Grecia: “Le proteste non sono campi di battaglia”

4 Giugno 2026

di ARIS MESSINIS/AFP via Getty Images

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In un rapporto pubblicato oggi, Amnesty International ha denunciato l’uso frequente della forza eccessiva e non necessaria da parte della polizia della Grecia contro persone che manifestano in modo pacifico e persone giornaliste, con conseguenti gravi danni fisici e psicologici. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto il divieto d’uso delle granate stordenti nelle operazioni di controllo dell’ordine pubblico.

Il rapporto, intitolato “Le proteste non sono campi di battaglia”, sottolinea che queste violazioni dei diritti umani trovano sostegno in leggi sulle proteste che non sono in linea con gli standard europei e internazionali e in una persistente cultura dell’impunità.

“In Grecia il diritto alla libertà di protesta pacifica è clamorosamente violato sia dalle leggi che nella prassi: persone che manifestano pacificamente vengono arrestate arbitrariamente, criminalizzate e sottoposte all’uso illegale della forza da parte della polizia”, ha dichiarato Kondylia Gogou, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa.

“Le immagini e le testimonianze in nostro possesso hanno rivelato uno schema di pericoloso impiego di granate stordenti e di uso improprio di manganelli e di altre armi meno letali che hanno causato una serie di ferite, anche a persone giornaliste. Queste tattiche, unite alla diffusa impunità di cui beneficiano le forze di polizia, hanno un effetto raggelante sul diritto di protesta pacifica”, ha aggiunto Gogou.

Uso della forza

Dal rapporto, basato su due anni di ricerche e su oltre cento interviste a persone manifestanti, giornaliste e giornalisti, avvocate e avvocati e altre ancora, così come su approfondite verifiche di video e analisi di molteplici proteste, emerge il costante schema di un uso non necessario o eccessivo della forza da parte della polizia durante le manifestazioni.

Delle 67 persone intervistate in reazione all’uso illegale della forza durante le proteste, 30 hanno dichiarato che le forze di polizia hanno lanciato granate stordenti direttamente contro le persone manifestanti e giornaliste: sopra la loro testa, ai loro piedi e/o contro vaste folle.

Il 26 gennaio 2025 il fotogiornalista Marios Lolos era ad Atene per seguire una manifestazione legata all’incidente ferroviario di Tempe, il più grave della storia della Grecia. È stato colpito da una granata stordente lanciata da un agente, perdendo l’udito e riportando una ferita al capo:

“Avevo la telecamera, era evidente che fossi un giornalista. Sono convinto che l’agente antisommossa mi ha tirato la granata intenzionalmente. Mi ha colpito alla parte sinistra del capo e poi è esplosa vicino a me. Se fosse esplosa davanti a me e non un attimo dopo, in questo momento non staremmo parlando”, ha raccontato.

Un video verificato da Amnesty International ha confermato il racconto di Lolos e il suo sospetto che sia stato colpito intenzionalmente.

Nel maggio 2022 lo studente Giorgios Mavros ha riportato la perforazione di un timpano, la perdita dell’udito, ferite al capo e bruciature e ferite sulla mano, sul braccio e sulla spalla destra dopo che le forze di polizia avevano esploso granate stordenti contro una manifestazione studentesca che si stava svolgendo a Tessalonica:

“Ho avuto come la sensazione che fossi stato colpito da una grande sbarra di metallo”, ha ricordato.

In un’altra occasione, ad Atene nell’ottobre 2025, immagini verificate mostrano agenti di polizia lanciare illegalmente granate stordenti all’esterno di un bar dov’erano sedute persone dopo la dispersione della manifestazione.

Il rapporto di Amnesty International denuncia anche l’uso dei manganelli contro persone che manifestavano pacificamente, anche già sotto il controllo delle forze di polizia, e il ricorso a cariche improvvise con grande impiego di manganelli.

Infine, Amnesty International ha documentato l’impiego di sostanze chimiche e cannoni ad acqua, nonché l’uso illegale della forza durante e successivamente all’arresto, anche da parte di unità di polizia motorizzate.

Il 7 ottobre 2025 l’attrice e direttrice teatrale Anastasia Politi è stata testimone dell’operato di due agenti di polizia in motocicletta, uno dei quali brandiva un manganello, che hanno puntato in direzione di un gruppo di persone che stava manifestando in solidarietà con la popolazione palestinese.

