Etiopia: l’Unione africana convochi una sessione d’emergenza

2 Ottobre 2026

Photo by AFP via Getty Images.

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International ha esortato l’Unione africana a convocare una sessione d’emergenza sulla situazione in corso nell’Etiopia settentrionale, mentre continua a estendersi il nuovo conflitto armato scoppiato il 21 settembre nel Tigré e in alcune zone delle regioni di Afar e Amhara.

Dall’inizio dei nuovi combattimenti, l’organizzazione ha proseguito a ricevere segnalazioni attendibili sulla distruzione di beni civili a seguito di bombardamenti e attacchi aerei, sull’intensificazione dell’arruolamento forzato e su altri atti che potrebbero costituire violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani.

“Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana non può attendere che si verifichino atrocità di massa o che aumenti drasticamente il numero delle vittime civili prima di inserire all’ordine del giorno la situazione in Etiopia, il paese che ospita la sua sede. L’Unione africana, che è stata tra i garanti dell’accordo sul cessate il fuoco ormai di fatto venuto meno, deve imparare dagli errori del passato, attivare con urgenza i propri meccanismi di risposta e mobilitare gli stati membri prima che sia troppo tardi”, ha dichiarato Tigere Chagutah, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale.

“Il primo passo deve essere la convocazione immediata, da parte del Consiglio per la pace e la sicurezza, di una sessione d’emergenza sulla situazione in Etiopia. Si tratta di un intervento particolarmente urgente, considerati i crescenti timori che il conflitto possa estendersi a livello regionale”, ha proseguito Chagutah.

Da quando sono iniziati, una settimana fa, i combattimenti tra, da una parte, le forze tigrine e i loro alleati, comprese le forze Fano dell’etnia amhara, e, dall’altra, le Forze di difesa nazionale etiopi (Endf) e i loro alleati, si sono notevolmente intensificati nel Tigré meridionale, nell’Amhara settentrionale e nell’Afar occidentale. Oltre all’ampio ricorso ad armamenti pesanti, la ripresa delle ostilità ha comportato un’intensificazione degli attacchi aerei in tutto il Tigré, anche nella città di Axum e nel capoluogo di regione, Mekelle.

Amnesty International è particolarmente allarmata dalle notizie secondo cui infrastrutture civili, tra cui diverse scuole, sarebbero state danneggiate o colpite durante gli attacchi aerei. Secondo quanto riferito, i combattimenti con armi pesanti nelle città di Maychew e Alamata e nelle aree circostanti hanno causato vittime tra la popolazione civile e messo ulteriormente a rischio infrastrutture civili essenziali. L’interruzione dei servizi di comunicazione in tutto il Tigré e in alcune zone delle regioni di Afar e Amhara, insieme alle crescenti restrizioni imposte dal governo etiope allo spazio civico, desta grave preoccupazione per il rischio che possano essere commesse gravi violazioni dei diritti umani lontano da qualsiasi controllo e senza possibilità di monitoraggio indipendente.

“L’interruzione delle comunicazioni nelle zone colpite dal conflitto è una prassi ampiamente documentata nei conflitti armati in Etiopia. Restrizioni di questo tipo hanno spesso contribuito a nascondere atrocità e a isolare la popolazione civile dal resto del mondo. Chiediamo a tutte le autorità competenti di ripristinare immediatamente l’accesso ai servizi di comunicazione e di garantire che, in questo momento critico, la popolazione civile non venga privata di informazioni e assistenza essenziali per la sua sopravvivenza”, ha aggiunto Tigere Chagutah.

L’attuale ripresa del conflitto nel Tigré e nelle vicine regioni di Afar e Amhara si inserisce in un contesto segnato da sei anni di persistenti conflitti armati in diverse aree dell’Etiopia, compresa la regione di Oromia. Questi conflitti hanno avuto conseguenze devastanti sulle comunità di tutto il paese e la maggior parte degli attori armati coinvolti nei combattimenti ha commesso gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

Nonostante la portata e la gravità di queste violazioni, continua tuttavia a mancare, in larga misura, un efficace e indipendente accertamento delle responsabilità.

“Gli attori regionali e internazionali, tra cui l’Unione africana, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo e le Nazioni Unite, devono affrontare la profonda e persistente crisi di accertamento delle responsabilità in Etiopia. Devono adottare misure urgenti per proteggere la popolazione civile, rinnovare gli sforzi affinché siano condotte indagini indipendenti sulle gravi violazioni commesse da tutte le parti coinvolte nei vari conflitti interni e garantire un accesso senza ostacoli a giornalisti, organizzazioni umanitarie e osservatori dei diritti umani”, ha concluso Tigere Chagutah.

Ulteriori informazioni

Il Consiglio per la pace e la sicurezza è l’organo decisionale permanente dell’Unione africana per la prevenzione, la gestione e la risoluzione dei conflitti in Africa. Durante il conflitto armato del 2020-2022 nel Tigré e in alcune zone delle regioni di Afar e Amhara, tenne la sua prima sessione sulla situazione in Etiopia nel novembre 2021, ben un anno dopo l’inizio del conflitto.

La Commissione internazionale di esperti sui diritti umani sull’Etiopia delle Nazioni Unite ha definito il conflitto “uno dei conflitti più letali del XXI secolo”. Secondo quanto riferito, centinaia di migliaia di persone sono morte, milioni sono state costrette a lasciare le proprie case e migliaia di donne e ragazze hanno subito violenza sessuale legata al conflitto e altre gravi violazioni.

Il conflitto è stato caratterizzato da un’interruzione delle comunicazioni senza precedenti: per oltre un anno, la popolazione civile del Tigré è rimasta in larga parte priva di servizi telefonici, accesso a Internet e altre forme di comunicazione.

Sebbene le ostilità siano formalmente terminate nel novembre 2022, le conseguenze del conflitto continuano a farsi sentire. Centinaia di migliaia di persone sfollate non possono ancora fare ritorno nelle proprie case. Le persone che hanno subito gravi violazioni continuano ad attendere verità, giustizia e riparazione.