India: sconcertante sentenza della Corte suprema reintroduce la criminalizzazione dell'omosessualità - Amnesty International Italia

India: sconcertante sentenza della Corte suprema reintroduce la criminalizzazione dell’omosessualità

17 dicembre 2013

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Una sentenza della Corte suprema dell’India, che ha reso i rapporti fra adulti dello stesso sesso consenzienti un reato, rappresenta una giornata nera per la libertà in India, ha dichiarato oggi Amnesty International India.

Questa decisione è un duro colpo ai diritti all’uguaglianza, alla privacy e alla dignità’, ha affermato G Ananthapadmanabhan, chief executive di Amnesty International India. ‘E’ difficile non sentirsi delusi da questa sentenza, che ha portato l’India indietro di parecchi anni nel suo impegno per proteggere i diritti fondamentali‘.

La Corte suprema ha ribaltato una sentenza storica dell’Alta corte di Delhi nel 2009, che aveva depenalizzato i rapporti fra adulti dello stesso sesso consenzienti. La Corte suprema ha affermato che la sezione 377 – che criminalizza il ‘rapporto carnale contro l’ordine della natura’ – era costituzionalmente valida e ha dichiarato che il governo potrebbe adottare misure legislative per abrogare la legge.

L’Alta corte di Delhi aveva stabilito nel 2009 che la messa al bando delle relazioni omosessuali tra adulti consenzienti era discriminatoria e violava i diritti all’uguaglianza, alla privacy e alla dignità stabiliti nella costituzione indiana.

Il caso è stato inizialmente proposto dalla Fondazione Naz, un’organizzazione indiana per i diritti sessuali. A seguito della sentenza dell’Alta corte di Delhi nel 2009, un gruppo di enti privati​​, inclusi i gruppi religiosi, si è appellato contro la decisione presso la Corte suprema.

Il governo centrale dell’India non si è appellato. Il procuratore generale ha detto alla Corte suprema nel marzo 2012: ‘Il governo indiano non trova alcun errore nella sentenza dell’Alta corte e ne accetta la correttezza’.

Confutando affermazioni che l’omosessualità fosse ‘non indiana’, il procuratore generale ha affermato: ‘L’introduzione della sezione 377 non era un riflesso dei valori e delle tradizioni indiane esistenti, piuttosto è stato imposto alla società indiana dai colonizzatori a causa dei loro valori morali’.

Durante una revisione della situazione dei diritti umani in India al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel 2012, il governo indiano ha citato la decisione dell’Alta corte di Delhi per indicare il suo progresso in materia di
diritti umani.

Il governo dell’India ha detto che è a favore della depenalizzazione dell’omosessualità. Ora è il momento di agire sulla sua parola. Il parlamento deve immediatamente approvare una legislazione per ripristinare i diritti e le libertà che sono stati negati oggi‘, ha concluso G Ananthapadmanabhan.

Ulteriori informazioni

L’Alta corte di Delhi nel 2009 aveva stabilito che la criminalizzazione dell’omosessualità aveva forzato ‘una parte consistente della società … a vivere la loro vita all’ombra di molestie, sfruttamento, umiliazione, trattamento crudele e degradante per mano del meccanismo di applicazione della legge’.

Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani – l’organismo di esperti che sovrintende all’attuazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici – ha affermato che le leggi utilizzate per criminalizzare le relazioni omosessuali private tra adulti consenzienti violano i diritti alla privacy e alla non discriminazione.

Amnesty International India chiede inoltre al parlamento indiano di approvare leggi specifiche per criminalizzare la violenza sessuale contro gli uomini e le persone transgender.

FINE DEL COMUNICATO     Roma, 11 dicembre 2013

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