Giornata internazionale per le vittime di tortura: il governo italiano rispetti gli impegni contro la tortura - Amnesty International Italia

Giornata internazionale per le vittime di tortura: il governo italiano rispetti gli impegni contro la tortura

24 giugno 2008

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26 giugno, Giornata internazionale per le vittime di tortura: la Sezione Italiana di Amnesty International chiede al governo italiano di rispettare gli impegni contro la tortura

CS85-2008: 25/06/2008

L’Italia si presenta al 26 giugno, Giornata internazionale per le vittime di tortura, impreparata e in ritardo rispetto all’obbligo internazionale di prevenire e reprimere la tortura. Nel codice penale non c’è il reato di tortura, le autorità italiane non hanno mai espresso una condanna chiara delle rendition e risultano coinvolte nella sparizione forzata di Abu Omar. L’Italia tende inoltre a erodere sempre di più, e in svariati modi, le garanzie contro la tortura per le persone espulse e ha promosso azioni miranti a screditare l’assolutezza del divieto di tortura a livello internazionale.

Per questi motivi da domani, giovedì 26 giugno a lunedì 30, i Gruppi della Sezione Italiana di Amnesty International organizzeranno iniziative in tutto il paese, chiedendo al governo italiano di rispettare i suoi impegni contro la tortura. Incontri pubblici, mostre cinematografiche e fotografiche, spettacoli teatrali e reading dal volume ‘Poesie da Guantánamo’ sono previsti in numerose città tra cui Bologna, Foggia, Roma, Ancona, Pisa, Civitavecchia, Padova, Napoli, Perugia, Pesaro, Torino, Mestre e Venezia.

In tutte le occasioni, gli attivisti promuoveranno un massiccio e intenso invio di fax al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, e raccoglieranno post-it a mo’ di promemoria che verranno affissi su manifesti giganti, per ricordare al governo italiano la necessità di:

introdurre nel codice penale il reato di tortura e ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura;
condannare pubblicamente le rendition, accertare il coinvolgimento dell’Italia in tali pratiche illegali, collaborare alle inchieste e ai procedimenti giudiziari in corso e alle indagini internazionali;
non fare affidamento sulle ‘assicurazioni diplomatiche’ fornite da altri governi, secondo le quali le persone espulse dall’Italia non saranno torturate dopo l’arrivo;
rendere le norme del c.d. decreto Pisanu sulle espulsioni conformi agli standard internazionali sui diritti umani in materia di tortura e annullare le espulsioni già effettuate in assenza di tali garanzie;
mantenere l’effetto sospensivo dell’espulsione nei casi di ricorso contro il diniego dello status di rifugiato, introdotto dalle norme sull’asilo entrate in vigore nel marzo 2008.

I cinque giorni di speciale mobilitazione contro la tortura si svolgono nell’ambito della campagna ‘Più diritti più sicurezza’ lanciata dalla Sezione Italiana di Amnesty International nel novembre 2006, per chiedere la fine delle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto della ‘guerra al terrore’ e ribadire che, in Italia come nel mondo, i diritti umani non sono un ostacolo ma, al contrario, costituiscono il fondamento di una sicurezza autentica.

Ulteriori informazioni

L’Italia aspetta ormai da quasi 20 anni l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, lacuna recentemente messa in evidenza anche dai pubblici ministeri nel processo per le violenze emerse in relazione alla permanenza a Bolzaneto di oltre 250 manifestanti durante il G8 di Genova nel 2001. Non ha inoltre ratificato il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, che imporrebbe l’adozione di meccanismi di prevenzione della tortura.

L’Italia, che non ha mai espresso parole chiare di condanna contro le rendition e non ha collaborato con le indagini internazionali sul tema, è responsabile per il suo coinvolgimento nella sparizione forzata, la detenzione illegale e il trasferimento in Egitto di Abu Omar e di ogni altra violazione dei diritti umani cui egli sia stato sottoposto, compresa la tortura, a causa delle azioni di funzionari italiani.

Inoltre, viene erosa sempre più la salvaguardia dalla tortura in caso di espulsione, attraverso interventi che da alcuni anni tendono a cancellare i meccanismi che permettono di evitare il rinvio nel suo paese di una persona che sarebbe lì sottoposta a tortura e maltrattamenti. Risulta infatti tuttora in vigore il cosiddetto ‘decreto Pisanu’ (Legge 155/05) sulle espulsioni di sospetti di terrorismo, adottato nel 2005, che consente l’espulsione di migranti regolari e irregolari sulla base di una vaga definizione del rischio da essi posto senza alcuna supervisione giudiziaria. Queste norme hanno portato sofferenza e insicurezza nella vita di tante persone, che vivevano in Italia anche regolarmente e, pur non essendo formalmente accusate né condannate per terrorismo, sono state espulse in tutta fretta e senza garanzie. Tra esse Cherif Foued Ben Fitouri, tuttora in Tunisia lontano dalla sua famiglia italiana, a seguito di un’espulsione effettuata nel gennaio 2007. E proprio dalla Tunisia, paese in cui la tortura risulta sistematica e impunita, provenivano le ‘assicurazioni diplomatiche’ secondo le quali una persona che stava per essere espulsa dal nostro paese non sarebbe stata torturata dopo l’arrivo, assicurazioni poi presentate dall’Italia davanti alla Corte europea dei diritti umani a suffragio della richiesta di non annullare l’espulsione.

In questi giorni, infine, è a rischio il principio che consente a chi richiede asilo all’Italia, perché in fuga da persecuzioni e tortura nel suo paese, di rimanervi fino alla decisione in seconda istanza della sua domanda. Il governo intende infatti abolire il cosiddetto ‘effetto sospensivo’ del ricorso contro il diniego dello status di rifugiato, recentemente introdotto: se ciò accadesse centinaia di persone rischierebbero il rinvio verso la tortura prima che un giudice si sia pronunciato sul loro caso.

FINE DEL COMUNICATO                                                        Roma, 25 giugno 2008

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