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In Georgia, il giornalista Vakho Sanaia sta scontando le due settimane di detenzione amministrativa cui è stato condannato il 22 luglio da un tribunale della capitale Tbilisi.
All’inizio di luglio Sanaia, che lavora per l’emittente televisiva Formula Tv, aveva pubblicato un post per prendere in giro il presidente del parlamento, Shalva Papuashvili, e un altro parlamentare, Vladimir Bozhadze. Nel post, aveva invitato gli utenti a non insultare i due politici scrivendo proprio gli insulti che non avrebbero dovuto essere usati. Condannato al pagamento di una multa equivalente a poco più di 2000 euro, aveva risposto pubblicando un nuovo post con le parole oggetto della sanzione. A causa della recidiva era scattato il carcere.
Poche ore dopo l’arresto di Sanaia, il comico Onise Okriashvili, una figura molto nota tra le persone che criticano il governo e parte attiva delle proteste in corso, è stato, secondo quanto riferito, aggredito da tre uomini non identificati nei pressi della sua abitazione.
Denis Krivosheev, vicedirettore regionale per l’Europa orientale e l’Asia centrale di Amnesty International, ha dichiarato:
“La satira, compreso l’uso di un linguaggio che può scioccare o offendere, è tutelata dal diritto alla libertà di espressione. Nessuna persona dovrebbe essere privata della libertà solo per aver deriso chi detiene il potere. Chi esercita un’autorità politica può legittimamente essere oggetto di critiche. Nel caso di Vakho Sanaia la violazione è diretta e inequivocabile: le autorità lo hanno incriminato e imprigionato esclusivamente per aver esercitato il suo diritto alla libertà di espressione”.
“Amnesty International ha documentato in Georgia un chiaro modello in cui campagne di denigrazione contro le persone che si oppongono al governo sono seguite da episodi di violenza nei loro confronti. Le autorità georgiane devono scarcerare immediatamente Vakho Sanaia e garantire un’indagine tempestiva ed efficace sull’attacco contro Onise Okriashvili, identificare tutte le persone responsabili e assicurarle alla giustizia attraverso procedimenti equi”.
Nel confronto tra la piazza e il potere autoritario filorusso, che va avanti in Georgia da oltre 500 giorni e viene affrontato con estrema durezza dalle forze di polizia e dalla magistratura, sono molte le persone aggredite o finite in carcere per aver esercitato il diritto alla libertà d’informazione.