In fin di vita detenuto palestinese in sciopero della fame. Israele lo ricoveri o lo rilasci! - Amnesty International Italia

In fin di vita detenuto palestinese in sciopero della fame. Israele lo ricoveri o lo rilasci!

5 settembre 2012

Tempo di lettura stimato: 3'

Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane di rilasciare o ricoverare in ospedale Samer al-Barq, 37 anni, un palestinese in carcere senza accusa né processo sulla base di un ordine di detenzione amministrativa dal luglio 2010 e che attualmente si trova nel centro medico della prigione di Ramleh.

Da aprile, se si eccettua una pausa di otto giorni a metà maggio, al-Barq non ha assunto cibo per 139 giorni.

‘In assenza di un’incriminazione e di un processo equo, al-Barq dev’essere rilasciato immediatamente e, come minimo, essere urgentemente ricoverato in un ospedale civile. Necessita di cure mediche specialistiche che solo in una struttura del genere può ricevere’ – ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Al-Barq era stato trasferito il 27 agosto all’ospedale pubblico Assaf Harofeh, dove era arrivato con problemi al fegato, pressione bassa e scarse pulsazioni. Il giorno dopo, mentre il detenuto era ammanettato al letto d’ospedale, con grandi difficoltà a parlare e probabilmente neanche del tutto cosciente di quanto stava accadendo, era iniziata una revisione giudiziaria del suo caso, poi rinviata al 6 settembre.

Il 30 agosto, al-Barq era stato fatto rientrare al centro medico di Ramleh e poi posto in isolamento insieme a un altro palestinese in detenzione amministrativa e in sciopero della fame, Hassan Safadi, che non assume cibo dal 21 giugno.

Amnesty International continua a chiedere la fine della detenzione amministrativa, in base alla quale i palestinesi che sono ritenuti costituire una minaccia per la sicurezza possono essere imprigionati sulla base di un ordine militare per un periodo di sei mesi, rinnovabile a tempo indeterminato. La detenzione amministrativa si basa su informazioni segrete, non disponibili per i detenuti e i loro avvocati, che in questo modo non possono contestarne la legittimità.