Giornata internazionale dei popoli nativi: per i governi americani i profitti più importanti dei diritti - Amnesty International Italia

Giornata internazionale dei popoli nativi: per i governi americani i profitti più importanti dei diritti

10 agosto 2012

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Alla vigilia della Giornata internazionale dei popoli nativi, Amnesty International ha accusato i governi del continente americano di dare priorità ai profitti anziché alla sopravvivenza fisica e culturale di migliaia di persone.

In un documento reso pubblico oggi, l’organizzazione per i diritti umani illustra in che modo i governi delle Americhe vengano meno all’obbligo di consultare preventivamente i popoli nativi su progetti di sviluppo riguardanti i loro territori o confinanti con essi, come autostrade, oleodotti, centrali idroelettriche e miniere a cielo aperto.

Gli stati hanno l’obbligo di coinvolgere i popoli nativi nelle primissime fasi di ogni processo decisionale che possa riguardarli. Non farlo significa creare un clima di malafede, sfiducia e radicalizzazione che può alimentare rivolte sociali e conflitti‘ – ha dichiarato Mariano Machain, coordinatore della campagna sui diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International. ‘I megaprogetti possono avere un forte impatto negativo sulle comunità native e dovrebbero andare avanti solo se le comunità interessate esprimessero il loro consenso, libero, preventivo e informato‘.

Il documento di Amnesty International descrive casi di mancanza di trasparenza e buona fede, di minacce e incriminazioni prive di fondamento nei confronti di chi è contrario ai progetti, di assenza di controlli e di azioni verso le compagnie e di diniego di riparazioni alle comunità colpite dalle violazioni dei diritti umani.

In Ecuador, ad esempio, la comunità nativa sarayaku, che rischiava di perdere parte delle sue terre ancestrali a causa di un progetto petrolifero su cui non era stata consultata, si è rivolta alla Corte interamericana dei diritti umani, il massimo organo di giustizia del continente.

Il mese scorso, la Corte ha stabilito che l’Ecuador ha l’obbligo di condurre una consultazione appropriata e partecipata con i sarayaku, in buona fede, nel rispetto delle loro pratiche culturali e con l’obiettivo di arrivare a un consenso prima di proseguire qualsiasi progetto che possa riguardare il loro territorio. La sentenza della Corte costituisce un precedente legale per altri paesi delle Americhe.

Il governo ha fatto sapere che condividerà le informazioni con noi e che questo equivarrà a una consultazione. Ma il diritto alla consultazione e a un consenso libero, preventivo e informato è qualcosa di diverso secondo gli standard internazionali. Anzitutto, la consultazione sarà reale solo se le autorità dimostreranno di voler fare sul serio, di rispettare i nostri diritti e di comportarsi in modo onesto e trasparente‘ – ha dichiarato Patricia Gualinga, una delle leader della comunità sarayaku.

Lungo tutto il continente americano, i governi non controllano le attività delle imprese estrattive, anche quando queste hanno un impatto sulle comunità locali.

Dal 2003, la compagnia canadese Goldcorp Inc. opera su una miniera nel dipartimento di San Marcos, Guatemala. Secondo la Commissione interamericana dei diritti umani,  l’attività della miniera ha un impatto diretto o indiretto su almeno 18 comunità native maya dell’area. La miniera, secondo i nativi, ha distrutto ogni aspetto della loro vita, portando inquinamento, divisioni tra le famiglie e intimidazioni contro chi critica il progetto.

Le comunità locali hanno denunciato l’assenza di qualsiasi significativa consultazione. Secondo Carmen Mejia, una donna nativa di San Miguel Ixtahuacán, ‘la compagnia ha iniziato a operare qui, sul nostro territorio, in modo illegale, ingannandoci. Non ci hanno mai consultato, non ci hanno mai detto che ci sarebbe stato un impatto così negativo e che avrebbe prodotto tutto questo conflitto’.

Lo sviluppo economico può contribuire al rispetto dei diritti umani. Ma non deve essere portato avanti alle spese di quelli dei popoli nativi‘ – ha concluso Machain.

Amnesty International chiede agli stati americani di prendere misure concrete per tradurre in realtà il diritto alla consultazione e a un consenso libero, preventivo e informato delle comunità native e per evitare ulteriori violazioni dei loro diritti umani.

Leggi il documento ‘Americas: Governments must stop imposing development projects on Indigenous peoples’ territories‘.

FINE DEL COMUNICATO                                                              Roma, 8 agosto 2012

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