Filippine, nel mezzo della pandemia il presidente dà l’ordine di "Sparare per uccidere" - Amnesty International Italia

Filippine, nel mezzo della pandemia il presidente dà l’ordine di “Sparare per uccidere”

3 aprile 2020

Photo by Jeoffrey Maitem/Getty Images

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Commentando l’ordine del presidente Duterte alla polizia, alle forze armate e dei barangay di sparare a chi crea “problemi” per le proteste legate alla quarantena imposta, le notizie di altri fermi per violazione della quarantena e l’arresto di 21 abitanti di un quartiere di Quezon City che chiedevano aiuti alle autorità locali per via delle misure di quarantena, il direttore di Amnesty International Filippine Butch Olano ha rilasciato la seguente dichiarazione:

È molto preoccupante che il presidente Duterte abbia esteso la politica di ‘sparare per uccidere’, un devastante segno distintivo della sua presidenza, anche al rispetto della quarantena. Mai si dovrebbe ricorrere alla forza incontrollata e letale per rispondere a un’emergenza come la pandemia da Covid-19.
 
I metodi violenti utilizzati per punire chi è accusato di aver violato la quarantena e il grande numero di arresti effettuati finora principalmente nei confronti di persone indigenti sono un ulteriore esempio dell’approccio oppressivo del governo nei riguardi di coloro che combattono per i propri bisogni essenziali.

È quanto accaduto quando la polizia ha disperso con la forza abitanti di San Roque, a Quezon City, che protestavano per la mancanza di sostegno e aiuti essenziali da parte del governo locale. La risposta violenta della polizia alle richieste di aiuto è un atto insensibile e ingiustificabile, soprattutto in considerazione dell’attuale situazione che non permette a milioni di filippini di guadagnarsi da vivere.

Chiediamo al presidente di porre fine immediatamente a questo incitamento alla violenza contro coloro che criticano il governo durante la pandemia da Covid-19. Le autorità locali devono dare inizio a un dialogo con gli abitanti e fornire aiuti di prima necessità soprattutto alle comunità più povere. Chiediamo altresì alle istituzioni preposte di indagare sugli episodi di violenza eccessiva ad opera di agenti di polizia, rilasciare gli abitanti di San Roque che si trovano in stato di arresto e condurre una più ampia indagine sull’episodio. Le vite di coloro che sono a maggior rischio devono essere considerate una priorità nello sforzo di ridurre al minimo la minaccia del virus“.

Ulteriori informazioni

Il 1° aprile 2020, in un discorso trasmesso in televisione il presidente Duterte ha messo in guardia coloro che potrebbero causare “problemi” durante l’imposizione della quarantena nella pandemia da Covid-19. Riferendosi alla sinistra in senso politico ma anche a tutti coloro che avrebbero potuto verosimilmente protestare o mettere in discussione le misure governative, ha apertamente ordinato a polizia, militari e forze di sicurezza locali di sparare, dicendo: “Non esiterò. I miei ordini per la polizia e le forze militari, anche per la polizia dei barangay, sono di colpire a morte in caso di scontri che mettano le vite in pericolo. Avete capito? A morte. Invece di causare problemi, vi manderò nella tomba”.

In base alle ultime informazioni del corpo di polizia nazionale filippina, sono oltre 17.000 le persone già arrestate per infrazioni relative al lockdown e al coprifuoco dichiarati in diverse aree nel paese, anche nella capitale Manila, in risposta alla pandemia. Considerati gli elevati rischi di trasmissione del Covid-19 in aree destinate alla detenzione, il ricorso a pene detentive per l’applicazione delle restrizioni di quarantena ai fini di salvaguardare la salute pubblica è controproducente e in quanto tale, sproporzionato. Sono state anche diffuse notizie di punizioni inumane a cui sono stati sottoposti coloro che hanno violato la quarantena, tra i quali stare seduti per ore sotto al sole cocente o essere reclusi in gabbie per cani.

Il 1 aprile 2020, gli abitanti di San Roque, a Quezon City si sono riuniti sulla Edsa, un’importante arteria della capitale Manila, quando hanno saputo che sarebbero stati distribuiti beni di prima necessità in quella zona. Secondo il gruppo Alleanza per salvare San Roque, quando la distribuzione non è avvenuta gli abitanti hanno deciso di restare in zona e protestare chiedendo aiuti alle autorità di Quezon City. Sembra che gli agenti di polizia abbiano chiesto agli abitanti di lasciare la zona e, secondo quanto riportato, li hanno arrestati quando si sono rifiutati di farlo.

Tuttavia, il gruppo ha dichiarato ad Amnesty International che la polizia ha disperso i manifestanti con violenza colpendoli con dei bastoni di legno. Secondo uno dei responsabili del gruppo con cui ha parlato l’organizzazione, tra le vittime figurano un uomo con suo figlio piccolo che si trovava in quella zona per raccogliere aiuti economici dalla sua azienda, la cui sede si trova lungo la Edsa. Negli scontri che sono seguiti, secondo il responsabile, anche il bambino è stato colpito. Sono 21 i manifestanti in totale che sono stati fermati e trasferiti nella caserma della polizia di Quezon City. È stato impedito a sostenitori e familiari di parlare con loro o consegnare loro cibo per molte ore dopo il loro arresto, secondo quanto riferito dal rappresentante del gruppo.