Francia: uso eccessivo della forza contro manifestanti e studenti - Amnesty International Italia

Francia: uso eccessivo della forza contro manifestanti e studenti

14 dicembre 2018

Tempo di lettura stimato: 14'

Francia: Amnesty International denuncia uso eccessivo della forza contro manifestanti e studenti

In evidenza

  • durante le proteste dei “gilet gialli” sono state ferite oltre 1400 persone;
  • la polizia ha usato forza eccessiva contro studenti, giornalisti e manifestanti;
  • una testimonianza: “Ho sentito il suono di una pallottola di gomma e ho visto uno studente cadere a terra, aveva una guancia squarciata”.

Amnesty International ha sollecitato le autorità francesi a usare moderazione durante le manifestazioni previste domani, sabato 15 dicembre, e a evitare la risposta col pugno di ferro usata durante le precedenti proteste dei “gilet gialli” e degli studenti delle scuole superiori, che ha provocato numerosi feriti.

La polizia ha impiegato pallottole di gomma, granate contenenti cariche esplosive e gas lacrimogeni contro manifestanti per lo più pacifici che non stavano minacciando l’ordine pubblico. L’organizzazione per i diritti umani ha documentato numerosi casi di uso eccessivo della forza.

Una volta sollevatesi le nuvole di gas lacrimogeno, è emerso un quadro più chiaro di come la polizia abbia usato forza eccessiva contro manifestanti per lo più pacifici, giornalisti e anche minorenni“, ha dichiarato Rym Khadhraoui, ricercatrice sull’Europa occidentale di Amnesty International.

Sebbene controllare le manifestazioni sia un compito difficile e alcuni partecipanti abbiano commesso azioni violente e illegali, è fondamentale che tanto la legge francese quanto gli standard internazionali sui diritti umani siano rispettati. La polizia ha il dovere di mantenere l’ordine pubblico e nel farlo può usare la forza, ma solo quando strettamente necessario. Se l’uso della forza è inevitabile, occorre moderazione“, ha proseguito Khadhraoui.

Secondo dati ufficiali, dal 17 novembre sono stati feriti 1407 manifestanti, 46 dei quali in modo grave, e 717 tra agenti di polizia, gendarmi e pompieri. Sebbene le autorità abbiano ripetutamente e legittimamente condannato gli atti di violenza da parte dei manifestanti, non hanno fatto lo stesso rispetto all’uso eccessivo della forza da parte della polizia, che Amnesty International chiede sia oggetto di un’indagine indipendente, imparziale ed efficace.

Pallottole di gomma contro manifestanti e giornalisti

Dalle testimonianze delle vittime e dei testimoni oculari e dalle immagini esaminate da Amnesty International, è emerso che la polizia ha impropriamente fatto ricorso alle pallottole di gomma, sparando verso la folla e ha anche impiegato granate contenenti cariche esplosive, che non dovrebbero mai essere usate in situazioni di ordine pubblico.

Durante le proteste di Parigi dell’8 dicembre, sono rimasti feriti 225 manifestanti. Una testimone oculare, la medica di strada Audrey, ha dichiarato ad Amnesty International che 10 delle 15 persone da lei curate erano state colpite da pallottole di gomma, in un caso alla testa.

Sono stati feriti anche numerosi giornalisti, alcuni dei quali hanno accusato di essere stati colpiti intenzionalmente. Le immagini esaminate da Amnesty International mostrano un giornalista protetto da un casco con la scritta “press” venire colpito alle spalle da una granata contenente cariche esplosive mentre si stava allontanando da un cordone di polizia.

Il foto-giornalista Thierry Olivier ritiene che “i fotografi siano stati colpiti intenzionalmente“. Un altro giornalista, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha denunciato che tanto lui quanto i suoi colleghi sono stati ripetutamente colpiti da pallottole di gomma.

Un terzo giornalista, Thomas Morel-Fort, ha subito fratture multiple a una mano dopo essere stato colpito da una pallottola di gomma nonostante indossasse un casco con la scritta “press” in evidenza su entrambi i lati.

