Europa: dare priorità ai diritti umani nella risposta alla pandemia da Covid-19 - Amnesty International Italia

Europa: dare priorità ai diritti umani nella risposta alla pandemia da Covid-19

2 Aprile 2020

Tempo di lettura stimato: 5'

Amnesty International chiede agli stati europei di dare priorità ai diritti umani nella loro risposta alla pandemia da Covid-19

Amnesty International ha diffuso oggi una serie di raccomandazioni agli stati europei in cui chiede di assicurare che la loro risposta alla pandemia da Covid-19 sia in linea con i loro obblighi internazionali e regionali sui diritti umani.

Le raccomandazioni, contenute in un documento intitolato “L’Europa a un bivio“, delinea cosa gli stati europei dovrebbero e cosa non dovrebbero fare nella loro risposta alla pandemia.

Tra le prime: assicurare il diritto alla salute, garantire il diritto all’alloggio, all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e proteggere le persone più vulnerabili.

Le restrizioni ad alcuni dei nostri diritti più fondamentali si stanno diffondendo in Europa quasi alla stessa velocità del virus. Mentre molte di queste sono necessarie per proteggere la salute pubblica, la storia non giudicherà positivamente coloro che avranno usato la pandemia come pretesto per discriminare, reprimere o censurare“, ha dichiarato Marie Struthers, direttrice per l’Europa di Amnesty International.

Gli stati hanno l’obbligo di prendere misure per contrastare la diffusione della pandemia ma i diritti umani devono rimanere al centro di tutte le azioni di prevenzione, contenimento e trattamento del virus“, ha aggiunto Struthers.

La richiesta centrale di Amnesty International agli stati europei è quella di prendere tutte le misure, investendo ogni risorsa possibile, per contrastare la pandemia e garantire a tutti il diritto alla salute.

Ciò significa anche riconoscere che alcuni gruppi sono più a rischio di contrarre il virus: ad esempio, gli anziani e le persone che già hanno complicazioni di salute.

Gruppi vulnerabili quali i richiedenti asilo, i rifugiati e i migranti – soprattutto coloro che si trovano in campi sovraffollati – corrono a loro volta rischi maggiori di essere contagiati. Lo stesso vale per gruppi marginalizzati come i rom, i senza fissa dimora e le persone private della loro libertà che si trovano nelle prigioni, nei centri di detenzione per immigrati o in altre strutture del genere.

Gli stati europei devono anche tenere conto del fatto che per le donne e i bambini, in questa fase, può aumentare il pericolo di subire violenza domestica e che le vittime possono essere costrette a rimanere in isolamento in casa insieme a mariti o fidanzati violenti. Per questo, Amnesty International chiede di destinare risorse a misure che mitighino il rischio di violenza e che consentano a tutte le donne di continuare ad avere accesso a servizi di protezione e sostegno, comprese le immigrate irregolari senza timore di essere destinate all’espulsione.

Molti governi europei hanno già introdotto lo stato d’emergenza e preso provvedimenti che limitano la libertà di movimento, di associazione, di espressione e di manifestazione, così come il diritto alla vita privata e familiare e il diritto al lavoro. Sebbene alcune misure di emergenza siano giustificate, i governi devono assicurare che queste siano sempre legittime, necessarie, proporzionali, temporanee e soggette a controlli indipendenti e revisioni.

Pur in presenza di limitazioni necessarie al movimento delle persone, la pandemia non dovrà essere usata per lasciare indietro i rifugiati. Il diritto di chiedere asilo deve rimanere in vigore così come il divieto di rinviare persone verso luoghi in cui potrebbero subire gravi violazioni dei diritti umani.

Mano a mano che passano i giorni, è sempre più evidente come la crisi del Covid-19 stia colpendo tutti. Ma all’interno delle nostre società alcuni stanno soffrendo molto di più di altri“, ha sottolineato Struthers.

Questa crisi sta rivelando come esclusione, disuguaglianza e violazione dei diritti umani siano collegate. Ma può costituire per i governi europei anche un’opportunità per fare quei cambiamenti radicali necessari per diventare la società che vogliamo: una società che ponga i diritti umani al centro di ogni provvedimento, che non lasci nessuno indietro e che si prenda cura dei gruppi più a rischio“, ha concluso Struthers.