Giornata mondiale per il diritto all'alloggio: fermare gli sgomberi forzati in Kenya - Amnesty International Italia

Giornata mondiale per il diritto all’alloggio: fermare gli sgomberi forzati in Kenya

6 ottobre 2013

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In occasione della Giornata mondiale per il diritto all’alloggio, Amnesty International ha pubblicato un rapporto sul Kenya, intitolato ‘In questo paese siamo come la spazzatura‘, nel quale denuncia l’impatto degli sgomberi forzati nella capitale Nairobi, in particolare nei due insediamenti informali di Deep Sea e City Carton.

L’organizzazione per i diritti umani chiede al governo del Kenya di porre immediatamente fine agli sgomberi di massa fino a quando non saranno poste in essere salvaguardie legali in grado di proteggere i diritti umani di migliaia di abitanti degli insediamenti informali di Nairobi.

‘Quasi la metà della popolazione di Nairobi vive negli insediamenti informali e molti rischiano di essere sgomberati con la forza. Lo sgombero forzato non solo sovente rende le persone senzatetto, ma comporta anche violenza e fine dell’accesso all’acqua, ai servizi igienico-sanitari, ai beni di sostentamento, all’educazione e alle cure mediche’ – ha dichiarato Iain Byrne, direttore del team Diritti economici, sociali e culturali di Amnesty International. ‘Gli sgomberi forzati devastano le vite e devono essere messi fuorilegge’.

Nel maggio 2013 a City Carton, nei pressi dell’aeroporto Wilson, le abitazioni di 400 famiglie sono state demolite da una folla di uomini armati di martelli, machete e piedi di porco. La polizia, presente sul posto, ha usato gas lacrimogeni e proiettili veri.

Le prove raccolte da Amnesty International sollevano seri dubbi sulla necessità e proporzionalità della forza e delle armi da fuoco usate dalla polizia, che non ha protetto gli abitanti di City Carton mentre stavano subendo uno sgombero privo di basi legali.

Cinque mesi dopo, centinaia di persone dormono ancora in ripari di fortuna e le loro già precarie condizioni di vita si sono ulteriormente deteriorate. Dopo la demolizione dei bagni pubblici non hanno più servizi igienico-sanitari, hanno perso i beni di sostentamento e i loro figli non sono in grado di andare a scuola. Finora, non hanno avuto accesso ai rimedi legali e all’assistenza cui per legge avrebbero diritto.

Il rapporto di Amnesty International segnala anche la condizione di vulnerabilità di altre comunità, come quella di Deep Sea nelle Westlands, le cui case e beni di sussistenza andranno probabilmente distrutte dal progetto di costruzione di una strada che passerà in mezzo all’attuale centro dei commerci dell’insediamento.

Il progetto stradale è realizzato dalla Kenya urban roads authority (Kura) e finanziato dall’Unione europea. A parte qualche limitata interazione con la Kura, gli abitanti di Deep Sea non sono stati mai coinvolti in autentiche consultazioni né sono state loro proposte alternative allo sgombero o soluzioni di reinsediamento. In assenza di informazioni adeguate sulla costruzione della strada, gli abitanti temono di restare senzatetto da un giorno all’altro.

‘Il governo kenyano ha l’obbligo di rispettare il giusto processo, che comprende una consultazione vera con le comunità che saranno colpite da uno sgombero. Se non lo farà a Deep Sea, avrà luogo uno sgombero forzato, che costituisce una violazione dei diritti umani’ – ha dichiarato Byrne.

La Costituzione del Kenya riconosce espressamente il diritto all’alloggio. Tuttavia, a causa della frequenza e dell’ampiezza degli sgomberi forzati, occorre con urgenza una legislazione che li proibisca espressamente.

‘Gli standard internazionali sui diritti umani non lasciano dubbi d’interpretazione: gli sgomberi forzati sono illegali, non sono mai giustificati e costituiscono una grave violazione del diritto all’alloggio, per non parlare di altri diritti quali quelli alla vita, al cibo, alla salute e ai servizi igienico-sanitari’ – ha concluso Byrne.

Firma subito l’appello per fermare gli sgomberi forzati in Kenya

 

Guarda il video ‘Sgomberarli con la forza in cinque semplici passi!’

http://youtu.be/39J4oY3Nga8

FINE DEL COMUNICATO                                                      Roma,7 ottobre 2013

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