Francia: gli sgomberi forzati aggravano il clima di paura provocato dai crimini d'odio - Amnesty International Italia

Francia: gli sgomberi forzati aggravano il clima di paura provocato dai crimini d’odio

17 giugno 2014

Tempo di lettura stimato: 5'

Il linciaggio di un rom di 16 anni, ridotto in coma in un sobborgo di Parigi il 13 giugno, è solo uno dei numerosi crimini d’odio contro le minoranze denunciati di recente, che richiedono indagini approfondite e non solo condanne da parte delle autorità francesi. Le autorità stanno concentrando i loro sforzi su sgomberi forzati che opprimono i rom e altre minoranze come migranti, rifugiati e richiedenti asilo.

Rifiutandosi di fare qualcosa contro i presunti crimini d’odio, le autorità francesi stanno favorendo la diffusione di un clima di paura che non farà altro che accrescere questi feroci attacchi, i cui responsabili devono essere oggetto di indagini approfondite e azioni penali che tengano conto di ogni movente discriminatorio dietro alle aggressioni‘ – ha detto Jezerca Tigani, vice direttrice del  programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. ‘In questo contesto, i continui sgomberi forzati di minoranze e comunità di migranti in tutta la Francia non contribuiscono a raffreddare il clima e violano ulteriormente i diritti umani delle comunità colpite. I rom e le altre minoranze hanno diritto alla protezione dalla discriminazione, non devono diventare bersaglio anche delle autorità‘.

Aggressioni feroci contro le minoranze

Secondo quanto riferito dai mezzi d’informazione, la scorsa settimana un ragazzo rom di 16 anni che viveva in uno stabile occupato a Pierrefitte-sur-Seine (fuori Parigi) è stato rapito, gravemente ferito e ridotto in coma da una decina di persone che lo sospettavano di furto con scasso. La polizia ha riferito di averlo trovato, venerdì 13 giugno, privo di sensi e gravemente picchiato, all’interno di un carrello della spesa davanti a un supermercato.

La notte prima, nella città portuale di Calais, nel nord della Francia, un uomo di 26 anni avrebbe sparato su due migranti provenienti da Sudan ed Eritrea. Il sudanese è stato ricoverato per le ferite riportate, mentre il sospetto è stato arrestato il 15 giugno.

Amnesty International non ha potuto verificare se le vittime di questi due episodi siano state prese di mira principalmente o almeno in parte perché appartenenti a una minoranza. Ma l’organizzazione ha già effettuato in passato ricerche su violenze e minacce contro le comunità minoritarie in Francia, rilevando che, sebbene il codice penale francese consideri il movente discriminatorio come ‘circostanza aggravante’ e preveda maggiori sanzioni in risposta ai crimini d’odio, le indagini non hanno fatto ricorso a specifiche procedure finalizzate ad affrontare la violenza discriminatoria.

Secondo il diritto internazionale, le autorità francesi hanno l’obbligo non soltanto di perseguire i presunti autori di un crimine d’odio ma anche di garantire che le indagini e l’azione penale tengano conto della natura discriminatoria del crimine‘ – ha sottolineato Jezerca Tigani.

Sgomberi forzati
Oltre a vivere sotto la costante minaccia di violenza discriminatoria, rom e migranti continuano ad essere sgomberati con la forza dalle autorità francesi in violazione delle salvaguardie internazionali e nazionali.

Una comunità rom di circa 200 persone a Bobigny, vicino a Parigi, e un’altra di 400 persone a La Parette, Marsiglia, rischiano lo sgombero nei prossimi giorni. Le comunità non sono state  consultate in modo adeguato, né è stato loro offerto alcun alloggio alternativo.

Anche migranti, rifugiati e richiedenti asilo sono a rischio di sgombero forzato. Il 28 maggio, le autorità francesi hanno sgomberato con la forza circa 700 migranti e richiedenti asilo da campi di fortuna a Calais, come risposta a un’epidemia di scabbia.

Di fronte a un pericolo per la salute pubblica o a presunti crimini di odio, invece di risolvere il problema in questione, le autorità francesi sembrano ricorrere agli sgomberi forzati come piano di emergenza. Questa è una risposta pericolosa e illegittima che può solo aggravare i problemi di fondo e, contemporaneamente, rendere senza tetto centinaia di persone‘-  ha concluso Jezerca Tigani.