Egitto, minacce alle famiglie dei manifestanti uccisi a gennaio - Amnesty International Italia

Egitto, minacce alle famiglie dei manifestanti uccisi a gennaio

25 febbraio 2011

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Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di proteggere da minacce e ritorsioni i familiari di manifestanti uccisi nel corso delle proteste antigovernative di fine gennaio ad Alessandria.

L’organizzazione per i diritti umani ha ricevuto informazioni secondo le quali alcuni membri delle forze di sicurezza egiziane hanno minacciato vittime e loro familiari allo scopo di impedire loro di chiedere giustizia e denunciare gli autori delle violenze: un atteggiamento rituale durante la presidenza di Hosni Mubarak.

I genitori di Mohamed Mostafa Abdou El Sayed, uno studente universitario di 19 anni ucciso dalle forze di sicurezza il 28 gennaio, sono stati affrontati da un agente di polizia accompagnato da un gruppo di malviventi di fronte alla loro abitazione di El Gomrok, un quartiere popolare di Alessandria. Si sono sentiti proporre denaro in cambio del ritiro della denuncia per la morte del figlio, presentata alla stazione di polizia di El Anfoushi e al procuratore generale di Alessandria. Sebbene intimoriti, hanno deciso di  andare avanti, presentando un’ulteriore denuncia per omicidio contro i poliziotti della stazione di polizia di El Gomrok al procuratore generale del Cairo.

Una delegazione di Amnesty International ha visitato Alessandria dal 20 al 22 febbraio riscontrando elementi per concludere che le forze di sicurezza hanno fatto ricorso a forza eccessiva, a volte letale, contro manifestanti la cui azione non costituiva una minaccia alla vita degli stessi agenti o di altre persone. Nelle manifestazioni, che hanno raggiunto il culmine il 28 gennaio, secondo fonti ospedaliere e di medicina legale sarebbero stati uccise almeno 54 persone. Per Amnesty International, il numero delle vittime è stato di almeno 80.

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