Egitto, necessario indagare sulle nuove violenze contro i manifestanti - Amnesty International Italia

Egitto, necessario indagare sulle nuove violenze contro i manifestanti

30 giugno 2011

Tempo di lettura stimato: 4'

Amnesty International ha sollecitato le autorità egiziane ad avviare un’indagine immediata e indipendente sull’operato delle forze di sicurezza nel corso delle manifestazioni che si stanno svolgendo nel centro del Cairo. I rappresentanti dell’organizzazione per i diritti umani, presenti nella capitale, hanno assistito mercoledì 29 giugno alle cariche contro i manifestanti in piazza Tahrir da parte degli agenti antisommossa, che hanno lanciato alla cieca gas lacrimogeni, preso a manganellate i manifestanti ed esploso colpi d’arma da fuoco. Alcuni manifestanti hanno lanciato sassi e anche bombe incendiarie.

Secondo il ministero della Salute e della popolazione, sono state ferite oltre 1000 persone, tra cui 40 agenti.

‘La mano dura fa tornare in mente le violenze di gennaio e fa venire i brividi circa l’incapacità delle autorità di gestire le proteste, alla luce della manifestazione di massa convocata per l’8 luglio. Occorre una riforma urgente delle forze di sicurezza, in modo che la popolazione possa iniziare ad avere fiducia nel suo operato’ – ha dichiarato Amnesty International.

Il 29 giugno, le forze di sicurezza avevano disperso con la forza i parenti delle vittime della ‘rivoluzione del 25 gennaio’, che manifestavano di fronte al Balloon Theater di Giza, sede di una commemorazione per le vittime. Le persone respinte dalla polizia stavano cercando di coinvolgere altre famiglie delle vittime in un sit-in in corso dal 24 giugno di fronte alla sede della televisione di stato.

Amal Shaker Mohamad Seliman, madre di Ahmed Zein Al Abidin, una delle vittime della ‘rivoluzione del 25 gennaio’, è stata arrestata e una volta all’interno della stazione di polizia di Al-Agouza, è stata insultata e presa a pugni. Uno dei suoi figli, Mohamed Zein Al Abidin, è stato picchiato da agenti in borghese e arrestato e rischia la corte marziale.

Le famiglie delle vittime e i gruppi a loro vicini sono amareggiati dalla conduzione dei processi nei confronti degli ex alti ufficiali e per il fatto che i funzionari di polizia di livello inferiore, sospettati di aver ucciso manifestanti, sono rimasti al loro posto.

Le proteste si sono estese a piazza Tahrir e nelle strade limitrofe al ministero dell’Interno.

Amnesty International ha potuto intervistare medici e persone ferite, tanto tra i manifestanti quanto tra le forze di sicurezza. I manifestanti recano segni di ferite alla schiena, alle braccia e agli occhi insieme a irritazioni causate dai gas lacrimogeni. Gli agenti mostrano bruciature e irritazioni, insieme a ferite alle gambe e alla testa, causate dal lancio di sassi.

Amnesty International è infine preoccupata per il rischio che i manifestanti arrestati in questi giorni affrontino un processo di fronte alle corti marziali. L’organizzazione per i diritti umani chiede che siano sottoposti a un giudizio equo di fronte a un tribunale civile oppure siano rilasciati.

Ascolta Hassiba Hadj Sahraoui di Amnesty International, da piazza Tahrir al Cairo.

 

La richiesta di libertà in Medio Oriente e Africa del Nord

 

Leggi il post ‘Egitto, torture e violenze allontanano la democrazia’ su Le persone e la dignità