Espulsioni basate su prove segrete, Romania condannata dalla Corte europea dei diritti umani - Amnesty International Italia

Espulsioni basate su prove segrete, Romania condannata dalla Corte europea dei diritti umani

15 Ottobre 2020

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La sentenza della Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha stabilito che il governo di Bucarest ha agito in maniera illegittima deportando due cittadini pakistani che risiedevano legalmente in Romania, sulla base di prove secretate esaminate solo dal governo e dagli organi del tribunale. Commentando tale notizia, Simon Crowther, consulente legale di Amnesty International ha dichiarato:

Questi uomini vivevano legalmente in Romania quando, per ragioni che non sono mai state ufficialmente rese note, è stato loro ordinato di lasciare il paese. Oggi è stata fatta giustizia, ma con almeno 10 anni di ritardo, dal momento che le prove sono state tenute segrete fino alla loro eliminazione nel 2012“.

Sfortunatamente, la Romania non è la sola a condurre delle udienze basate su prove segrete. Troppi sono i governi che allontanano le persone utilizzando informazioni che né le persone imputate né i loro avvocati hanno visto o hanno potuto impugnare in maniera adeguata. Ciò comporta un alto rischio di ingiustizie e persino torture e maltrattamenti se la persona viene mandata in un paese in cui esiste questo rischio“.

I procedimenti in cui tutti a eccezione del governo vengono esclusi non sono equi perché intralciano la giustizia. In questi procedimenti, agli avvocati e ai loro clienti viene negato l’accesso alle prove, che non possono pertanto essere impugnate in maniera adeguata. Amnesty International chiede di mettere fine all’uso di prove secretate nei processi in cui le persone sono accusate di reati“.

Ulteriori informazioni

 Amnesty International ha preso parte a questo caso davanti alla Grande camera della Cedu sul diritto ad equi processi in materia di immigrazione. Il procedimento avrà degli effetti sull’utilizzo di prove secretate nelle aule di tribunale di tutta l’Europa.

La Corte ha dichiarato che nei procedimenti in materia di immigrazione le persone hanno il diritto di conoscere il contenuto dei documenti e delle informazioni su cui si basa il governo. Ha stabilito che quando sono necessarie delle restrizioni per proteggere la sicurezza nazionale esse devono essere accompagnate da misure di protezione sufficienti, affinché tali procedimenti possano essere considerati equi.

Comunicato stampa della Cedu sulla sentenza