Indonesia, l'uso della pena di morte viziato da problemi giudiziari endemici - Amnesty International Italia

Indonesia, l’uso della pena di morte viziato da problemi giudiziari endemici

18 ottobre 2015

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In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato che ai prigionieri nel braccio della morte viene negato l’accesso agli avvocati e vengono inflitti brutali pestaggi per ottenere ‘confessioni”; i detenuti stranieri che rischiano la pena di morte devono affrontare procedure giudiziarie difficilmente comprensibili. Dopo anni in cui sembrava che l’Indonesia avesse abbandonato l’uso della pena capitale, il presidente Joko ‘Jokowi’ Widodo, in carica dall’ottobre 2014, si è fatto beffe del diritto internazionale ordinando 14 esecuzioni. La vita di decine e decine di prigionieri nel braccio della morte è a rischio.

L’inversione di tendenza dell’Indonesia in materia di esecuzioni ha già causato la morte di 14 persone, nonostante le ampie prove di violazioni del diritto a un processo equo. Il governo può anche sostenere di aver applicato il diritto internazionale alla lettera ma quello che abbiamo verificato è l’esistenza di problemi endemici nel sistema giudiziario‘ – ha dichiarato Josef Benedict, direttore delle campagne sul Sudest asiatico di Amnesty International. ‘La pena di morte è sempre una violazione dei diritti umani, ma le numerose e gravi questioni relative alla sua applicazione in Indonesia rendono il suo uso in questo paese ancora più tragico. Le autorità di Giakarta devono porre fine a questi insensati omicidi una volta per tutte e avviare immediatamente una revisione di tutte le condanne con l’obiettivo di commutarle‘ – ha aggiunto Benedict.

Delle 14 persone messe a morte tramite plotone d’esecuzione nel 2015, tutte condannate per reati di droga, 12 erano straniere. Il governo ha annunciato che intende usare la pena di morte per affrontare una ‘emergenza droga’, nonostante l’assenza di qualsiasi prova a sostegno di un maggior potere deterrente della pena capitale rispetto al carcere. Il presidente Widodo ha anche dichiarato che respingerà tutte le richieste di clemenza di prigionieri in attesa dell’esecuzione per reati di droga. Amnesty International ha analizzato la situazione di 12 prigionieri nel braccio della morte, evidenziando gravi problemi del sistema giudiziario indonesiano che pongono seri interrogativi sull’uso della pena di morte in Indonesia.

Confessioni forzate

Nella metà dei casi esaminati, i detenuti nel braccio della morte hanno dichiarato di essere stati costretti a ‘confessare’ a seguito di brutali pestaggi da parte di agenti di polizia. Le autorità indonesiane non hanno mai dato seguito alle molte denunce di maltrattamenti e torture.
Zulfiqar Ali, cittadino pachistano, ha denunciato che la polizia lo ha trattenuto per tre giorni in un’abitazione privata, dove è stato preso a calci e pugni e minacciato di morte fino a quando ha firmato una ‘confessione’. I pestaggi sono stati così brutali che ha dovuto essere operato ai reni e allo stomaco. Ciò nonostante, il giudice del processo ha autorizzato l’uso della sua ‘confessione’ come prova e non c’è stata alcuna indagine indipendente sulle sue denunce di tortura. Le preoccupazioni di Amnesty International sono condivise da altre organizzazioni, indonesiane e internazionali, sui diritti umani che hanno presentato rapporti sull’uso sistematico e massiccio della tortura da parte della polizia indonesiana, che agisce con totale impunità.

Diniego dell’accesso agli avvocati

Nonostante ciò sia previsto dalle leggi indonesiane e dal diritto internazionale, ai prigionieri nel braccio della morte viene costantemente negato l’accesso agli avvocati. Molti dei prigionieri citati da Amnesty International nel suo rapporto sono costretti ad attendere parecchie settimane o persino molti mesi prima di vedere un avvocato. Vi sono inoltre forti dubbi sulla qualità della rappresentanza legale dei detenuti accusati di reati di droga. In un caso recente, l’unico suggerimento dato da un avvocato al suo cliente è stato quello di rispondere sì a ogni domanda. In un altro caso, una condanna a morte è stata emessa su richiesta dello stesso avvocato dell’imputato. Nessuno dei 12 prigionieri esaminati nel rapporto di Amnesty International è stato portati di fronte a un giudice immediatamente dopo l’arresto, nonostante ciò sia previsto dagli standard internazionali. La maggior parte di loro ha dovuto attendere svariati mesi prima che ciò accadesse.

Cittadini stranieri

Dodici dei 14 prigionieri messi a morte nel 2015 erano cittadini stranieri e almeno altri 35 stranieri si trovano nel braccio della morte. Amnesty International ha riscontrato come in numerosi casi il sistema giudiziario indonesiano abbia violato i loro diritti, negando i servizi d’interpretariato prima e durante il processo, costringendoli a firmare documenti scritti in una lingua a loro sconosciuta o negando l’accesso ai servizi consolari. Uno degli stranieri messi a morte, il brasiliano Rodrigo Gularte, soffriva di schizofrenia paranoide. Il diritto internazionale vieta l’esecuzione di persone affette da disabilità mentale.

Raccomandazioni

Considerati i gravi problemi insiti nel sistema giudiziario indonesiano, Amnesty International sollecita le autorità a istituire un organismo indipendente incaricato di rivedere tutte le condanne a morte con l’obiettivo di commutarle. L’Indonesia deve inoltre modificare il codice penale per adeguarlo agli standard internazionali e assicurare che il diritto di tutti i prigionieri a un processo equo sia rispettato. ‘Il presidente Widodo aveva promesso di migliorare la situazione dei diritti umani, ma mandare più di una dozzina di prigionieri di fronte al plotone d’esecuzione dimostra quanto quell’impegno sia vuoto di contenuto‘ – ha commentato Benedict. ‘L’Indonesia dovrebbe essere un esempio sui diritti umani a livello regionale. È ora di prendere questa responsabilità in modo serio e il primo passo è imporre una moratoria sulle esecuzioni‘ –  ha concluso Benedict.

Ulteriori informazioni

Dal 1999 al 2014 (con una pausa tra il 2009 e il 2012) erano state eseguite 27 condanne a morte. Secondo dati forniti dal ministero per la Legge e i Diritti umani il 30 aprile 2015, nei bracci della morte indonesiani vi sarebbero almeno 121 detenuti, 54 dei quali condannati a morte per reati di droga, due per terrorismo e 65 per omicidio. La pena di morte è stata abolita per legge o nella prassi da 140 paesi.