G8 di Genova, 13 anni dopo: si fanno ancora attendere scuse, assunzione di responsabilità e riforme - Amnesty International Italia

G8 di Genova, 13 anni dopo: si fanno ancora attendere scuse, assunzione di responsabilità e riforme

17 luglio 2014

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A 13 anni di distanza dal G8 di Genova, nel corso del quale un manifestante venne ucciso e diverse centinaia di persone furono ferite dalle forze di polizia, Amnesty International Italia ha ricordato che, nonostante alcune importanti sentenze, continuano a mancare scuse e assunzione di responsabilità per le violazioni dei diritti umani commesse nel luglio 2001 e si fanno ancora attendere riforme indispensabili – quali l’introduzione del reato di tortura e dei codici d’identificazione per gli operatori delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico e altre misure finalizzate a una maggiore  trasparenza dell’operato delle forze di polizia.

Le sentenze hanno riconosciuto che a Genova, nel 2011, furono commesse gravi violazioni dei diritti umani. Ma alla lentezza dei procedimenti (le sentenze definitive per i fatti della scuola Diaz e del caserma di Bolzaneto sono state pronunciate rispettivamente nel 2012 e nel 2013) si sono accompagnati l’esiguo numero dei funzionari dello stato italiano condannati e la levità delle pene loro inflitte, non corrispondenti ai fatti accertati e quasi mai eseguite a causa della sopravvenuta prescrizione.

Un osservatore neanche troppo distratto potrebbe farsi l’idea che a Genova, 13 anni fa, non sia successo niente di grave. È vero il contrario, ma l’assenza di collaborazione delle istituzioni e le gravi e perduranti lacune legislative hanno impedito di rendere pienamente giustizia alle vittime delle violenze del G8‘ – ha dichiarato Antonio Marchesi.

Il 5 gennaio di quest’anno, il Tribunale di sorveglianza di Genova ha respinto la richiesta di affidamento ai servizi sociali e disposto gli arresti domiciliari per tre funzionari di polizia che avevano posizioni di comando la notte dell’irruzione alla scuola Diaz. Il 1° luglio, inoltre, il procuratore regionale della Corte dei Conti di Genova ha chiesto a cinque funzionari di polizia un risarcimento di un milione e 120.000 euro per il danno d’immagine procurato dalla ‘vile aggressione’ a un manifestante di fronte alla Questura del capoluogo ligure.

Si tratta di segnali importanti. Tuttavia, fino a quando le autorità italiane non predisporranno meccanismi efficaci per prevenire la tortura, l’uso eccessivo della forza e altre violazioni dei diritti umani, il rischio che possa riprodursi qualcosa di simile a quanto accaduto a Genova 13 anni fa non può dirsi scongiurato‘ – ha concluso Marchesi.

Per cercare un confronto su questi temi, Amnesty International Italia ha scritto oggi ad Alessandro Pansa, Leonardo Gallitelli e Saverio Capoluogo, rispettivamente Capo della Polizia di Stato, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e Comandante generale della Guardia di Finanza.