Honduras:almeno cinque le vittime della repressione - Amnesty International Italia

Honduras:almeno cinque le vittime della repressione

30 settembre 2009

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Honduras: almeno cinque le vittime della repressione

(13 ottobre 2009)

 La settimana successiva al rientro in Honduras del presidente Manuel Zelaya, avvenuto lunedì 21 settembre, ha visto la polizia reprimere violentemente le manifestazioni causando la morte di almeno cinque persone, procedere ad arresti e pestaggi nei confronti dei difensori dei diritti umani.
 
Amnesty International ha chiesto al governo de facto dell’Honduras di rilasciare immediatamente tutte le persone arbitrariamente trattenute, porre immediatamente fine alla repressione contro i manifestanti e garantire il rispetto del diritto di manifestare pacificamente e della libertà di espressione.

A San Pedro Sula, martedì 22 settembre, le forze di polizia avrebbero ucciso un ragazzo di 18 anni, José Jacobo Euceda Perdomo. Altre quattro persone sarebbero state uccise nella capitale Tegucigalpa nel corso di vaste manifestazioni contro il governo de facto.

Nella capitale,  la polizia avrebbe sparato contro i manifestanti, uccidendo un uomo di 65 anni. Le circostanze che hanno causato la morte di altre tre persone non sono chiare.

Nella notte tra il 22 e il 23 settembre la polizia ha fatto irruzione nei quartieri poveri di Tegucigalpa e San Pedro Sula, per cercare oppositori politici che avevano preso parte alle proteste. La polizia avrebbe usato munizioni incendiarie e gas lacrimogeni mentre entrava nelle abitazioni, prima di colpire e arrestare le persone. Tra i bersagli della polizia vi sono state soprattutto persone di giovane età.

Non si hanno informazioni sul luogo in cui siano detenuti a Tegucigalpa. Alcuni sono stati trasferiti presso le principali stazioni di polizia, altri sono trattenuti negli stessi luoghi in cui erano stati operati gli arresti. Questo metodo di detenzione illegale mette le persone a rischio di gravi violazioni dei diritti umani, visto che la loro detenzione può non essere legalmente registrata.

In alcune aree la tensione rimane alta anche di giorno. Il coprifuoco è stato imposto per diverse ore il 23 settembre a Tegucigalpa dopo una manifestazione contro le autorità de facto nel corso della quale ci sarebbero stati pestaggi e arresti arbitrarie nei confronti dei dimostranti o anche solo di coloro che erano sospettati di manifestare. Alcuni testimoni a Tegucigalpa avrebbero riferito di aver visto soldati nella strade colpire persone alla rinfusa con bastoni di legno. 

Dalla pubblicazione, il 28 settembre scorso, del decreto che conferisce ampi poteri di detenzione alla polizia, vieta le riunioni pubbliche e impone 45 giorni di coprifuoco, Gli attacchi della polizia e dell’esercito nei confronti di coloro che si oppongono al governo sono drammaticamente aumentati. Radio  Globo e l’emittente tv Canale  36, sono state chiuse con la forza nell’ambito di operazioni di polizia e militari eseguite senza rispettare le procedure legali e i diritti umani. 
 
Firma l’appello rivolto alle autorità de facto dell’Honduras.
 
Leggi la testimonianza dall’Honduras di Marvin Ortiz, giornalista di Radio Globo

Il 5 ottobre, il decreto presidenziale è stato revocato verbalmente. Radio Globo e l’emittente tv Canale  36 continuano a essere chiuse, perché le forze di polizia continuano a trattenere le loro attrezzature, per effettuare delle indagini. A oggi , non si hanno informazioni su queste indagini.

Amnesty International ha chiesto al presidente de facto Micheletti di abolire del tutto il decreto, pubblicandone  la revoca nella Gazzetta ufficiale e di dare chiare indicazioni di rispettare i diritti umani alla polizia e all’esercito.  

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