Elezioni presidenziali in Iran tra violazioni dei diritti umani e malcontento - Amnesty International Italia

Elezioni presidenziali in Iran tra violazioni dei diritti umani e malcontento

11 giugno 2009

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(12 giugno 2009)

Le elezioni presidenziali di oggi, 12 giugno, si svolgeranno in un clima di discriminazione, repressione violenta sempre maggiore del dissenso.

Nella tornata di queste decime elezioni presidenziali, da cui sono state escluse le donne candidate, il paese ha visto arresti arbitrari e maltrattamenti di attivisti e membri delle comunità minori, censura, attacchi suicidi e armati.

Amnesty International ha accolto con favore l’impegno preso da alcuni candidati durante la campagna elettorale per affrontare la questione dei diritti delle donne e il problema delle minoranze etniche e delle persone povere. ‘Gli sforzi degli attivisti per i diritti delle donne hanno costretto a includere questo tema nel dibattito, a volte a costo della libertà‘ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. ‘Tutti i candidati dovrebbero prestare ascolto alla loro richiesta di uguaglianza e rendere prioritaria la fine della discriminazione‘.

Un’altra questione, sulla quale il futuro presidente deve intervenire con urgenza, è l’esecuzione di giovani per crimini commessi quando erano minorenni. ‘Almeno 139 giovani si trovano nel braccio della morte in Iran‘ – ha aggiunto Hassiba Hadj Sahraoui. ‘L’oltraggio dopo l’esecuzione della giovane pittrice Delara Darabi, il dibattito nel paese e le iniziative della società civile per porre fine a tale pratica ripugnante devono essere oggetto di azione decisa da parte del nuovo presidente.’

L’organizzazione per i diritti umani ha espresso preoccupazione per il processo di selezione dei candidati alle elezioni in Iran, che comprende il vaglio dei candidati da parte del Consiglio dei Guardiani per ‘assicurare la loro idoneità alla residenza’.

In una dichiarazione del 15 maggio, Amnesty International ha sollecitato il Consiglio dei Guardiani ad assicurare che nessun candidato fosse escluso in base a origine etnica, colore, sesso, lingua, religione, origine sociale, opinioni politiche o di altro genere e che nessuna delle 42 donne, registratesi per candidarsi alla carica, venisse scartata sulla sola base del sesso. Tuttavia, tutti i candidati, tranne quattro, sono stati esclusi e tra questi tutte le donne. I restanti quattro candidati sono: l’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad; l’ex portavoce del parlamento Mehdi Karroubi; Mohsen Rezai, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie e attuale segretario del Consiglio della opportunità e Mir Hossein Mousavi, Primo ministro durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80.

Durante la campagna elettorale gli iraniani hanno subito la censura; le autorità hanno bloccato l’accesso al social network Facebook e il 23 maggio, per breve tempo, anche a Twitter. I candidati e i loro sostenitori opposti all’attuale presidente Ahmadinejad stavano utilizzando i siti web per diffondere informazioni sulla loro campagna. Sorpresi dalle proteste, le autorità hanno sbloccato l’accesso a Facebook dopo tre giorni.

Nel periodo pre-elettorale Amnesty International ha ricevuto rapporti e resoconti che riferivano di ondate di arresti e intimidazioni che prendevano di mira in particolare membri delle comunità religiose ed etniche minori, tra cui i Baha’i, studenti, sindacalisti e attivisti per i diritti delle donne.

Almeno due studenti dell’Università Amir Kabir, arrestati nel febbraio 2009, sono detenuti senza processo da parte del ministero dei Servizi segreti nella Sezione 209 della prigione di Evin, a Teheran. Altri studenti arrestati con loro e in seguito rilasciati, hanno dichiarato di essere stati torturati durante la detenzione.

Jelveh Javaheri, arrestata il 1° maggio 2009 insieme ad altre 20 persone, è ancora in detenzione; è membro della Campagna un milione di firme – meglio nota come Campagna per l’uguaglianza- che sta raccogliendo firme di cittadini iraniani in calce a un petizione per chiedere eguali diritti per le donne in Iran. La maggioranza degli attivisti – tra i quali il marito di Jelveh Javaheri, il giornalista Kaveh Mozaffari – è stata arrestata nel parco Laleh a Teheran nel corso della celebrazione della Giornata dei lavoratori, ma Jelveh Javaheri è stata arrestata a casa senza che fosse stato spiccato un mandato di arresto, mentre ufficiali della sicurezza giungevano con suo marito per perquisire la casa. Da allora è stata accusata di ‘agire contro la sicurezza nazionale attraverso l’adesione alla Campagna per un milione di firme e con lo scopo di attentare all’ordine e alla sicurezza pubblici.’

Imprigionando persone solo per avere espresso il loro dissenso, le autorità iraniane stanno soffocando il dibattito pubblico che è un prerequisito delle elezioni. I cittadini dovrebbero essere in grado di esprimere liberamente lamentele e richieste in modo che i candidati diano loro delle risposte‘ – ha affermato Hassiba Hadj Sahraoui.

Tutti gli individui e i gruppi dovrebbero avere la possibilità di esercitare liberamente i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e assemblea, anche in quei modi che dissentono dalle politiche e dalle pratiche dello stato, nella fase pre-elettorale‘ – ha concluso Hassiba Hadj Sahraoui.

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