India: la nuova legge sulla violenza sessuale non va bene - Amnesty International Italia

India: la nuova legge sulla violenza sessuale non va bene

14 febbraio 2013

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Il 3 febbraio 2013, nonostante le proteste in tutto il paese da parte dei gruppi per i diritti umani e delle associazioni per i diritti delle donne, il presidente dell’India Pranab Mukherjee ha firmato l’Ordinanza 2013 di emendamento del codice penale, in materia di violenza contro le donne.

Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto ai parlamentari di annullare la legge o di introdurre significative modifiche. Le due organizzazioni ritengono che la legislazione in materia di violenza sessuale debba rispecchiare le norme e gli standard internazionali, incorporando anche le principali raccomandazioni della Commissione Verma, da poco istituita.

Meenakshi Ganguly, direttore di Human Rights Watch per il sud-est asiatico, sostiene che ‘la nuova ordinanza finalmente riforma le leggi indiane dell’era coloniale sulla violenza sessuale, ma non prevede protezioni fondamentali per i diritti umani né riparazione per le vittime’.

La riforma della legislazione penale in materia di violenza sessuale è stata oggetto di dibattito nazionale in India a seguito della violenza di gruppo e della morte di una ragazza di 23 anni, a New Delhi, nel dicembre 2012. Il governo indiano ha istituto una commissione, composta da tre persone e presieduta dall’ex presidente della Corte suprema di giustizia J.S. Verma, col compito di suggerire riforme per rafforzare le norme contro la violenza sessuale. Tuttavia, la nuova ordinanza ignora le raccomandazioni chiave della Commissione, soprattutto sulla necessità che la polizia debba rispondere del suo operato e che la violenza sessuale sia considerata quale violazione dei diritti delle donne e dell’integrità fisica.

Secondo G. Ananthapadmanabhan, direttore esecutivo di Amnesty International India ‘prima della promulgazione di qualsiasi legge ci dovrebbe essere un intenso dibattito parlamentare. Inoltre, gli emendamenti non dovrebbero ignorare le raccomandazioni chiave della Commissione Verma o il punto di vista dei gruppi nazionali sui diritti delle donne.’

I gruppi per la difesa dei diritti umani ritengono che l’ordinanza non sia all’altezza degli standard internazionali sui diritti umani da vari punti di vista: non punisce tutte le forme di violenza sessuale con pene adeguate, come invece prevedono le norme internazionale sui diritti umani; contiene formulazioni vaghe e discriminatorie; introduce la pena capitale per alcuni casi di violenza sessuale; conserva un’effettiva immunità legale per gli agenti delle forze di sicurezza accusati di violenza sessuale; danneggia, piuttosto che agevolare, le adolescenti aumentando l’età del consenso per i rapporti sessuali e definisce il traffico di esseri umani in un modo che potrebbe confondersi con le prestazioni sessuali a pagamento tra adulti consenzienti.

Problemi di definizione

Secondo i gruppi per la difesa dei diritti umani, alcune delle definizioni incorporate nell’ordinanza non proteggono adeguatamente le donne dalla violenza sessuale. L’ordinanza mantiene in vigore concetti arcaici e discriminatori quali l”insulto’ o l”oltraggio’ alla ‘modestia’ delle donne, invece di parlare di reati contro il loro diritto all’integrità fisica. Ciò è in contrasto con l’obbligo internazionale dell’India di modificare tutte le leggi contenenti disposizioni discriminatorie di genere.
L’ordinanza include gli atti di penetrazione nella definizione di ‘aggressione sessuale’, ma non stabilisce alcuna distinzione tra i danni causati da un atto grave e da uno non grave.  Ad esempio, l’atto di toccare il petto di una persona equivale, dal punto di vista sanzionatorio, a un atto di penetrazione.

Limitato riconoscimento dello stupro maritale

L’ordinanza discrimina le donne sulla base del loro stato civile e nega loro uguale protezione di fronte alla legge. Secondo la sezione 375 del codice penale, ora emendato, una moglie non può denunciare suo marito per ‘violenza sessuale’, se non nei casi estremamente limitati in cui ‘viva separatamente secondo le disposizioni di un atto di separazione, la consuetudine oppure gli usi’.

L’India ha ratificato trattati e appoggiato dichiarazioni che riconoscono il diritto all’autonomia sessuale come una questione di uguaglianza per le donne, incluso il diritto di decidere liberamente se avere rapporti sessuali privi da forme di coercizione, discriminazione e violenza. I gruppi per la difesa dei diritti umani sostengono che la legislazione penale debba offrire protezione dalla violenza domestica in ogni circostanza.

Inasprimento delle pene

L’ordinanza introduce la pena di morte per le violenze sessuali che causino la morte o il ‘persistente stato vegetativo’ della vittima e in caso di recidività.
Amnesty International e Human Rights Watch si oppongono alla pena di morte in ogni circostanza in quanto pena crudele, disumana e degradante oltre che una violazione del diritto alla vita. Questa irreversibile sanzione è stata abolita dalla maggior parte dei paesi.

