‘Il mio cuore è esausto’: una storia dal braccio della morte in Arabia Saudita raccontata da una madre - Amnesty International Italia

‘Il mio cuore è esausto’: una storia dal braccio della morte in Arabia Saudita raccontata da una madre

17 febbraio 2016

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Ali al-Nimr aveva solo 17 anni quando è stato arrestato il 14 febbraio 2012, pochi mesi dopo aver preso parte a manifestazioni anti-governative. È stato condannato a morte, pur essendo minorenne quando è stato arrestato e a seguito di un processo profondamente ingiusto sulla base di ‘confessioni’ che, dice, sono state ottenute con la tortura. Ali ora attende la sua esecuzione. Sua madre, Nassra al-Ahmed, racconta la loro storia.

Quando ho sentito per la prima volta il verdetto di condanna del mio bambino, mi sono sentita come se un fulmine mi stesse colpendo in testa. Era come essere a lutto e di colpo ho perso le cose più care e belle che ho.

La sua assenza mi ha sfinito il cuore. I miei occhi versano lacrime continuamente, desiderandolo ardentemente. Sono sopraffatta dalla mancanza dei suoi lineamenti angelici. Il suo sorriso non lascia mai la mia mente e i ricordi mi spingono alle lacrime ogni volta che lo vedo in una foto.

Prima dell’arresto di Ali, la mia famiglia conduceva una vita normale. Era un bambino bellissimo e gentile che non smetteva mai di diventare ancora più bello crescendo. La sua bellezza nasceva dal suo buon cuore, dal suo amore per gli altri e dai suoi meravigliosi principi morali. Amava tutto ciò che era bello: Allah, la virtù, la natura, il mare, il sole, gli alberi e gli animali.

Non c’è posto per la disperazione nel cuore di Ali. Lui è sempre stato ottimista e sorridente. Gli piacevano la lettura e la fotografia e passava la gran parte della giornata curando, pulendo e cibando degli uccelli. Non gli piaceva tenerli in gabbia: li liberava per farli volare intorno al giardino senza che nessuno desse loro fastidio.

Suo padre lo portava con sé nei suoi viaggi d’affari e presto si rese conto della passione di suo figlio per i viaggi e la conoscenza. Era sempre lì a fare domande sulle origini delle differenze negli alimenti e nei costumi tra i popoli.  Era solito interrogarsi sulle differenze tra le fedi. Si chiedeva: ‘I cristiani adorano Dio, i musulmani adorano Allah, quindi perché sono diversi gli uni dagli altri?’.

Ho pianto tanto quando è stato preso, ma non mi sarei mai aspettata che sarei andata avanti a piangere per quattro lunghi anni. È stato strappato via dal calore della nostra casa e costretto ad essere detenuto nel freddo intenso di prigioni oscure. È stato allontanato dalla sua casa e dalle persone a lui care per gustare l’insipido sapore amaro della vita in cella.

Nessuna situazione mi è stata più dolorosa di quando ho visto mio figlio in carcere. Desideravo ardentemente vederlo, ma ho dovuto girare la faccia perché non l’avevo riconosciuto. Non aveva il suo aspetto normale né la sua voce perché era stato torturato.

Non ebbe bisogno di dirmi quello che era successo perché il suo volto, le mani, i piedi e il corpo parlavano per lui. Sul suo corpo erano chiaramente visibili ferite e gonfiori da contusioni. Era debole e sciupato, ma anche evidentemente molto giallastro e fragile. Tutto questo era il risultato dei calci e delle percorse subite.

Con l’assenza di Ali, mi mancano molte cose e molte cose nella vita soffrono la sua mancanza. Mancano la sua presenza e la sua generosità. A tutto quello che c’è in casa manca il suo tocco, la sua passione e il suo cuore gentile.

Ogni volta che piango, immagino Ali che mi asciuga le lacrime e mi dà una pacca sulla testa dicendomi: ‘Non piangere mamma, non rendere triste il mio cuore’. Ho aspettato la luce del giorno durante la notte, ma ora non riesco più a distinguere il giorno dalla notte: si sono entrambi ridotti a buio. Ho mal di testa ogni notte e l’insonnia ha preso il controllo al punto che ora odio l’arrivo della sera.

Ali è la vita, e la vita non può prosperare senza di lui; egli dà vita allo spazio e impulso al tempo. È la luce senza la quale la vita non è bella nei nostri occhi.

Mi affido a tutte le persone di umanità affinché facciano appello ai funzionari perché rilascino mio figlio. Ali dovrebbe essere libero di vivere la vita alla quale aspira in quanto giovane pieno di ambizione e di desiderio di dare. Quanto meno, dovrebbero avere un nuovo processo che sia pubblico ed equo e in conformità con gli standard internazionali, basato su prove piuttosto che su accuse inventate.

Io sono più che sicura che mio figlio è innocente. E ho ancora una profonda speranza che non svanisce mai, nonostante le difficoltà e le sfide. Questa speranza si concretizzerà: Ali riacquisterà la sua libertà e ne verrà fuori più ottimista e altruista che mai.

Nonostante tutto, il morale di Ali è alto, grazie a Dio. Egli dice: ‘Io sono un uomo che vive di speranza. Se dovesse concretizzarsi, sarò grato ad Allah. Se così non fosse, vivrò felicemente di questa speranza’. Allo stesso modo, io, sua madre, vivo di speranza, per quella che mio figlio crede sia la scelta sensata, in modo che la vita possa continuare.

Unisciti alla nostra richiesta a Re Salman dell’Arabia Saudita di annullare la condanna e la sentenza di Ali al-Nimr. Potrebbe essere messo a morte in qualsiasi momento.