Il caso di Chen Guangcheng: la cattiva fede della Cina - Amnesty International Italia

Il caso di Chen Guangcheng: la cattiva fede della Cina

2 maggio 2012

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La promessa fatta al dissidente Cheng Guangcheng che se rimarrà in Cina la sua vita andrà avanti normalmente viene giudicata con estrema cautela da Amnesty International.

Il 2 maggio, Chen Guangcheng ha trascorso la giornata insieme alla famiglia in un ospedale di Pechino, sorvegliato da agenti della sicurezza.

‘Quanto accaduto quando Chen ha lasciato l’ambasciata degli Usa a Pechino dev’essere ancora chiarito, ma rimane il fatto che la Cina ha fatto promesse ai funzionari statunitensi che Chen Guangcheng avrebbe potuto vivere una vita normale e in sicurezza in Cina. Però, mentre venivano fornite queste assicurazioni, le autorità procedevano ad arrestare persone vicine a Chen e a prendere di mira i suoi sostenitori. Questo sa di cattiva fede’ – ha dichiarato Catherine Baber, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International.

Oggi, 3 maggio, si apre a Pechino il Dialogo strategico ed economico Usa-Cina.

‘I prossimi giorni saranno importanti, ma per garantire il benessere di Chen Guangcheng, dei suoi familiari e dei suoi sostenitori c’è bisogno di verifiche e pressioni internazionali che durino a lungo’ – ha sottolineato Baber. ‘Il governo cinese deve onorare l’impegno preso di fronte a Chen Guangcheng e agli Usa, mentre gli altri governi devono insistere ai più alti livelli affinché ciò accada’.

Il dipartimento di Stato Usa ha confermato che le autorità di Pechino hanno detto a Chen Guangcheng che se fosse rimasto sotto la protezione diplomatica statunitense, la moglie e i figli sarebbero stati rimandati nella provincia dello Shandong.

‘Questa versione dei fatti è sconcertante: il riferimento al rientro nello Shandong non può essere sottovalutato, dato che è in quella provincia che Chen Guangcheng e la sua famiglia hanno subito violazioni dei diritti umani per molti mesi. È comprensibile che Chen e i suoi familiari siano preoccupati e preferirebbero lasciare il paese’ – ha proseguito Baber. ‘Le autorità statunitensi devono sfruttare l’opportunità del Dialogo strategico ed economico per consentire a Chen Guangcheng e alla sua famiglia di lasciare la Cina, se è ciò che desiderano’.

Amnesty International ha appreso che il 2 maggio la polizia ha circondato l’abitazione di Zeng Jinyan, attivista e sostenitore di Chen Guangcheng. Un’attivista, He Peirong, è stata arrestata mentre aiutava Chen Guangcheng a lasciare l’abitazione dove era stato illegalmente posto agli arresti domiciliari.

Vivere una vita normale, quella che le autorità cinesi hanno promesso a Chen Guangcheng, significa consentire l’esercizio della libertà di espressione e di associazione a lui e alla sua famiglia e permettere loro di incontrare chi vogliono, di viaggiare e anche di lasciare il paese se lo desiderano.

‘Questa è una situazione senza precedenti, la monitoreremo da vicino nelle settimane e nei mesi a venire’ – ha concluso Baber.