Il 'Bhopal bus tour' in Italia - Amnesty International Italia

Il ‘Bhopal bus tour’ in Italia

6 novembre 2009

Tempo di lettura stimato: 7'

Ultimo giorno del ‘Bhopal bus tour’ a Roma. L’iniziativa di Amnesty International e Greenpeace Italia a 25 anni dal disastro ambientale

CS135: 06/11/2009

Si chiude oggi a Roma la tappa italiana del ‘Bhopal bus tour’, l’iniziativa che sta portando attraverso l’Europa la campagna per chiedere giustizia per le vittime di uno dei peggiori disastri ambientali contemporanei. 
 
In Italia, il ‘Bhopal bus tour’ è organizzato dalle sezioni nazionali di Amnesty International e Greenpeace. Dopo le iniziative di Parma (2 novembre) e Milano (3 e 4 novembre), dove si è svolta tra l’altro una dimostrazione di fronte alla sede legale della Dow Chemical Company, l’azienda che oggi controlla la Union Carbide, proprietaria dello stabilimento al tempo dell’incidente, il ‘Bhopal bus tour’ è giunto a Roma ieri, 5 novembre. 
 
Oggi alle ore 11 si è tenuta una manifestazione di fronte all’Ambasciata dell’India, che non ha voluto incontrare le due associazioni e i protagonisti del ‘Bhopal bus tour’, limitandosi a ricevere oltre 10.000 firme a sostegno della richiesta di giustizia per le vittime di Bhopal. Dalle 14 alle 18 in piazza della Repubblica sarà possibile salire sul bus e incontrare i sopravvissuti e gli attivisti di Bhopal.

I protagonisti del ‘Bhopal bus tour’

Rachna Dhingra, coordinatrice della Campagna internazionale per la giustizia su Bhopal.
Satinah ‘Sathyu’ Sarangi, fondatore del Gruppo d’informazione e azione su Bhopal e amministratore della Sambhavna Clinic di Bhopal.
Sanjay Verma, sopravvissuto al disastro di Bhopal, in cui ha perso i genitori e cinque fratelli.
Safreeen Khan, fondatrice dell’organizzazione Ragazzi contro Dow Chemical Company/Union Carbide Corporation.

La storia

 Il 2 dicembre 1984, qualche minuto prima della mezzanotte, decine di tonnellate di isocianato di metile, un agente chimico utilizzato nella produzione di pesticidi, e oltre 12.000 chili di reagenti chimici fuoriuscirono dallo stabilimento di pesticidi della Union Carbide (oggi Dow Chemical Company) di Bhopal, in India. Nel giro di pochi giorni ci furono tra le 7000 e le 10.000 vittime e altre 15.000 persone morirono nei 20 anni successivi. La maggior parte viveva in condizioni di povertà negli insediamenti abitativi precari che circondavano la fabbrica. Le vittime erano spesso l’unica o la principale fonte di reddito delle rispettive famiglie e molti hanno perso anche il bestiame, altra fonte di reddito fondamentale. A causa dei problemi di salute, in migliaia hanno perso il lavoro o la capacità di guadagnare denaro. In pratica, tutti quelli che sono stati colpiti dalla fuoriuscita dei gas sono stati trascinati ancora più a fondo nella povertà.

A distanza di quasi 25 anni, l’area di Bhopal non è ancora stata bonificata né sono state condotte inchieste adeguate sull’incidente e sulle sue conseguenze. Centinaia di migliaia di persone continuano a soffrire di malattie associate al disastro, come disturbi respiratori, cancro, ansia e depressione, malformazioni genetiche e i sopravvissuti sono tuttora in attesa di ottenere una riparazione equa e adeguata per le sofferenze che il disastro ha provocato.

Sebbene il disastro sia avvenuto 25 anni fa, il terribile impatto della fuoriuscita di gas tossici sulla popolazione, sui terreni, sulle falde acquifere e nell’aria, è ancora presente. Molti sopravvissuti aspettano ancora di ottenere un risarcimento economico. Il sito della fabbrica non è ancora stato decontaminato. La fuoriuscita delle sostanze chimiche, così come il loro impatto, non sono mai state adeguatamente affrontate. Le misure messe in atto dal governo indiano per avviare una riabilitazione dei sopravvissuti al disastro – sia dal punto di vista delle cure mediche sia della riabilitazione socio economica – sono state insufficienti.

Nel febbraio 2001, inoltre, la Union Carbide è passata sotto il totale controllo della Dow Chemical Company. Anche se la Union Carbide continua a essere un’entità giuridica separata, la sua identità aziendale e tutte le sue attività sono interamente integrate con quelle della Dow che,  tuttavia, continua a dichiarare pubblicamente di non avere alcuna responsabilità per la fuoriuscita delle sostanze tossiche o per l’inquinamento provocato dall’impianto di Bhopal.

Nell’agosto 2008, il governo indiano si è impegnato ad affrontare alcune delle richieste della gente di Bhopal. Una delle sue principali promesse era di istituire una Commissione con pieni poteri sul disastro di Bhopal con autorità e risorse adeguate per guidare e coordinare l’azione di governo. Secondo il governo, il processo di costituzione della Commissione è stato ritardato a causa delle elezioni politiche del 2009. Tuttavia, nel luglio 2008 una bozza del mandato della Commissione era già stata approvata da alcuni ministeri e il primo ministro aveva più volte sostenuto l’iniziativa.

Ulteriori informazioni

Tutte le informazioni sul ‘Bhopal bus tour’ in Italia sulla community www.iopretendodignità.it
Il successivi appuntamenti del ‘Bhopal bus tour’ su www.bhopalbus.com
Media partner del ‘Bhopal bus tour’ in Italia è Ecoradio (www.ecoradio.it)
Partner internazionale del ‘Bhopal bus tour’ è Bhopal Medical Appeal (www.bhopal.org)

Per approfondimenti e interviste:

Amnesty International Italia – Ufficio stampa Tel.  06 4490224 – cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it
 
Greenpeace Italia – Ufficio stampa Tel. 06 68136061 (int.203 – 211) – cell. 348-3988615
e-mail ufficio.stampa.it@greenpeace.org