“Sono riuscita a salire sul marciapiede proprio all’ultimo minuto ma ancora adesso ho la sensazione della motocicletta che passa vicinissima a me mentre mi arriva un forte colpo sulla schiena. Sono finita a terra spiaccicata come un cocomero”, riportando escoriazioni, ferite alla testa e al ginocchio e allo stinco sinistro e fratture a un braccio e a una costola.

Le vittime dell’uso illegale della forza da parte della polizia s’imbattono spesso in ostacoli nell’ottenere giustizia. L’individuazione dei responsabili è resa difficile da procedimenti interni e indagini penali manchevoli, da sentenze giudiziarie che legittimano l’uso illegale della forza e dalla mancata esposizione dei numeri identificativi, seppur prevista dalla legge. L’organismo indipendente di controllo sull’operato delle forze di polizia (Emidipa) non ha risorse né personale a sufficienza per investigare in modo adeguato.

Fermo della polizia

Grazie agli ampi poteri loro concessi, le forze di polizia possono fermare persone e trattenerle per controlli, impedendo così loro di prendere parte alle manifestazioni, spesso senza che vi sia il ragionevole sospetto di un comportamento sanzionabile.

Persone manifestanti, giornaliste e avvocate hanno denunciato ad Amnesty International di essere state private arbitrariamente della libertà, essere state sottoposte a perquisizioni corporali non necessarie e/o degradanti, aver subito l’uso illegale della forza durante o dopo il fermo, essersi viste negare cure mediche e non aver potuto esercitare il diritto di comunicare col mondo esterno per chiedere assistenza.

Anny Paparoussou, avvocata che assiste manifestanti pacifici, e Marina Meintani, una giornalista specializzata nella copertura delle proteste, sono state private della loro libertà con la scusa di un controllo dei documenti. Entrambe hanno denunciato l’illegalità del loro fermo, Meintani anche l’umiliazione di essere stata sottoposta a una perquisizione parziale.

Criminalizzazione della protesta pacifica

Il rapporto di Amnesty International affronta anche il tema della criminalizzazione della protesta pacifica, che colpisce persone per la mera partecipazione a proteste o per atti di disobbedienza civile. Due persone attiviste dell’organizzazione per i diritti umani sono state arrestate ad Atene nel 2022 dopo lo scioglimento di una protesta e hanno denunciato di essere state sottoposte a un uso non necessario della forza da parte degli agenti di polizia.

La legislazione greca sulle manifestazioni non rispetta le norme europee e internazionali sui diritti umani e gli obblighi della Grecia ai sensi dei trattati di cui è parte. Addirittura, le autorità cercano di erodere ulteriormente il diritto di protesta pacifica: nel 2025 è entrato in vigore il divieto di manifestare in alcune parti di piazza Sintagma, nel centro di Atene.

“Partecipare alle proteste o seguirle giornalisticamente non dovrebbe richiedere alle persone di passare sotto le forche caudine o di rischiare la pelle. Le autorità greche devono urgentemente rivedere le leggi sulle manifestazioni, porre fine ai comportamenti violenti delle forze di polizia, proteggere coloro che esercitano i propri diritti e spezzare il circolo dell’impunità che consente a tali violazioni di proseguire”, ha sottolineato Gogou.

“Le autorità greche devono inoltre mettere fine al preoccupante uso della forza illegale contro le persone manifestanti e giornaliste e vietare l’impiego delle granate stordenti durante le proteste. Armi di tipo militare non devono avere alcuno spazio nella gestione dell’ordine pubblico, in Grecia e ovunque nel mondo”, ha concluso Gogou.

Ulteriori informazioni

Secondo l’organizzazione non governativa Helsinki Monitor Grecia, dal 2019 al novembre 2025 sono stati indagati 181 casi di denuncia di violazioni dei diritti umani e altri gravi reati da parte di agenti di polizia, che in soli sette casi si sono conclusi con una condanna.

Dei 60 casi di denuncia di tortura indagati nello stesso periodo, solo quattro sono arrivati a processo e solo in un caso è stata emessa una condanna.

Amnesty International e i suoi partner della società civile della Rete per un commercio libero dalla tortura stanno chiedendo ai governi di tutto il mondo di adottare un Trattato delle Nazioni Unite per un commercio libero dalla tortura, che stabilisca regole sul commercio di dotazioni delle forze di polizia.

Amnesty International denuncia da molti anni le violazioni dei diritti umani durante le manifestazioni ad opera delle forze di polizia della Grecia. Su questo tema ha pubblicato due rapporti nel 2012 e nel 2021.

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