Il governo italiano e il sostegno a Israele

26 Gennaio 2026

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L’11 novembre 2023, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, pronunciava queste orribili parole: “Per intenderci, quando dicono che Hamas deve essere eliminato, significa anche che quelli che cantano, quelli che sostengono e quelli che distribuiscono dolciumi, sono tutti terroristi. E dovrebbero essere eliminati!”. E così è stato, tutto è stato distrutto, troppe persone sono state uccise.

Case rase al suolo, ospedali trasformati in macerie, intere famiglie cancellate, tutto questo accade mentre l’Italia continua a fornire sostegno diplomatico e assistenza a Israele. Sostegno e impunità che consentono le violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra, alimentando ulteriormente il genocidio ai danni della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.

L’obbligo internazionale di mettere in atto tutte le misure possibili per prevenire un genocidio si attiva non appena uno stato apprende dell’esistenza del rischio di un genocidio. Di fronte al genocidio in corso nella Striscia di Gaza, l’Italia è quindi obbligata ad agire, ma non lo fa. In questi due anni, il nostro governo avrebbe dovuto adottare varie misure per allineare la propria politica estera al rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, come l’interruzione del commercio, la sospensione di accordi logistici, l’interruzione di ogni forma di cooperazione.

L’Italia, al contrario, ha mostrato inerzia e passività che rischiano di essere spiegati solo come un atto di complicità. Ad esempio, l’Italia continua a non sostenere la sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele, che riguarda il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, continuando a contribuire all’occupazione del Territorio palestinese occupato e al genocidio nella Striscia di Gaza, che viene alimentato anche dalla mancanza d’azione dei paesi terzi.

L’Italia ha l’obbligo internazionale di vietare commerci e investimenti che possano contribuire al genocidio di Israele nei confronti della popolazione palestinese e ad altre gravi violazioni del diritto internazionale. Nonostante questo, nel 2024 ha importato beni e servizi per oltre un miliardo di euro, con un volume totale di scambi pari a oltre quattro miliardi. Non solo non ha preso misure concrete per fermare il genocidio in corso, ma nel 2024 ha esportato armi e munizioni verso Israele per un valore di 5,2 milioni di euro, fornendo assistenza tecnica da remoto, riparazione di materiali e fornitura di pezzi di ricambio. L’Italia ha così contribuito, sia finanziariamente sia industrialmente, alla fornitura di materiali bellici impiegati da Israele per commettere crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. Ne ha tratto vantaggio economico, posizionandosi come secondo partner principale con l’azienda Leonardo S.p.A., che riveste un ruolo strategico, sia industriale sia operativo, nella produzione e nella gestione di questi sistemi bellici. La lista degli scambi commerciali è ampliata da tecnologie civili a “duplice uso”, strumenti concepiti per uso civile, ma adattati a uso militare, che l’Italia continua a esportare in Israele. In questo modo il governo attacca e aggira la legge 185/90 sull’esportazione dei materiali di armamento, secondo la quale il governo deve valutare se il paese destinatario è coinvolto in un conflitto armato o viola i diritti umani, se c’è il rischio che i materiali siano dirottati verso altri soggetti non autorizzati e le conseguenze sul contesto internazionale e sulla pace. Autorizzare un trasferimento in violazione di queste condizioni può comportare responsabilità legali e politiche.

Secondo il diritto internazionale, uno stato è responsabile se consapevolmente fornisce assistenza nella commissione di un atto illecito internazionale. Non è necessario che lo stato complice condivida pubblicamente l’intento genocida, ne basta la consapevolezza. L’Italia non può più far finta di niente davanti a prove schiaccianti dei crimini atroci commessi da Israele e di gravi violazioni dei diritti umani in tutto il Territorio palestinese occupato. Non è una questione di politica estera, non esistono interessi strategici e politici che possano giustificare i livelli di morte e distruzione inflitti. Ogni autorizzazione per un carico di armi, ogni accordo non annullato, ogni parola non detta vuol dire girarsi dall’altra parte di fronte a vittime di genocidio e apartheid.

A cura di Tina Marinari, campaigner di Amnesty International Italia

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