Egitto: tenere a freno la polizia per impedire ulteriori spargimenti di sangue - Amnesty International Italia

Egitto: tenere a freno la polizia per impedire ulteriori spargimenti di sangue

30 luglio 2013

Tempo di lettura stimato: 14'

Aggiornamento: il 31 luglio, il governo egiziano ha conferito alle forze di sicurezza il mandato di porre fine a tutti i sit-in organizzati nella Grande Cairo in favore del deposto presidente Morsi. Questa decisione è, secondo Amnesty International,  una ‘ricetta per il disastro’ e rappresenta il via libera per compiere ulteriori violazioni. Approfondisci >>

 

Le prove che le forze di sicurezza hanno ancora una volta usato proiettili letali e ulteriore forza eccessiva mette in evidenza la necessità cruciale di riformare la polizia. Lo ha dichiarato Amnesty International, dopo un fine settimana di violenza durante il quale ci sono stati 90 morti.

Le forze di sicurezza hanno usato munizioni letali e gas lacrimogeni per disperdere i sostenitori del deposto presidente Morsi durante le manifestazioni di sabato 27 luglio, causando la morte di 80 persone. Altre 10 sono state uccise da colpi di arma da fuoco durante gli scontri di Alessandria.

‘L’ultimo bagno di sangue dovrebbe essere un campanello d’allarme per le autorità egiziane rispetto alla necessità di una riforma della polizia’ – ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Nord Africa di Amnesty International.

Il ministro dell’Interno ha negato l’uso di munizioni letali per disperdere le proteste del 27 luglio. Tuttavia, le dichiarazioni di manifestanti feriti e testimoni oculari nonché referti medici e video raccolti ed esaminati da Amnesty International, gettano seri dubbi sulla versione ufficiale degli eventi.

Sabato 27 luglio, 80 corpi sono arrivati all’obitorio Zeinhoum del Cairo. Le autopsie eseguite su 63 hanno rivelato che 51 persone erano morte a causa dei proiettili. Otto hanno riportato ferite da pallini da caccia e altri tre sono stati feriti da entrambi i tipi di proiettile. Solo un uomo è morto per fratture al cranio. I proiettili estratti da otto corpi erano proiettili di pistola 9 mm e cartucce da fucile.

Medici dell’ospedale dell’università di al-Hussein hanno detto che il 60 per cento dei pazienti ricoverati era stato colpito alle spalle.

‘Ancora una volta, le forze di sicurezza egiziane hanno fatto ricorso alla forza letale con completo disprezzo della vita umana. Le forze di sicurezza dovrebbero usare armi da fuoco solo in caso di imminente minaccia di morte o di grave ferimento’ – ha aggiunto Philip Luther.

Il ministro dell’Interno egiziano, Mohammed Ibrahim, ha dichiarato che sabato i manifestanti pro-Morsi avevano usato armi da fuoco e che le forze di sicurezza avevano inizialmente risposto ai tentativi dei manifestanti di bloccare il traffico. Non vi sono state vittime tra le forze di sicurezza.. Ore prima, Mohamed Ibrahim aveva avvertito che il principale sit-in pro-Morsi a Rabaa al-Adawiya sarebbe stato disperso.

Abdelrahman Koury,  un manifestante di 22 anni raggiunto da un colpo di arma da fuoco alle spalle la mattina di sabato, ha detto ad Amnesty International: ‘Le forze di sicurezza sparavano in continuazione… Sono sopravvissuto alla violenza di fronte alla sede della Guardia repubblicana (dove circa 50 sostenitori di Morsi erano stati uccisi l’8 luglio), ma questo era molto peggio.  Le persone continuavano a cadere intorno a me’.

Un ragazzo di 14 anni di Fayoum è stato raggiunto alle spalle da pallini da caccia nei pressi dell’area del mausoleo del Milite ignoto. Ha detto di aver visto uomini vestiti di nero in tenuta antisommossa sparare contro i manifestanti.
Una fotografia vista da Amnesty International mostra un uomo in uniforme da poliziotto che punta un fucile da assalto AK-47 contro i manifestanti pro-Morsi.

Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di allineare la normativa che disciplina l’operato delle forze di sicurezza agli standard internazionali sui diritti umani.