Piuttosto che pensare a inasprire le pene, il legislatore dovrebbe assicurare che la legge riformi in maniera sostanziale le modalità con cui la violenza sessuale viene denunciata, investigata e perseguita.

Immunità per la polizia e le forze armate

L’ordinanza continua a porre la polizia e le forze armate al di sopra della legge nei casi di violenza sessuale. Secondo le procedure penali vigenti e varie leggi speciali, gli appartenenti alle forze di polizia e alle forze di sicurezza non sono perseguibili, neanche per violenza sessuale, a meno che l’organo governativo sovraintendente non dia la sua approvazione. Questo accade raramente, garantendo così un’effettiva immunità per chi si rende responsabile di queste gravi azioni. La Commissione Verma ha raccomandato la rimozione di queste immunità legali. Secondo i gruppi per la difesa dei diritti umani, i tempi lunghi delle procedure legali contro membri della polizia e delle forze armate hanno dato vita a un sistematico ciclo d’ingiustizia per le donne sopravvissute alla violenza nel nordest dell’India, nello stato di Jammu e Kashmir, così come nelle zone dove operano i gruppi maoisti.

Secondo Ganguly di Human Rights Watch, ‘le leggi indiane non dovrebbero fornire alla polizia e alle forze armate privilegi speciali per compiere violenze sessuali e altre violazioni dei diritti umani. Richiedere l’autorizzazione governativa per poter portare in tribunale un funzionario dello stato è un’inaccettabile barriera alla giustizia per le sopravvissute alla violenza sessuale’.

Età per intrattenere rapporti sessuali consentiti

L’Atto sulla protezione dei bambini dai reati sessuali, promulgato nel 2012, ha innalzato l’età legale minima per intrattenere rapporti sessuali, da 16 a 18 anni. La Commissione Verma ha invece raccomandato che l’età legale minima torni a essere  di 16 anni.

La Legge indiana dovrebbe continuare a riconoscere che, al di sotto di una certa età, approcci sessuali con un bambino o adolescente che non è in grado di dare significativo consenso, debbano essere perseguiti. Secondo i gruppi per la difesa dei diritti umani, la legge dovrebbe anche tenere in considerazione l’evoluzione della capacità e del grado di maturità degli adolescenti nel prendere decisioni autonome sulla loro condotta sessuale, la differenze d’età tra coloro che intrattengono relazioni sessuali, nonché annullare sanzioni inadeguate. Il quadro legale dovrebbe aiutare gli adolescenti a rapportarsi con la loro sessualità in modo responsabile e informato, invece di punire coloro che dovrebbe proteggere.

Possibile associazione delle prestazioni sessuali a pagamento tra adulti consenzienti con ‘traffico di esseri umani’

Secondo i gruppi di diritti umani, l’articolo 370 del Codice penale ora emendato, associa il crimine di ‘traffico di esseri umani’ con le prestazioni sessuali a pagamento tra adulti consenzienti.

L’ordinanza introduce una nuova definizione di ‘traffico di esseri umani’, secondo la quale il reato si verifica quando una persona ‘recluta, trasporta, nasconde, trasferisce o riceve una persona o persone’ mediante uso della forza, minacce, inganno, induzione o abuso di poteri allo scopo di ‘sfruttamento’. Tuttavia l’ordinanza stabilisce che ‘lo sfruttamento include la prostituzione e altre forme di sfruttamento sessuale’ e aggiunge che ‘il consenso della vittima è irrilevante ai fini di determinare l’accusa di traffico di esseri umani’. Mentre la prostituzione forzata deve esser trattata come un reato e l’eventuale consenso al compimento di un reato non deve essere un argomento a difesa, la norma rischia di associare le prestazioni sessuali a pagamento tra adulti consenzienti al traffico di esseri umani ai fini di prostituzione forzata.

Criminalizzazione delle relazioni sessuali consenzienti tra persone dello stesso sesso

L’ordinanza non revoca la sezione 377 del codice penale, che qualifica come reato le relazioni consenzienti tra adulti dello stesso sesso. Nel 2009, il Tribunale superiore di Delhi ha stabilito che considerare reato le relazioni consenzienti tra adulti dello steso sesso è una violazione dei diritti costituzionali di uguaglianza, non discriminazione e del diritto alla privacy e a una vita dignitosa.

A fronte delle gravi imperfezioni nella nuova ordinanza, Amnesty International e Human Rights Watch hanno chiesto al parlamento indiano di respingere il testo dell’ordinanza ricevuto e hanno sollecitato il consiglio dei Ministri a presentare un progetto di legge modificato.

‘Invece di far passare un’ordinanza piena di imperfezioni, il consiglio dei Ministri indiano dovrebbe discutere un progetto di legge redatto bene ed esaustivo, che affronti il tema della violenza di genere, specialmente la violenza sessuale’ – ha dichiarato G. Ananthapadmanabhan di Amnesty International India. ‘Il parlamento dovrebbe avviare effettive consultazioni con i gruppi della società civile e assicurare che ogni nuova legge si uniformi agli standard internazionali’.