Honduras: la violenza della polizia per ridurre al silenzio il dissenso - Amnesty International Italia

Honduras: la violenza della polizia per ridurre al silenzio il dissenso

9 dicembre 2017

Tempo di lettura stimato: 7'

Dopo le contestate elezioni presidenziali del 26 novembre le autorità dell’Honduras stanno attuando tattiche illegali e pericolose per ridurre al silenzio il dissenso.

L’Honduras sembra in una fase di pericolosa caduta libera in cui le persone comuni sono le vittime di giochi politici irresponsabili ed egoisti – ha commentato in una nota ufficiale Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe –. Le prove che abbiamo raccolto mostrano che non c’è modo di esprimere un’opinione se non affrontando la dura forza dell’apparato repressivo del governo“.

Honduras: la violenza della polizia nelle manifestazioni

I livelli di violenza sono comparabili a quelli che seguirono il colpo di stato del 28 giugno 2009, quando le forze di sicurezza si resero responsabili di gravi violazioni dei diritti umani favorite da vari stati d’emergenza e coprifuoco.

Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni e in alcuni casi anche alle armi da fuoco: almeno 14 persone sono morte, la maggior parte delle quali colpite da pallottole, e decine sono rimaste ferite durante le manifestazioni, in larga parte pacifiche, che si sono svolte dal 26 novembre.

Un difensore dei diritti umani ha riferito che le aggressioni e i pestaggi da parte delle forze di sicurezza nel corso delle manifestazioni sono diventate prassi comune e che la situazione è diventata più pericolosa per chiunque si trovi in strada.

Honduras: il coprifuoco e l’impunità della polizia

Il 1° dicembre le autorità hanno imposto un coprifuoco che secondo molti aumenta i rischi per la vita e l’integrità fisica delle persone.

Il coprifuoco sta avendo un impatto su ogni aspetto della vita quotidiana. Molte persone sono costrette a cambiare i loro programmi, altre perdono ore di lavoro o non possono visitare parenti e amici. Se allo scattare del coprifuoco si trovano ancora in strada, rischiano di non poter tornare a casa o di subire atti di violenza da parte della polizia.

Le persone arrestate per aver violato il coprifuoco vengono trattenute nelle stazioni di polizia fino alla fine, ovvero le 5 del mattino. Durante questo periodo viene loro negata ogni forma di assistenza legale, dato che i difensori dei diritti umani e gli avvocati non possono violare il coprifuoco per visitarli o presentare istanza di scarcerazione.

Il coprifuoco, modificato due volte dal punto di vista delle zone interessate e degli orari, non rispetta le previsioni del diritto internazionale e pare troppo esteso rispetto a casi limitati di violenza.

Se il governo vorrà estendere ulteriormente il provvedimento, dovrà argomentare in modo adeguato la sua necessità e rispettare le procedure costituzionali e internazionali, compreso l’obbligo di darne notifica al segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani e alle Nazioni Unite.

In ogni caso dovrebbero essere urgentemente adottate salvaguardie efficaci per impedire ulteriori violazioni dei diritti umani e tutte le persone accusate di aver violato i diritti umani dovrebbero essere posti immediatamente sotto indagine.

Raúl Antonio Triminio, un 39enne di Tegucigalpa, è stato ucciso la notte del 3 dicembre. I familiari hanno raccontato che l’uomo stava manifestando pacificamente fuori dalla sua abitazione quando è arrivata una pattuglia della polizia militare. Prima hanno sparato contro i lampioni poi direttamente al volto dell’uomo.

I nostri ricercatori hanno documentato il caso di un ragazzo attaccato dalla polizia militare, sempre a Tegucigalpa la notte del 3 dicembre. Il ragazzo stava riportando in casa la sua motocicletta quando sono arrivati gli agenti che, a freddo e senza neanche tentare di arrestarlo, lo hanno colpito fino a fargli perdere conoscenza. Quando i fratelli sono accorsi per provare a soccorrerlo, gli agenti gli hanno puntato le armi contro intimando di tacere altrimenti sarebbero tornati per ucciderli. La vittima versa ancora in gravi condizioni di salute.

 

 

Secondo informazioni fornite ad Amnesty International dalla Polizia nazionale, solo un agente è stato portato di fronte a un giudice per aver aperto il fuoco contro un manifestante.

Per invertire la tendenza rispetto a ciò che abbiamo visto negli ultimi giorni, sarebbe buona cosa evitare l’uso della forza illegale ed eccessiva contro i manifestanti, porre fine agli arresti arbitrari e indagare su tutte le denunce di violazioni dei diritti umani“, ha sottolineato Guevara-Rosas.

 

 

Honduras: le contestazioni dei risultati elettorali di novembre

Il 26 novembre 2017 si sono tenute in Honduras le elezioni presidenziali. Nelle prime ore del 27 novembre, il Tribunale supremo elettorale ha reso nota una prima previsione, basata sullo scrutinio del 57 per cento dei voti, in base alla quale il candidato dell’opposizione Salvador Nasralla era in vantaggio di cinque punti percentuali sul presidente uscente, Juan Orlando Hernández.

Entrambi i candidati si sono dichiarati vincitori. Secondo il rapporto preliminare della Missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione degli stati americani, “la pubblicazione dei risultati, disponibili anche online, non è stata successivamente [ossia dopo la comunicazione iniziale del Tribunale supremo elettorale] aggiornata nel corso del 27 novembre. La Missione ha osservato che lo scarto tra i due candidati stava diminuendo“.

Il pomeriggio del 29 novembre, il Tribunale supremo elettorale ha reso noti dati ufficiali secondo cui Juan Orlando Hernández era in vantaggio.

Honduras: uno dei paesi più violenti al mondo

L’Honduras è uno dei paesi più violenti al mondo, con alti livelli di omicidio e insicurezza. La sfiducia nei confronti delle istituzioni è elevata, anche a causa dell’impunità ricorrente nella maggior parte dei reati e dei ripetuti episodi di corruzione o di coinvolgimento delle forze dello stato in attività criminali.

L’Honduras è anche uno dei paesi più pericolosi di tutta l’America latina per i difensori dei diritti umani, soprattutto per coloro che si occupano della difesa della terra e dell’ambiente.

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