‘Le forze di sicurezza non possono continuare a operare in un clima di totale impunità. Il nuovo governo deve dare priorità alle riforme lungamente attese nel settore della sicurezza. Il modo in cui vengono gestite le proteste deve cambiare per prevenire ulteriori spargimenti di sangue. Come primo passo, le autorità egiziane devono dare istruzioni chiare alle forze di sicurezza di astenersi dall’uso sproporzionato della forza’ – ha detto Amnesty International.

Oltre alle notizie di violazioni da parte delle forze di sicurezza contro i sostenitori di Morsi, ve ne sono altre secondo le quali sostenitori di Morsi hanno fatto prigionieri e torturato persone ritenute ostili al deposto presidente.

Amnesty International teme per la sicurezza di tre uomini, descritti dai sostenitori di Morsi come ‘teppisti’ e catturati sabato. Non è noto dove  siano detenuti. Il personale dell’obitorio del Cairo ha detto che da quando la violenza politica è iniziata il mese scorso, otto corpi portavano i segni di tortura; questi venivano tutti dalla zona dei sit-in pro-Morsi. Alcuni avevano le unghie strappate.

Tre delle vittime sono state trovate nelle vicinanze della piazza Rabaa al-Adawiya e due nel Giardino Oumran, vicino al sit-in pro-Morsi fuori all’università del Cairo. Altri tre corpi, con simili segni di tortura sono stati trovati in un cassonetto dell’immondizia a Giza. Domenica, due persone sono state trovate in un altro cassonetto dell’immondizia nei pressi del sit-in di piazza Rabaa al-Adawiya. Una aveva braccia e gambe spezzate, occhi gonfi e contusioni sul petto, è morta poco dopo. Non aveva con se documenti di identità. L’altra era bendata, aveva segni di accoltellamento sul collo e in testa e sanguinava abbondantemente.

Ulteriori informazioni

La violenza è scoppiata intorno alle 22:45 di venerdì 26 luglio su viale Nasr, vicino all’incrocio con il ponte 6 Ottobre, quando la polizia e la forza centrale di sicurezza (la polizia antisommossa), hanno lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti che si avvicinavano al ponte, spingendoli ad est lungo il viale Nasr verso il maggiore sit-in pro-Morsi nella piazza Rabaa al-Adawiya.

L’incrocio tra viale Nasr e il ponte 6 Ottobre è a circa 1.75 km a ovest della piazza. I manifestanti hanno detto ad Amnesty International che, a causa del crescente numero di partecipanti, sono usciti dalla loro solita area di protesta e si sono diretti verso viale Nasr; alcuni hanno camminato verso il ponte 6 Ottobre.

Secondo la maggior parte dei racconti dei manifestanti, sono stati impiegati quattro veicoli armati e forze di sicurezza a piedi. Le testimonianze dei manifestanti, così come la documentazione filmata, hanno confermato la presenza di uomini in abiti civili che aiutavano le forze di sicurezza ad attaccare i manifestanti pro-Morsi. Secondo i manifestanti, la maggior parte degli uomini in abiti civili lanciava pietre. Alcuni erano anche armati di lame.

Lo staff del vicino ospedale ha confermato che i primi feriti sono arrivati intorno alle 23. La maggior parte accusava effetti di gas lacrimogeni, alcuni avevano ferite da pallini da caccia. Le prime vittime di munizioni letali hanno cominciato ad arrivare intorno all’1:30. I manifestanti hanno raccontato di aver cercato di bloccare l’avanzata delle forze di sicurezza e dei veicoli armati verso piazza Rabaa al Adawiya, l’area in cui c’era il maggiore sit-in, costruendo barricate su viale Nasr con pietre divelte dai marciapiedi e lanciando sassi verso di loro. Prove video mostrano l’utilizzo di armi letali da parte di almeno uno dei manifestanti pro-Morsi.

Gli scontri sono andati avanti per ore, soprattutto intorno all’università di al-Azhar, viale Nasr e il mausoleo del Milite ignoto, più giù nella stessa strada. Secondo i manifestanti, le forze di sicurezza e gli uomini in borghese hanno usato i campi dell’università di al-Azhar come base da cui sparare. La situazione è ulteriormente degenerata verso le 2 con scontri che sono continuati fino alle 9 di sabato 27. Il più alto numero di morti è stato registrato tra le 6 e le 7, a quanto pare quando il numero di manifestanti pro-Morsi è aumentato e  alcuni di loro hanno tentato di avanzare su viale Nasr in direzione del ponte 6 Ottobre. Le forze di sicurezza hanno risposto con una pesante sparatoria.

