Escalation del conflitto nell'Ucraina orientale, numerosi morti tra i civili - Amnesty International Italia

Escalation del conflitto nell’Ucraina orientale, numerosi morti tra i civili

25 gennaio 2015

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A seguito della nuova escalation del conflitto nelle regioni orientali dell’Ucraina, Amnesty International ha rinnovato l’appello alle due parti affinché proteggano la popolazione civile.

La scelta di usare zone densamente popolate come basi di lancio degli attacchi dei separatisti filorussi e la risposta delle forze pro-Kiev contro quelle zone stanno ponendo in grande pericolo la vita dei civili. Lanciare azioni militari da zone abitate e rispondere con attacchi indiscriminati sono violazioni delle norme di guerra di cui la popolazione civile sta pagando un duro prezzo‘ – ha dichiarato Denis Krivosheev, vicedirettore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

La mattina del 22 gennaio, un colpo di mortaio ha centrato un filobus nel centro di Donetsk, città controllata dalle forze separatiste filorusse, provocando oltre 10 morti. I filorussi hanno accusato le forze pro-Kiev, che hanno negato ogni responsabilità e ribaltato l’accusa. È possibile che l’obiettivo dell’attacco fosse un’ex base militare sovietica, a 500 metri di distanza, usata dai gruppi separatisti. Poche ore prima le forze pro-Kiev avevano ammesso che i gruppi separatisti avevano ripreso il controllo dell’aeroporto cittadino. In precedenza, sul luogo dell’attacco, i filorussi costretto a sfilare di fronte alla folla una quindicina di combattenti pro-Kiev fatti prigionieri.

Il 18 gennaio le forze armate ucraine hanno ricevuto l’ordine di attaccare pesantemente le posizioni dei separatisti filorussi nell’est del paese nel tentativo, poi non riuscito, di riprendere il pieno controllo dell’aeroporto di Donetsk e delle zone circostanti. In precedenza, le forze filorusse avevano ignorato l’ultimatum di lasciare l’aeroporto e avevano attaccato le postazioni dell’esercito ucraino. La mattina del 18, come mostrato dai video pubblicati in rete, le forze filorusse hanno aperto il fuoco usando sistemi di lancio di razzi collocati nelle zone abitate di Donetsk. Gli abitanti di Horlivka, un altro centro controllato dai separatisti a 40 chilometri di distanza da Donetsk, hanno riferito di razzi provenienti dal centro della città. Qui, la risposta dell’artiglieria dell’esercito di Kiev ha causato la morte di due civili.

Sempre il 18 a Vuhlehirsk, una città a 60 chilometri da Donetsk controllata dalle forze pro-Kiev, un colpo d’artiglieria ha centrato un’abitazione provocando la morte di due fratelli di sette e 16 anni e il ferimento di una bambina di otto anni, cui si è dovuto amputare una gamba. La mattina del 19 altri tre civili sono morti a Debaltseve, un importante nodo ferroviario controllato dalle forze pro-Kiev, a seguito di un attacco delle forze filorusse che ha causato anche 10 feriti.

Il recente uso di aree densamente popolate per lanciare operazioni militari e l’impiego di armi esplosive imprecise contro i centri abitati è la replica di quanto già visto da Amnesty International nelle sue missioni di ricerca nell’Ucraina orientale a settembre, ottobre e dicembre del 2014.
L’escalation del conflitto ha fatto seguito all’attacco contro un pullman, avvenuto il 13 gennaio nei pressi di Volnovakha, che ha provocato 12 morti e 16 feriti.

Il mezzo stava passando attraverso un posto di blocco militare controllato dalle forze filogovernative. Poco dopo l’attacco, i siti dei gruppi separatisti hanno riferito che il posto di blocco era stato distrutto ma un alto rappresentante dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk ha dichiarato che l’artiglieria dei gruppi separatisti non era stata in grado di colpire l’obiettivo.

Dal settembre 2014, nell’Ucraina orientale, sarebbe in vigore un cessate il fuoco. Da allora, tuttavia, almeno 1400 persone – tra cui molti civili – sono state uccise in un crescendo di azioni reciproche di rappresaglia. Il numero dei morti nel conflitto scoppiato nel 2014 è di circa 5000.