Guantánamo: parziali i risultati dell'indagine sulle condizioni di detenzione - Amnesty International Italia

Guantánamo: parziali i risultati dell’indagine sulle condizioni di detenzione

26 febbraio 2009

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(27 febbraio 2009)

Il 22 gennaio 2009, il presidente Barack Obama ha firmato tre ordini esecutivi riguardanti le procedure di detenzione e di interrogatorio. Uno di questi provvedimenti impegna la sua amministrazione a chiudere la struttura di detenzione della base navale di Guantánamo Bay entro un anno e ordina un’immediata revisione dei casi dei circa 240 prigionieri allo scopo di decidere quale sarà la loro sorte. Altra misura contenuta negli ordini esecutivi è l’apertura da parte del segretario alla Difesa di un’indagine sulle condizioni di detenzione a Guantánamo, i cui risultati sono stati diffusi a febbraio.

Amnesty International ha notato come le conclusioni di questo esame contengano la raccomandazione di incrementare le attività ricreative e di socializzazione per i detenuti, compresi quelli rinchiusi nei Campi 5 e 6. Viene sottolineato come nel Campo 6 siano state recentemente aggiunte un’area di ricreazione all’aperto e un’aula e che altri lavori siano in corso per allestire zone destinate alla vita comune per alcuni prigionieri. Questi miglioramenti giungono però largamente in ritardo e c’è la preoccupazione che non tutti i reclusi potranno godere di questi ‘privilegi’: nel rapporto le autorità USA fanno una netta distinzione tra detenuti «conformi» e «non conformi» e questi ultimi sono quelli che continuano a essere confinati nelle loro celle per 22 ore al giorno. Secondo gli avvocati, la maggioranza dei prigionieri del Campo 6 è tenuta rinchiusa per 22 ore al giorno in celle individuali prive di finestre verso l’esterno, in condizioni che secondo Amnesty International violano gli standard internazionali per un trattamento umano.

Amnesty International teme anche che i detenuti possano essere considerati «non conformi» a causa di piccole infrazioni o di comportamenti provocati dai lunghi anni di prigionia in condizioni crudeli e sotto il peso di una detenzione indefinita senza accuse o processo. Molti dei reclusi soffrirebbero di gravi danni fisici e psicologici derivanti dalle particolari condizioni di detenzione. Amnesty International ritiene che tutti i prigionieri debbano godere di attività fisiche adeguate e di programmi di socializzazione e riabilitazione.

Amnesty International è parimenti preoccupata perché nella revisione non si è menzionato il fatto che prigionieri catturati quando erano minorenni siano stati o siano ancora tenuti in isolamento senza avere la possibilità di riabilitazione o educazione, un trattamento che risulta essere apertamente contrario a quanto stabilito dagli standard internazionali.

La commissione di revisione – che ha preso in esame solo la situazione attuale e non gli abusi del passato – ha respinto qualsiasi lamentela riguardo alle violenze che i detenuti avrebbero subito dalle guardie: pestaggi, uso eccessivo della forza durante le procedure di estrazione dei reclusi dalle celle, maltrattamenti durante l’alimentazione forzata di chi stava conducendo lo sciopero della fame. Tuttavia Amnesty International continua a ricevere notizie riguardanti maltrattamenti a Guantánamo, pestaggi e alimentazione forzata con metodi crudeli. Alcuni prigionieri, ad esempio, hanno denunciato di essere stati picchiati perché si opponevano all’alimentazione forzata e ad altri sarebbero state inserite le cannule nel naso senza anestesia. Queste lamentele non sono state indagate dalla commissione.

Le discrepanze tra i racconti degli avvocati dei prigionieri e dei detenuti stessi, anche quelli liberati recentemente, e le conclusioni della commissione USA, destinate principalmente alle autorità militari, sottolineano il bisogno di tenere alta l’attenzione sulla struttura detentiva attraverso una supervisione indipendente, l’esame delle indagini della polizia militare sulle denunce di abusi, visite alla base da parte di esperti indipendenti, inclusi medici e organizzazioni per i diritti umani. Una delle raccomandazioni contenute nel rapporto invita il governo a «prendere in considerazione la possibilità di invitare organizzazioni non governative e organismi internazionali a inviare loro rappresentanti a Guantánamo». Questa richiesta è sicuramente positiva e qualsiasi visita dovrebbe prevedere la possibilità di parlare in privato con i prigionieri e di accedere a qualsiasi zona della struttura.

