Esce in Italia 12 anni schiavo - Amnesty International Italia

Esce in Italia 12 anni schiavo

2 marzo 2014

Tempo di lettura stimato: 5'

Giovedì 20 febbraio esce in Italia, patrocinato da Amnesty International Italia, “12 anni schiavo”, un film di Steve McQueen (BIM DISTRIBUZIONE) che racconta la storia di Solomon Northup, che nel 1841, da uomo libero, si ritrova schiavo in Louisiana.

Questa storia si collega a quella di tanti uomini e tante donne il cui lavoro è sfruttato in condizioni estreme. E questo accade ancora nel XXI secolo, in molti paesi.

Ad esempio in Mauritania, ad esempio, oltre il 20 per cento della popolazione sarebbe asservito; nei paesi dell’Asia meridionale, milioni di persone (bambini inclusi) lavorano per pagare debiti di famiglia, spesso in condizioni di estremo pericolo e in impieghi usuranti. In Qatar, dei 1.400.000 lavoratori migranti che vi risiedono, molti vivono situazioni di vero e proprio lavoro forzato, impossibilitati a lasciare il paese.

In Italia, la situazione nel settore agricolo è preoccupante, con diverse forme di sfruttamento e dei lavoratori migranti impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei.

Approfondimenti

Qatar
© Shaival Dalal
© Shaival Dalal

In Qatar risiedono 1.400.000 lavoratori migranti, quasi tutti provenienti dall’Asia meridionale e sudorientale e attirati dalla richiesta di manodopera per l’organizzazione dei campionati mondiali di calcio del 2022.

Amnesty International ha riscontrato assenza di controlli sulla sicurezza; mancato pagamento dei salari; condizioni abitative sconcertanti (alloggi squallidi e sovraffollati, senza aria condizionata, circondati da rifiuti e da fosse biologiche scoperte e in diversi casi privi di acqua potabile); turni di lavoro di 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana, anche durante il torrido periodo estivo; i crudeli effetti del sistema dello “sponsor” – che impedisce ai lavoratori migranti di lasciare il paese o di cambiare impiego senza il permesso del loro datore di lavoro -; lavoratori costretti di fronte a funzionari del governo a dichiarare falsamente di aver ricevuto il salario per riavere indietro i passaporti e poter così lasciare il paese.

Di fronte a debiti crescenti e impossibilitati a sostenere economicamente le famiglie a casa, molti lavoratori migranti maturano gravi disturbi psicologici e in alcuni casi arrivano sull’orlo del suicidio.

Gli standard emanati dal governo l’11 febbraio 2014, ammesso che saranno applicati, riguarderanno una piccola parte dei lavoratori migranti, ossia quelli impiegati nella costruzione degli impianti sportivi.

Italia

Le ricerche di Amnesty International sul settore agricolo in Italia hanno evidenziato una situazione assai preoccupante. Alla fine del 2012, l’organizzazione ha denunciato gravi forme di sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dall’Africa del Nord e dall’Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta. Essi ricevono paghe inferiori di circa il 40 per cento, a parità di lavoro, rispetto al salario italiano minimo e lavorano un maggior numero di ore.

L’introduzione del reato di “ingresso e soggiorno illegale”, ha reso impossibile per i lavoratori migranti chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva, per molti di loro, era che se avessero denunciato lo sfruttamento sarebbero stati arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare.

Hong Kong

A Hong Kong migliaia di donne indonesiane, vittime del traffico di esseri umani, lavorano in condizioni di sfruttamento o vera e propria schiavitù come collaboratrici domestiche: sono sottoposte a orari massacranti, sottopagate, vittime di violenza sessuale e impossibilitate a uscire dall’abitazione in cui prestano servizio.

Mauritania
La Mauritania, ha il triste primato di aver abolito la schiavitù poco più di 30 anni fa (1981), ma non nella pratica. Si stima che oltre il 20 per cento della popolazione (il gruppo etnico harratin) sarebbe asservito, totalmente o parzialmente. Le organizzazioni anti-schiavitù vengono perseguitate dalle autorità e i loro leader spesso imprigionati.