Gas lacrimogeni, sequestro di materiali protettivi e arresti preventivi

Applicando una tattica deliberata, la polizia ha istituito barriere per perquisire chiunque fosse diretto alle proteste, allo scopo di sequestrare materiali protettivi ai manifestanti, ai giornalisti e persino ai medici.

Il fotografo Denis Meyer ha riferito che la polizia gli ha sequestrato il casco, gli occhialini e una maschera protettiva per essere poco dopo ferito da una pallottola di gomma esplosa da distanza ravvicinata: “Stavo camminando con la mia macchina fotografica davanti al mio viso quando sono stato colpito da una pallottola di gomma sparata da soli 10 metri di distanza“.

Il medico di strada Audrey, cui è stato sequestrato il materiale protettivo, ha detto ad Amnesty International: “Hanno confiscato il mio casco protettivo, era bianco con una croce rossa su un lato. Hanno preso anche gli occhialini e le maschere protettive con cui curo i feriti“.

Audrey ha perso il conto dei feriti da gas lacrimogeni che ha soccorso: “Hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni alle 10 di mattina e sono andati avanti quasi continuamente per quattro o cinque ore. C’erano persone che non riuscivano a fuggire. Un uomo che aveva inalato troppo gas è caduto a terra in preda agli spasmi, tremava su tutto il corpo“.

La polizia ha usato anche misure preventive per perquisire persone che non necessariamente presentavano un immediato rischio di violenza. Non solo è stato loro sequestrato il materiale protettivo, ma in alcuni casi il suo possesso è stato un pretesto per arrestarle.

L’8 dicembre quasi 400 persone che si stavano recando alle manifestazioni parigine sono state arrestate dopo la perquisizione alle barriere della polizia. Questi “arresti preventivi” sono risultati essere stati ordinati dalla procura di Parigi che ha autorizzato la polizia a effettuare perquisizioni in determinate zone della città. Molte persone in possesso di caschi, maschere o vernice sono state arrestate per il reato di “adesione a un gruppo che intende commettere danni o violenze“.

Il giorno dopo molti di loro sono stati rilasciati per insufficienza di prove. Secondo il ministero dell’Interno, a Parigi l’8 dicembre sono state arrestate in totale 1082 persone, tra cui 100 minorenni.

Uso eccessivo della forza contro gli studenti

Insieme alle proteste dei “gilet gialli“, il 3 dicembre si sono mobilitati anche gli studenti delle scuole superiori per protestare contro la riforma dell’istruzione. Nel corso della settimana successiva, gli studenti hanno bloccato la didattica di oltre 200 istituti in tutta la Francia.

Mathieu Barraquier, un insegnante di Garges-lès-Gonesse, un sobborgo di Parigi, ha raccontato ad Amnesty International cos’è accaduto il 5 dicembre fuori dalla scuola superiore “Simone de Beauvoir” dopo che un albero era stato dato alle fiamme e la polizia si era messa in assetto anti-sommossa. Alcuni studenti hanno lanciato sassi e un ordigno incendiario in direzione degli agenti, che erano a 30 metri di distanza.

A un certo punto, senza alcuna ragione, è partita una pallottola di gomma. Ho sentito il rumore e poi ho visto uno studente a terra. Sono corso da lui. Quando ha voltato il viso ho visto la sua guancia squarciata come un melograno tagliato a metà. Il ragazzo non stava lanciando sassi, stava solo parlando coi suoi amici“. Il ragazzo è rimasto in ospedale per due giorni.

Il 6 dicembre ci sono stati scontri tra polizia e studenti all’istituto superiore “Saint-Exupery” di Mantes-la-Jolie, un altro sobborgo parigino. La polizia ha arrestato 163 studenti, alcuni dei quali di soli 13 anni di età. Le immagini di decine di studenti costretti a stare in ginocchio con le mani sopra la nuca o ammanettati dietro la schiena sono diventate virali.

Secondo Mourad Battikh, un avvocato che rappresenta diversi dei ragazzi arrestati, alcuni di loro sono stati costretti a rimanere in quella posizione fino a quattro ore. Se queste dichiarazioni fossero confermate, si tratterebbe di un trattamento crudele, inumano e degradante, proibito dal diritto internazionale in ogni circostanza.