Nonostante ci sia la preoccupazione che i miglioramenti a Guantánamo saranno molto limitati, la revisione contiene alcune raccomandazioni che, se messe in pratica, sarebbero in linea con quanto richiesto da Amnesty International in un rapporto dell’aprile 2007 e verrebbero incontro con quanto stabilito a livello internazionale per il trattamento dei prigionieri. Tra queste sono incluse maggiori attività di socializzazione, programmi ricreativi ed educativi, un più assiduo contatto col mondo esterno, garantendo telefonate e visite dei familiari più frequenti. La commissione di revisione ha riconosciuto la tensione e lo stato di ansia dei detenuti provocato dall’incertezza della loro situazione, così come l’importanza di avere relazioni di fiducia con il personale sanitario incaricato di prestare loro le cure mediche. Queste richieste devono essere immediatamente tradotte in misure concrete per mutare le condizioni di detenzione di tutti i prigionieri fino a quando la struttura detentiva rimarrà aperta.

Nel rapporto viene anche espressa «grande apprensione» per la situazione di alcuni detenuti che rimangono a Guantánamo nonostante i tribunali ordinari avessero ordinato la loro scarcerazione, poiché le autorità USA non avevano dimostrato che essi erano «combattenti nemici». La commissione sollecita il governo a incrementare gli sforzi per rimpatriare queste persone o trovare paesi terzi verso cui estradarli, una misura che da tempo Amnesty International richiede e appoggia.

Amnesty International è però turbata per l’affermazione della commissione, conferma di una posizione a lungo tenuta dalla precedente amministrazione, che nessuno dei detenuti dei Campi 5 e 6 sarebbe tenuto in «isolamento» in quanto le celle consentirebbero «un’agevole comunicazione» con i prigionieri delle celle vicine. In realtà, i reclusi possono parlare tra loro solo gridando attraverso lo spazio che separa la porta d’acciaio dal pavimento o dalla feritoia che viene aperta quando viene portato il cibo; coloro che hanno provato a comunicare in questo modo sarebbero stati puniti. Amnesty International è dell’opinione che tenere un individuo in una cella chiusa ermeticamente per la maggior parte della giornata, con scarse opportunità di fare esercizio fisico e avere contatti umani, costituisca una forma di grave isolamento anche se non vi fossero altre privazioni, come la mancanza di visite da parte dei familiari.

La commissione di revisione ha anche negato che i prigionieri siano tenuti in condizione di privazione sensoriale e ha affermato, tra le altre cose, che essi godrebbero ampiamente di illuminazione naturale. Questa asserzione contrasta col fatto che apparentemente in molte delle celle del Campo 6, e anche in alcuni dei recinti per le attività fisiche, non possa entrare luce solare diretta e che, secondo alcune fonti, le ore d’aria per alcuni detenuti vengano concesse di notte. Ancora una volta, Amnesty International teme che la sottigliezza di certe argomentazioni possano servire a mantenere il più severo regime di detenzione almeno per alcuni prigionieri.

La commissione di revisione, infine, si è anche pronunciata sulle condizioni di detenzione nel Campo 7 dove sono tenuti i «prigionieri di alto profilo». Viene riconosciuto che questi reclusi vivono in celle che non permettono alcuna comunicazione verso l’esterno, anche se sarebbe loro permesso di fare esercizio per quattro ore al giorno in vicinanza di un altro detenuto. La commissione raccomanda «caldamente» di incrementare la possibilità di contatti tra i detenuti del Campo 7, compresa l’opportunità di parlarsi anche mentre si è rinchiusi in cella. Tuttavia non è possibile sapere a quanti, bollati come «non conformi», sarà negata questa forma di comunicazione.