Alaa Mostafa ha raccontato ad Amnesty International di aver visto per l’ultima volta suo fratello, padre di tre figli, verso le 6:30 al mausoleo del Milite ignoto. Poche ore dopo, Alaa ha ritrovato il corpo nell’obitorio dell’ospedale Health Insurence di Nasr City.

Quando Amnesty International ha visitato l’ospedale la mattina del 27 luglio, c’erano 21 corpi, arrivati tra l’1:30 e le 7:20, sistemati su materassi nell’obitorio dell’ospedale. Secondo i medici, erano tutti morti a causa di ‘arma da fuoco’. Altri 10 corpi erano stati portati nell’ospedale universitario di Al-Hussein, la maggior parte tra le 6 e le 7, secondo quanto dichiarato dal personale medico, che ha affermato che il 60 per cento delle ferite registrate erano state inflitte alle spalle.

Anas Ali Mohamed Ali ha affermato che il suo fratello minore Abdel Nasser, un lavoratore 33enne padre di quattro figli di Behira, è stato ucciso da colpi di proiettile al petto intorno alle 6 mentre era lontano dagli scontri. Anas Ali sostiene di essere stato ferito da pallini da caccia al braccio e al petto, mentre costruiva una barricata di pietre. Anas ha presentato una denuncia alla polizia in cui accusa il ministro dell’Interno e della Difesa di aver ucciso suo fratello.

Mohamed Taha, uno studente di medicina volontario all’ospedale da campo di Rabaa al-Adawiya, ha raccontato ad Amnesty International: ‘Alle 22:45 circa abbiamo cominciato a ricevere i primi pazienti che soffrivano gli effetti dei gas lacrimogeni. Intorno alla mezzanotte è arrivata una donna sconvolta affermando che si stavano utilizzando proiettili letali. Ho deciso di andare più vicino alla zona degli scontri per aiutare. Indossavo ancora il mio camice bianco, avevo i guanti e il necessario per il primo soccorso. Sono arrivato alla nostra prima barricata; c’erano in tutto sei uomini. In quella fase noi (i manifestanti pro-Morsi) eravamo poco prima del palco (dall’altra parte della strada rispetto al mausoleo). A circa 50 metri su viale Nasr potevo vedere polizia antisommossa e criminali (uomini in abiti civili), e dietro di loro  (la polizia anti sommossa) veicoli armati. C’era moltissimi gas lacrimogeni e noi dovevamo indietreggiare, prendere il respiro e avanzare di nuovo. Era davvero buio e si faceva fatica a vedere…’

‘Molte persone sono state uccise tra le 6 e le 7 mentre avanzavamo ulteriormente verso l’università di al-Azhar. Cadevano una dopo l’altra. Ho portato sulle mie spalle almeno 10 persone ferite. Venivano poi sistemate su ambulanze, moto o automobili e portate negli ospedali. Anche io sono stato colpito alla spalla verso le 7.30’.

Manifestanti hanno affermato che forze armate stavano di guardia al palco davanti al mausoleo, ma non sono intervenute. Solo un piccolo gruppo di manifestanti ha riferito che i soldati hanno sparato proiettili in aria a scopo di avvertimento quando la polizia antisommossa si è avvicinata al mausoleo.  Considerando un gruppo campione  tra i morti, la maggior parte delle vittime proverrebbe da villaggi e governatorati fuori dal Cairo tra cui Behira, Alessandria, Assiout e Fayoum.

Manifestanti pro-Morsi hanno raccontato ad Amnesty International di aver catturato, durante le violenze del 27 luglio sul viale Nasr, tre ‘teppisti’, riferendosi agli uomini in abiti civili che spalleggiavano le forze di sicurezza, e di averli portati all’ospedale da campo di Rabaa al-Adawiya. Amnesty International è preoccupata per la loro sicurezza a causa dei resoconti e delle testimonianze dirette dell’uso di tortura da parte dei sostenitori di Morsi contro i loro presunti oppositori.