Il governo britannico vuole aumentare l'uso delle prove segrete nei processi - Amnesty International Italia

Il governo britannico vuole aumentare l’uso delle prove segrete nei processi

15 ottobre 2012

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Il piano del governo del Regno Unito per estendere l’uso delle prove segrete nel sistema giudiziario ‘pare tratto dalle pagine di un racconto di Kafka’, secondo Amnesty International.

Il 15 ottobre l’organizzazione per i diritti umani ha diffuso un rapporto estremamente critico nei confronti della proposta che autorizzerebbe il governo a basarsi su prove segrete nei procedimenti civili, compresi quelli riguardanti presunte responsabilità governative per violazioni dei diritti umani quali torture e sparizioni forzate.

Queste misure, contenute nell’Atto sulla giustizia e la sicurezza, la cui discussione è in programma alla Camera dei Lord nelle prossime settimane, permetterebbero al governo di ricorrere alle cosiddette ‘procedure sui materiali non disponibili’, per evitare l’accesso alla documentazione processuale da parte di privati e avvocati anche quando essi riguardino il coinvolgimento di funzionari del Regno Unito in atti illegali, al di là della loro gravità.

Il governo può già utilizzare prove segrete in almeno 21 differenti contesti, tra cui i ricorsi contro l’imposizione di ‘Misure altamente restrittive in materia di prevenzione e indagini relative al terrorismo (le vecchie ‘ordinanze di controllo’) e i procedimenti di espulsione per motivi di sicurezza nazionale.

Il rapporto di Amnesty International, di 50 pagine e intitolato ‘Lasciati nell’ombra: l’uso delle prove segrete nel Regno Unito’, è molto critico verso l’aumento senza precedenti dell’uso di misure di giustizia segreta negli ultimi 10 anni, visto come un ‘radicale allontanamento’ dai requisiti fondamentali di equità nelle cause civili e penali.

Il rapporto comprende le testimonianze di 25 avvocati che hanno preso parte a cause basate su prove segrete, e di tre ‘avvocati speciali’, ai quali è permesso vedere le prove segrete senza però poterne parlare coi loro clienti.

Richard Hemer, uno degli avvocati, ha dichiarato: ‘L’idea che si possa adire una corte dopo che ti è accaduto di tutto, intentare una causa per ottenere giustizia, essere esclusi dal procedimento e alla fine perdere senza che ti siano fornite le ragioni di tale decisione, va in senso contrario a ogni concezione di onestà, stato di diritto e giustizia trasparente’.

Il rapporto di Amnesty International riporta anche le testimonianze di privati cittadini che sono stati oggetto di misure adottate basandosi su prove segrete, i quali hanno raccontato il duro impatto di tali misure su di sé e sulle loro famiglie. Un uomo di 43 anni, che può essere identificato pubblicamente soltanto come ‘G’ è stato sottoposto per 10 anni al carcere o a provvedimenti estremamente restrittivi, sulla base di prove segrete che non ha mai visto.

‘Voglio giustizia: l’opportunità di difendere me stesso in un processo giusto. (…) Non mi è permesso di conoscere la prova che lo stato afferma di avere contro di me’ – ha dichiarato ‘G’.

Sua moglie ha aggiunto: ‘A dicembre dell’anno scorso è stato il 10° anniversario della prima volta che mio marito è stato incarcerato. Ancora non sappiamo di che cosa è stato accusato e viviamo ancora in condizioni che rendono la nostra vita molto difficile. (…). Mio marito porta uno stigma e con lui tutti noi’.

Secondo Alice Wyss, ricercatrice di Amnesty Regno Unito, ‘la proposta di legge è una vera minaccia ai principi di trasparenza ed equità, che dovrebbero essere sempre al centro del nostro sistema giudiziario. Già è abbastanza negativo che si sia lasciato che le procedure segrete si insinuassero nel sistema, ma il governo sta ora cercando di estendere il segreto giudiziario a un livello senza precedenti. Si vuole un sistema dove si possa giocare la carta della sicurezza nazionale, quando si vuole che le cose restino segrete’.

‘Prove tenute segrete, avvocati che non possono parlare… Questo sistema di giustizia segreta esce direttamente da un racconto di Kafka’ – ha commentato Wyss. ‘Una persona che può credibilmente accusare il Regno Unito di essere responsabile di tortura, sparizione forzata o di un’altra violazione dei diritti umani ha diritto a un rimedio giusto ed efficace. Anche l’opinione pubblica ha il diritto di conoscere la verità, se  e come il governo sia coinvolto’.

‘La proposta di legge permetterà al governo di stendere un velo di segretezza sugli illeciti. Chiediamo che la Camera dei Lords la respinga, a meno che non sia seriamente emendata, rimuovendo le parti relative alla giustizia segreta’ – ha concluso Wyss.

I tentativi del governo per guadagnare consenso sulle misure controverse contenute nell’Atto sulla giustizia e la sicurezza fanno seguito, tra l’altro, a una recente azione civile per danni promossa da persone che ritengono il Regno Unito responsabile di ‘rendition’, detenzioni illegali e maltrattamenti, incluso un periodo di tempo trascorso nel centro di detenzione di Guántanamo.

Amnesty International riconosce che in alcune circostanze i governi possono legalmente restringere la diffusione di informazioni, ma ritiene che la proposta del governo di Londra non sia coerenti coi suoi obblighi in materia di diritti umani. Le misure proposte si allontanano dai tradizionali standard di equità e trasparenza e consentirebbero al governo di evitare l’opportuno esame del suo comportamento in materia di diritti umani.

 

Scarica il rapporto in inglese ‘Left In The Dark: the use of secret evidence in the United Kingdom’