Egitto: giustizia per le vittime significa un equo processo per l'ex presidente - Amnesty International Italia

Egitto: giustizia per le vittime significa un equo processo per l’ex presidente

3 agosto 2011

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Il processo nei confronti dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak deve essere giusto, trasparente e deve far venire alla luce la piena verità sulle uccisioni illegali di manifestanti antigovernativi durante le proteste di massa di quest’anno, ha dichiarato Amnesty International.

L’ex presidente Mubarak, l’ex ministro dell’Interno Habib Ibrahim El Adly e sei ex ufficiali di alto livello compariranno oggi davanti a un tribunale del Cairo.

Sono accusati di omicidio premeditato e tentato omicidio, in relazione all’utilizzo di armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza a gennaio di quest’anno, prima che Mubarak fosse destituito. Se condannati, rischiano la pena di morte.

Questo processo rappresenta un’opportunità storica per l’Egitto di portare un ex leader e la sua cerchia stretta a rendere conto dei crimini commessi durante il loro governo‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.

Ma perché il processo rappresenti una rottura con  il record d’impunità dell’Egitto, deve essere giusto e trasparente, la giustizia non chiede nulla di meno. E non solo il processo deve essere equo ma deve anche essere percepito come tale dalle famiglie di coloro che sono morti durante le proteste‘.

Almeno 840 persone sono state uccise e migliaia ferite a gennaio e febbraio, dopo che la polizia avrebbe ordinato di aprire il fuoco su manifestanti antigovernativi che chiedevano la fine del governo del presidente Mubarak.

Dopo le sue dimissioni a febbraio, le famiglie delle vittime hanno portato avanti campagne affinchè  l’ex presidente e i responsabili delle uccisioni fossero chiamati a rispondere dei crimini commessi.

A giugno le famiglie sono tornate in migliaia a piazza Tahrir, centro delle proteste di gennaio, per chiedere che le autorità militari e il governo di transizione accelerassero il processo.

Amnesty International ha accolto con favore la decisione del giudice di accettare di trasmettere in diretta tv il processo, ma ha chiesto alla corte di assicurare che chi cercherà di assistere al processo non sia maltrattato.

Per mantenere l’ordine in aula, il giudice che la presiede ha chiesto che fosse presentata in anticipo una richiesta da parte di coloro che volevano assistere al processo, compresi avvocati, organi di stampa e familiari delle vittime; questo fa temere che possano esserci violenze se i familiari saranno allontanati forzatamente dalle forze di sicurezza.

Le autorità devono assicurare che le forze di sicurezza non facciamo ricorso a forza eccessiva per negare l’accesso alle udienze del processo‘ – ha concluso Smart.