Falsi sospetti: le detenzioni arbitrarie della polizia in Messico

Falsi sospetti: le detenzioni arbitrarie della polizia in Messico

13 luglio 2017

© Itzel Plascencia López/Sopitas.com

Tempo di lettura stimato: 7'

In Messico la detenzione arbitraria è utilizzata dalla polizia per estorcere confessioni in modo arbitrario. Un sistema giudiziario difettosoagenti di polizia non addestrati e impunità, incoraggiano gravi violazioni dei diritti umani come la tortura, le esecuzioni e le sparizioni forzate.

A denunciarlo il nuovo lavoro dei nostri ricercatori dal titolo Falsi sospetti: le detenzioni arbitrarie della polizia in Messico“, basato su interviste confidenziali con i membri della polizia e del sistema giudiziario messicano.

“Il sistema giudiziario in Messico è completamente inadatto allo scopo e per questo sta deludendo il larga misura la popolazione”, ha dichiarato in una nota ufficiale Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe.

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Detenzioni arbitrarie in Messico: il nuovo codice di procedura

Nel giugno 2016, in Messico è entrato in vigore un nuovo codice procedurale che ha dato alla polizia più poteri per condurre indagini.

In pratica, tuttavia, la legge non viene correttamente applicata, con molti agenti di polizia non adeguatamente formati e che non rispettano la premessa fondamentale della presunzione di innocenza, un diritto umano fondamentale.

In un’ammissione sconvolgente, un agente di polizia ha dichiarato che non ritiene importante rendere i detenuti consapevoli dei loro diritti umani. Ciò richiama l’atteggiamento di un gran numero di funzionari.

La fonte delle prove presentate dalla polizia, solitamente, non è messa in dubbio dalla magistratura, nonostante i magistrati sappiano che, in molti casi, gli agenti costruiscano gli elementi di prova per incriminare le persone, specialmente per reati quali rapine, armi e traffico di droga.

Molti membri della magistratura, la polizia e l’ufficio del procuratore generale hanno denunciato la mancanza di risorse (incluso personale, veicoli, telefoni e esperti forensi) per risolvere i delitti.

Membri della magistratura hanno ammesso di affrontare la pressione dei loro superiori, e persino dell’esecutivo, per deliberare in un determinato modo in casi rilevanti.

La polizia – ha commentato Guevara-Rosas – sembra trattenere le persone per nessun altro motivo se non per fingere che siano state intraprese azioni per combattere la criminalità. In definitiva non raggiunge nulla e mette tutti nel paese in pericolo di violazioni dei diritti umani, inclusi torture e altri maltrattamenti“.

Un poliziotto messicano arresta un manifestante © Amnesty International/Gabriel Guerrero

Il caso di Enrique Guerrero Aviña

Lo studente universitario e attivista per i diritti umani Enrique Guerrero Aviña sta languendo in una prigione federale di massima sicurezza nello stato di Jalisco, da quando è stato arrestato illegalmente dalla polizia federale in borghese a Città del Messico nel maggio 2013.

Dal momento del suo arresto, Enrique è stato picchiato e umiliato. È stato poi portato in una località non identificata dove è stato torturato con pugni, soffocamenti e minacce alla sua famiglia, mentre veniva interrogato circa il suo lavoro sui diritti umani.

Il  giorno dopo, è stato portato all’ufficio del procuratore generale dove è stato torturato di nuovo mentre la polizia cercava di costringerlo a confessare un rapimento – cosa che ha rifiutato di fare. È stato poi interrogato e accusato di essere coinvolto nella criminalità organizzata e in un rapimento insieme altre dodici persone che avevano a loro volta detto di essere state torturate per confessare. Enrique rimane ancora in detenzione preventiva, quattro anni dopo il suo arresto.

José Adrián © Amnesty International/Sergio Ortiz Borbolla

Il caso di José Adrián

Il 25 febbraio 2016, gli agenti di polizia di X-Can, una piccola comunità nella penisola dello Yucatán nel Messico meridionale, hanno arrestato arbitrariamente José Adrián, un ragazzo disabile di 14 anni, e lo hanno accusato di lanciare pietre alla loro macchina.

Lo hanno picchiato, tolto la camicia e ammanettato. Poi José Adrián è stato portato in una vicina stazione di polizia dove gli agenti lo hanno appeso per le manette e picchiato di nuovo per costringerlo a confessare.

José Adrián non è stato informato dei motivi dell’arresto e la sua famiglia non è stata contattata dagli agenti di polizia. Quando i genitori lo hanno finalmente trovato, sono stati invitati a pagare circa 138 dollari per il danno all’auto e 39 dollari come ammenda. Le autorità locali hanno detto che se non avessero pagato, José Adrián non sarebbe stato rilasciato.

La famiglia, dopo aver raccolto il denaro necessario per liberare José Adrián, ha presentato una denuncia dinanzi alla Commissione per i diritti umani statali e alla Procura di Stato, ma 18 mesi dopo ancora non sono stati informati di eventuali sviluppi nell’inchiesta.

Questa ricerca dimostra che tutti sono a rischio di detenzione arbitraria in Messico, e che si è più a rischio se si è poveri, si indossano abiti sbagliati o si lavora per difendere i diritti umani. Il sistema messicano sembra essere progettato per fare tutto ciò che serve per mantenere le carceri piene. Questo deve cambiare, e cambiare velocemente” ha concluso la direttrice di Amnesty International per le Americhe.

© Amnesty International/Sergio Ortiz Borbolla

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