di Amnesty International Taiwan
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L’11 settembre 2026 l’Alta corte di Hong Kong ha condannato l’avvocata Chow Hang-tung a sette anni e tre mesi e l’attivista Lee Cheuk-yan a sette anni di carcere per “incitamento a sovvertire i poteri dello stato”. Albert Ho Chun-yan, un terzo imputato che si era dichiarato colpevole, è stato condannato a cinque anni e due mesi.
Il reato per il quale i tre imputati sono stati condannati consiste nell’aver cercato di commemorare il massacro avvenuto il 4 giugno 1989 a Tiananmen. Vietate sin dall’inizio dalle autorità cinesi, le iniziative in ricordo delle vittime si sono svolte a Hong Kong fino al 2019.
Nei due anni successivi sono state vietate, ufficialmente a causa della pandemia da Covid-19. Nel frattempo, in realtà, era entrata in vigore la draconiana Legge sulla sicurezza nazionale, che dal giugno 2020 è usata per colpire gruppi della società civile, giornalisti, oppositori politici, scrittori, sindacalisti, insegnanti e attivisti. Pertanto, ricordare il massacro del 1989 è diventato un reato.
“Questa sentenza è un affronto alla memoria e alla storia e rappresenta una tripla tragedia: per coloro che sono stati condannati, per le persone sopravvissute al massacro di Tiananmen e per chi a Hong Kong si vede negare l’opportunità di discutere uno dei più gravi eventi della storia moderna cinese”, ha dichiarato Sarah Brooks, direttrice regionale di Amnesty International per l’Asia.