Eritrea: rilasciare 11 prigionieri di coscienza detenuti da 10 anni! - Amnesty International Italia

Eritrea: rilasciare 11 prigionieri di coscienza detenuti da 10 anni!

15 settembre 2011

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Amnesty International ha nuovamente sollecitato le autorità eritree a rilasciare immediatamente e senza condizioni 11 importanti esponenti politici, tra cui tre ex ministri, detenuti incommunicado senza accusa dal 18 settembre 2001.

Al momento dell’arresto, queste 11 persone, che avevano ricoperto importanti ruoli politici e militari durante i 30 anni della guerra d’indipendenza dall’Etiopia, facevano parte del Consiglio centrale del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (Fpdg). Insieme ad altri quattro parlamentari, avevano formato il Gruppo dei 15 (G-15) e avevano pubblicato una lettera aperta al presidente Isaias Afewerki chiedendo l’avvio di un ‘dialogo democratico’. Dei quattro parlamentari, tre sono riusciti a evitare l’arresto e sono fuggiti dal paese, un quarto ha ritirato il sostegno al G-15.

Secondo il governo eritreo, gli 11 uomini hanno commesso crimini ‘contro la sicurezza della nazione’.

Questo anniversario è un drammatico memento del completo disprezzo del presidente Afewerki per quel diritto fondamentale che è la libertà d’espressione. Da oltre 10 anni, ha brutalmente soppresso ogni legittima critica nei confronti del governo‘ – ha dichiarato Michelle Kagari, vicedirettrice per l’Africa di Amnesty International. ‘I 10 anni di detenzione incommunicado violano numerosi diritti sanciti dalle leggi eritree e dalle norme internazionali‘.

In questi 10 anni, le autorità eritree hanno sempre rifiutato di rendere noto alle famiglie dove si trovino i detenuti e quali siano le loro condizioni di salute. Hanno rimandato al mittente ogni richiesta di incriminarli formalmente e sottoporli a un processo equo. Non hanno neanche confermato o smentito le notizie secondo le quali nove di essi sarebbero morti.

La detenzione incommunicado aumenta il rischio di subire maltrattamenti e torture, così come quello di non ricevere cure mediche adeguate.

Le condizioni di prigionia in Eritrea sono note per essere durissime. I prigionieri sono tenuti in celle sotterranee o in container di metallo, esposti alle temperature estreme del deserto. Le malattie fisiche e mentali sono diffuse.

A 10 anni di distanza dall’arresto, Amnesty International continua a chiedere il rilascio immediato degli 11 prigionieri di coscienza. La loro detenzione incommunicado all’infinito deve cessare, devono avere accesso a medici e avvocati e le famiglie devono essere informate sulla loro situazione‘ – ha aggiungo Kagari.

Tra gli 11 detenuti c’è Aster Fissehatsion, veterana di guerra e importante esponente del Fronte di liberazione del popolo eritreo. Del gruppo fanno parte anche l’ex marito di Fissehatsion, Mahmoud Ahmed Sheriffo (già vicepresidente e ministro degli Esteri), nonché Haile Woldetensae e Petros Solomon (a loro volta ex ministri degli Esteri).

Nei mesi successivi all’arresto degli 11 esponenti del G-15, ci fu un violento giro di vite contro giornalisti, dissidenti e altre persone che avevano espresso critiche nei confronti del governo. Migliaia di prigionieri politici languono nelle carceri del paese e di molti di essi non è noto neanche il luogo di detenzione.

In questi ultimi 10 anni le autorità eritree hanno ripetutamente fatto ricorso ad arresti arbitrari, condanne a torture per stroncare l’opposizione Il presidente Afewerki e il partito unico al potere, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, esercitano un controllo totale sullo stato. Non sono consentiti partiti d’opposizione, mezzi d’informazione indipendenti e organizzazioni della società civile.