Un altro avvocato dei ragazzi di Mantes-la-Jolie ha detto che alcuni di loro non hanno potuto mangiare né vedere un avvocato prima degli interrogatori e che non è stata effettuata la registrazione audio-video, nonostante ciò sia richiesto dalla legge francese. Ad altri avvocati è stato impedito di assistere agli interrogatori.

Leila Volle, che difende due studenti di 15 anni, ha riferito ad Amnesty International: “Quando sono arrivata alla stazione di polizia, gli agenti mi hanno detto che avevano già iniziato l’interrogatorio di uno dei ragazzi. Ho replicato che non era accettabile, che si trattava di un minorenne, e ho chiesto che si fermassero. Hanno detto che erano d’accordo ma poi hanno comunque proseguito l’interrogatorio senza di me“.

Entrambi gli studenti sono stati trattenuti per almeno sei ore. L’avvocata Volle ha denunciato che nella stazione di polizia di Versailles, dove erano stati portati i suoi due clienti, almeno otto ragazzi sono stati interrogati in assenza degli avvocati.

Mentre migliaia di persone si preparano a scendere in strada domani, le autorità francesi devono garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti e assicurare il rispetto del diritto di manifestare in modo pacifico. Dovranno prendere misure legittime e proporzionate per proteggere la vita umana e l’ordine pubblico ed evitare l’uso della forza eccessiva“, ha sottolineato Khadhraoui.

Indossare materiali protettivi per difendersi dai gas lacrimogeni, dalle pallottole di gomma o dalle granate contenenti cariche esplosive non significa avere l’intenzione di compiere atti di violenza. Coloro che vengono arrestati solo per questo motivo devono essere rilasciati“, ha concluso Khadhraoui.

Ulteriori informazioni

Le immagini di un manifestante pacifico colpito da una pallottola di gomma e di un giornalista colpito da una granata contenente cariche esplosive sono reperibili a questo link.

Gli standard internazionali riguardanti i funzionari incaricati dell’applicazione della legge dicono espressamente che gli agenti di polizia “possono usare la forza solo quando strettamente necessario e al livello richiesto per svolgere il loro compito“.

La polizia deve fin quando possibile usare mezzi non violenti prima di ricorrere all’uso della forza. Se questo si rende inevitabile, dev’essere esercitato con moderazione e in modo proporzionato.

Anche quando i manifestanti agiscano in modo violento, la polizia deve usare solo la minima forza necessaria per controllare la situazione e ripristinare l’ordine pubblico. Deve distinguere chi sta agendo con violenza da chi non lo sta facendo. Se solo una minoranza di manifestanti sta compiendo atti di violenza, l’uso della forza contro tutti i manifestanti viola il principio di proporzionalità e del minimo uso della forza.

Le pallottole di gomma possono causare gravi ferite, specialmente se dirette contro la testa, il volto o il tronco. Non devono essere usate per disperdere la folla ma solo per fermare singole persone che stanno compiendo atti di violenza contro altre persone. Dovrebbero essere impiegate solo quando è possibile prendere la mira contro queste specifiche persone. Non devono essere dirette contro la folla o esplose in modo casuale e, per minimizzare i danni, dovrebbero colpire solo le parti basse del corpo.

Le granate contenenti cariche esplosive possono causare danni gravi e non possono essere dirette solo contro persone coinvolte in atti di violenza senza rischiare di danneggiare persone vicine. Amnesty International ha chiesto al ministro degli Interni di vietarne l’uso in situazioni di ordine pubblico.

Il gas lacrimogeno rischia di raggiungere non solo manifestanti coinvolti in atti di violenza ma anche manifestanti pacifici e semplici spettatori. Dovrebbe essere usato solo in situazioni di violenza generalizzata per disperdere la folla o quando il livello di violenza ha raggiunto un punto tale da non poter essere contrastato prendendo di mira solo singole persone violente. Può essere usato solo in circostanze nelle quali le persone abbiano una vita di fuga e previa comunicazione di un avviso, udibile chiaramente, in modo da dare alle persone tempo sufficiente per allontanarsi.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 14 dicembre 2018

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