India: le attività della Vedanta Resources minacciano i diritti umani - Amnesty International Italia

India: le attività della Vedanta Resources minacciano i diritti umani

9 febbraio 2010

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India: Amnesty International chiede al governo di fermare le attività di scavi minerari e di raffinazione nello stato dell’Orissa

CS012: 09/02/2010

In un rapporto presentato oggi a Delhi, Amnesty International ha accusato il governo indiano di aver fornito informazioni insufficienti o fuorvianti sul possibile impatto di due attività portate avanti da imprese sussidiarie della compagnia britannica Vedanta Resources: una raffineria di alluminio e i lavori di scavo di una miniera di bauxite.
 
Il rapporto di Amnesty International, intitolato ‘Non minate la nostra esistenza: come la raffineria e la miniera di bauxite devastano la vita in India’, denuncia che la raffineria di alluminio della Vedanta Resources sta inquinando l’aria e l’acqua nella zona di Lanjigarh, mettendo così a rischio la salute delle popolazioni locali e il loro accesso all’acqua. 
 
Una gigantesca raffineria incombe sulla popolazione, che respira aria inquinata e vede ormai come una minaccia il fiume che costituisce una delle principali fonti d’acqua della zona‘ – ha dichiarato Ramesh Gopalakrishnan, ricercatore di Amnesty International sull’Asia meridionale. ‘La cosa scandalosa è che le persone più colpite da questo progetto sono quelle che hanno ricevuto meno informazioni‘.
 
Gli adivasi (le popolazioni native dell’India), i dalit (gli intoccabili), le donne e altre comunità emarginate che vivono nella parte più remota dello stato dell’Orissa hanno raccontato ad Amnesty International che le autorità locali avevano detto loro che la raffineria avrebbe trasformato la zona in una nuova Mumbai o in una sorta di Dubai. 
 
L’Organismo statale di controllo sull’inquinamento ha documentato, a sua volta, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua provocato dalla raffineria di alluminio, confermando i riscontri di Amnesty International. Tuttavia non è stato ancora attivato alcun monitoraggio sulla salute della popolazione.

Una volta ci lavavamo nel fiume ma ora ho paura di portarci i miei figli. Entrambi hanno avuto vesciche e irritazioni cutanee‘ – ha raccontato una madre ad Amnesty International. L’organizzazione per i diritti umani ha verificato molti altri racconti simili da parte di persone che vivono nei pressi della raffineria.
 
Nonostante questo e il fatto che la raffineria sia sorta in un ambiente inadatto, nei pressi di un fiume e di insediamenti abitati, il governo sta valutando un progetto che sestuplicherebbe la dimensione della raffineria. Né le autorità indiane né la Vedanta Resources hanno informato le comunità locali sull’aumento dell’inquinamento e sui suoi possibili effetti.
 
La Orissa Mining Corporation e un’altra sussidiaria della Vedanta Resources, a loro volta, stanno valutando d’iniziare i lavori di scavo della miniera di bauxite sulle colline di Niyamgiri. Questo progetto minaccia l’esistenza di una comunità di adivasi, i Dongria Kondh, 8000 persone che vivono da secoli sulla collina e che considerano quest’ultima sacra ed essenziale per la loro sopravvivenza fisica, economica e culturale. Tuttavia, non è stato istituito alcun meccanismo per chiedere il consenso informato della comunità.
 
Abbiamo già visto cosa accade agli altri adivasi quando sono costretti a lasciare le loro terre tradizionali: perdono tutto‘ – ha dichiarato un Dongria Kondh ad Amnesty International.
 
Gli abitanti dello stato dell’Orissa sono tra i più poveri dell’India e la loro salute è minacciata dalla raffineria. La loro voce è ignorata dalla Vedanta Resources, dai suoi partner e dal governo locale. Sebbene le loro vite e il futuro siano la posta in gioco, sono stati consultati in modo inadeguato‘ – ha commentato Gopalakrishnan.

Amnesty International chiede al governo indiano e alla Vendana Resources di assicurare che la raffineria non sia ingrandita e i lavori di scavo della miniera non vadano avanti fino a quando gli attuali problemi non saranno stati risolti. L’organizzazione sollecita inoltre l’avvio di consultazioni con la popolazione locale e chiede in particolare al governo indiano di istituire un meccanismo per chiedere il consenso libero, preventivo e informato dei Dongria Kondh.

Ulteriori informazioni
 
La raffineria di alluminio di Lanjigarh è diretta dalla Vedanta Aluminium Ltd, di proprietà della Vedanta Resources per il 70,5 per cento e della Sterlite India Ltd per il restante 29,5 per cento. Vedanta Resources possiede il 59,9 per cento della Sterlite India. 
 
Il progetto minerario dovrebbe essere portato avanti da una joint venture, la South-west Orissa Bauxite Mining Corporation, formata per il 74 per cento dalla Sterlite India e per il 26 per cento dalla Orissa Mining Corporation, di proprietà statale.
 
I Dongria Kondh sono una comunità adivasi ‘in pericolo’, secondo quanto stabilito da un comitato istituito dalla Corte suprema indiana. 
 
Secondo il diritto internazionale, il governo indiano ha l’obbligo di rispettare, proteggere e rafforzare i diritti umani, tra cui quelli all’acqua e alla salute, nonché di proteggere i diritti delle popolazioni native che vivono su terre e territori occupati per tradizione secolare. Gli obblighi di protezione richiedono l’adozione, da parte dello stato, di misure tali da assicurare che altri attori (come le imprese) non mettano a rischio o violino i diritti umani. Se un governo viene meno all’obbligo di protezione, ciò non assolve le imprese dalla responsabilità per le loro attività e per l’impatto di queste ultime sui diritti umani Le imprese, come minimo, devono rispettare tutti i diritti umani.
 
Il rapporto ‘Non minate la nostra esistenza: come la raffineria e la miniera di bauxite devastano la vita in India‘ viene pubblicato nell’ambito della campagna ‘Io pretendo dignità‘, lanciata nel maggio 2009 da Amnesty International per porre fine alle violazioni dei diritti umani che creano e acuiscono la povertà. La campagna sta mobilitando persone di ogni parte del mondo per pretendere che i governi, le aziende e altri in posizione di potere ascoltino la voce di coloro che vivono in povertà e rispettino i loro diritti.

FINE DEL COMUNICATO                                                                               Roma, 9 febbraio 2010
 
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