Egitto, uso eccessivo della forza durante le proteste del 6 ottobre - Amnesty International Italia

Egitto, uso eccessivo della forza durante le proteste del 6 ottobre

13 ottobre 2013

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Le prove raccolte da Amnesty International attraverso testimoni oculari, personale medico e manifestanti feriti suggeriscono che le forze di sicurezza abbiano usato proiettili veri per disperdere le manifestazioni, largamente pacifiche, tenutesi in Egitto il 6 ottobre.

Solo al Cairo, almeno 49 persone sono state uccise e centinaia ferite quando le forze di sicurezza hanno usato una forza eccessiva e non necessaria per disperdere i sostenitori del deposto presidente Morsi. Secondo le testimonianze oculari, in alcuni casi le forze di sicurezza sono rimaste a guardare mentre uomini in abiti civili muniti di coltelli, spade o armi da fuoco hanno attaccato i manifestanti o si sono scontrati con essi.

Le forze di sicurezza sono clamorosamente mancate al dovere di evitare perdite di vite umane. In diversi casi, manifestanti non violenti o semplici passanti sono finiti in mezzo alla violenza‘ – ha dichiarato Hassiba Hasj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Sebbene alcuni manifestanti avessero lanciato pietre, bruciato pneumatici e lanciato ordigni incendiari contro le forze di sicurezza e gli abitanti, le forze di sicurezza hanno ancora una volta fatto ricorso alla forza letale quando non era strettamente necessario. L’uso eccessivo della forza pare essere diventato il normale modus operandi delle forze di sicurezza egiziane‘ – ha aggiunto Sahraoui.

Sulla base delle norme e degli standard del diritto internazionale, le forze di sicurezza devono astenersi dall’uso delle armi da fuoco, salvo nel caso di un imminente minaccia di morte o di ferimento grave.

Amnesty International ha chiesto l’apertura di un’indagine esauriente, imparziale e indipendente sui fatti del 6 ottobre.

Nessun agente delle forze di sicurezza è rimasto ucciso nel corso delle violenze.

Il 6 ottobre le forze di sicurezza hanno esploso gas lacrimogeni e proiettili veri per impedire alle marce pro-Morsi di raggiungere piazza Tahrir, dove erano in corso manifestazioni in favore delle forze armate per commemorare il 40esimo anniversario della guerra con Israele.

Nell’episodio più sanguinoso, nel quartiere di Dokki, le forze di sicurezza hanno impedito ai manifestanti di raggiungere un ponte che portava verso piazza Tahrir, uccidendo 30 di essi. Secondo testimoni oculari, uomini armati in abiti civili hanno attaccato i manifestanti, accoltellando alcuni di essi mentre le forze di sicurezza stavano a guardare. Secondo le autopsie, 27 persone sono state uccise da proiettili veri e le altre tre a seguito di ferite da pallini da caccia.

All’ospedale Ibn Sina, i rappresentanti di Amnesty International hanno visto cinque corpi lasciati, ore dopo gli scontri, sul pavimento dell’ingresso. Un giovane con le scarpe sporche di sangue ha raccontato di aver portato a braccia molti manifestanti feriti fino all’ospedale.

Amnesty International ha inoltre incontrato almeno cinque persone colpite agli occhi dai pallini da caccia e rimaste parzialmente o totalmente prive di vista. Tra loro, un disoccupato padre di due figli colpito a Dokki mentre stava uscendo da una moschea. Questo è il suo racconto:

Lì fuori c’era il caos. C’era una gran quantità di gas lacrimogeno e gli uomini del ministero dell’Interno sparavano ai manifestanti. Con loro c’erano anche uomini in abiti civili. Ero in preda al panico e cercavo una via di fuga quando mi hanno colpito alla testa coi pallini da caccia. Non c’erano ambulanze, è passato un uomo su una motocicletta e mi ha portato all’ospedale. Non ho soldi per le cure mediche e ora come faccio a trovare un lavoro e a dar da mangiare alla mia famiglia?

Altre testimonianze hanno descritto scene di enorme caos:
Siamo finiti sotto una pioggia di proiettili veri e pallini da caccia. Poi ci hanno attaccato i teppisti (gli uomini in abiti civili). Infine, tutti insieme: polizia, soldati e teppisti…

Molti manifestanti, tra cui un uomo ferito allo stomaco da un proiettile, hanno attaccato la folla dalle strade laterali, in modo apparentemente coordinato.

Altri 16 manifestanti sono stati uccisi nei pressi di piazza Ramsis, quando le forze di sicurezza hanno attaccato un altro corteo pro-Morsi che cercava di raggiungere piazza Tahrir. Tra i feriti, uno studente di 16 anni colpito a un braccio e a una gamba, che ha raccontato: ‘Un proiettile mi ha attraversato e ha colpito un uomo che era dietro di me’.

Questo è il racconto di un’altra manifestante: ‘L’aria era piena di gas lacrimogeni e i pallini schizzavano da ogni parte. La gente cercava di fuggire e le forze di sicurezza l’inseguiva. Intorno a noi c’erano persone che cadevano a terra’.

‘Le forze di sicurezza egiziane vantano un raccapricciante primato quanto all’uso di una forza sproporzionata durante le proteste. Il profondo disprezzo delle autorità per gli standard internazionali sull’uso legittimo della forza lascia intendere che sono intenzionate a stroncare i sostenitori di Morsi a ogni costo’ – ha commentato Sahraoui.

Ad agosto, almeno 1000 persone erano state uccise quando le forze di sicurezza sgomberarono sit-in e altre proteste pro-Morsi.

Prima del 6 ottobre, le autorità egiziane avevano ammonito che chi avesse protestato contro l’esercito in quell’occasione avrebbe costituito una minaccia alla sicurezza nazionale e non sarebbe stato considerato attivista.

‘Queste parole hanno dato di fatto alle forze di sicurezza semaforo verde per compiere violazioni contro i manifestanti. Le autorità egiziane devono garantire che le loro dichiarazioni non finiscano per approvare l’uso eccessivo della forza ed evitare che vi siano ulteriori inutili spargimenti di sangue’ – ha concluso Sahraoui.

Centinaia di persone sono state arrestate durante e dopo le violenze. Amnesty International teme che alcune di esse stessero semplicemente esercitando il loro diritto alla libertà di espressione e di manifestazione. Tutte le persone arrestate, ha chiesto l’organizzazione per i diritti umani, dovranno essere incriminate per un reato effettivo o rilasciate. Alcuni detenuti sono stati posti in centri non ufficiali di detenzione, come i campi della polizia antisommossa, e a molti è stato impedito l’accesso a familiari e avvocati.

Amnesty International ha sollecitato le autorità egiziane ad assicurare che tutte le persone in custodia abbiano immediato accesso ad avvocati, familiari e cure mediche eventualmente necessarie.

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FINE DEL COMUNICATO              Roma, 14 ottobre 2013

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