzione.

‘L’assenza di rispetto per il giusto processo, da parte delle autorità egiziane, è un segnale allarmante. Ognuno dev’essere uguale di fronte alla legge. È inaccettabile che sostenitori di Morsi o della Fratellanza musulmana siano trattati in modo iniquo a causa della loro affiliazione politica’ – ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘A tutti questi detenuti dev’essere consentito immediato accesso a parenti e avvocati’.

Dal 3 luglio, secondo fonti legali, le forze di sicurezza hanno arrestato almeno 3000 persone, per lo più – secondo quanto sostengono i loro avvocati – sostenitori o militanti della Fratellanza musulmana.
Circa 600 di essi sono stati poi rilasciati.

Amnesty International è preoccupata per il fatto che tra gli arrestati vi siano uomini e donne che stavano semplicemente esercitando il loro diritto alla libertà d’espressione e di riunione, protestando a sostegno del deposto presidente Mohamed Morsi.

Molti detenuti rischiano di essere incriminati per gravi reati, tra cui omicidio, aggressione a funzionari della sicurezza, possesso di armi, istigazione all’omicidio e ad altre forme di violenza.

‘Chiunque sia detenuto solo per aver esercitato in modo pacifico il diritto alla libertà di riunione, d’espressione e di associazione, dev’essere rilasciato immediatamente e senza condizioni. Inoltre, le autorità devono rispettare scrupolosamente il diritto a un processo equo per tutti i detenuti’ – ha affermato Luther. ‘Il modo in cui il sistema giudiziario affronterà questi casi sarà una cartina di tornasole della sua capacità di funzionare in modo equo e imparziale, libero da interferenze del potere esecutivo’.

Molti manifestanti arrestati il 14 agosto durante lo sgombero dei sit-in di Rabaa al-Adawiya e Nahda non hanno potuto incontrare gli avvocati almeno per quattro giorni. I legali della Fratellanza musulmana hanno dichiarato di non aver potuto seguire le indagini in quanto gli interrogatori si svolgevano durante le ore del coprifuoco o perché non sapevano dove si trovassero i loro clienti o la data e l’ora in cui sarebbero stati esaminati i casi.

Un avvocato del Fronte per la difesa dei manifestanti egiziani, un gruppo legale indipendente, ha riferito ad Amnesty International che il 27 agosto le forze di sicurezza hanno impedito a 50 avvocati di entrare nella prigione di Abu-Zaabal per presenziare all’esame dei fascicoli e all’estensione della durata della detenzione dei manifestanti arrestati durante lo sgombero del sit-in di Rabaa al-Adawiya, il 14 agosto.

Sono stati fatti entrare solo 20 avvocati, sebbene le indagini riguardassero 700 detenuti. I legali presenti hanno riferito che l’esame dei casi di 600 detenuti è durato solo 15 minuti, senza che i detenuti o i loro avvocati potessero presentare prove a loro difesa.

In molti casi i detenuti sono stati interrogati in assenza dei loro avvocati. Inoltre, in molti casi, i pubblici ministeri hanno svolto le indagini all’interno di stazioni di polizia, prigioni o basi della Forza centrale di sicurezza. La presenza nelle vicinanze di uomini della sicurezza potrebbe mettere in dubbio l’imparzialità delle procedure.

Nonostante sia previsto dalla legge egiziana, molti detenuti non sono stati portati di fronte a un giudice entro 24 ore. Di conseguenza, la durata della loro detenzione è stata prolungata.

‘Impedire l’accesso alla rappresentanza legale è una grave violazione dei diritti umani. Tutti gli arrestati devono avere la possibilità concreta di vedere il loro caso esaminato da un ufficiale giudiziario alla presenza di un rappresentante legale e di essere sottoposti a processo entro un tempo ragionevole oppure rilasciati’ – ha sottolineato Luther.

Tra le persone arrestate il 16 agosto durante le violenze di piazza Ramsis, 77 uomini e tre donne sono stati trattenuti per almeno 14 giorni nella stazione di polizia di Hadayek El-Kubba, in due celle che possono ospitare al massimo 20 persone ciascuna.

Le tre donne sono state poste in una cella separata. Una di esse, nonostante una gamba fratturata, ha atteso quattro giorni prima di essere visitata ed è stata ricoverata in ospedale solo dopo che la sua ordinanza di detenzione era stata rinnovata.

Amnesty International ha inoltre appreso che almeno 250 persone sono trattenute all’interno del campo Al-Salam, appartenente alla Forza centrale di sicurezza, un centro di detenzione non ufficiale. Almeno ulteriori 30 persone arrestate durante le violenze scoppiate a Giza il 16 agosto rimangono in luoghi sconosciuti.

‘Le forze di sicurezza e gli inquirenti devono fornire informazioni dettagliate sui luoghi in cui si trovano questi detenuti’ – ha concluso Luther.

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 12 settembre 2013

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348 6974361, e-mail press@amnesty.it