Inviata al presidente del Consiglio Renzi l'Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia - Amnesty International Italia

Inviata al presidente del Consiglio Renzi l’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia

27 febbraio 2014

Tempo di lettura stimato: 6'

Antonio Marchesi e Gianni Rufini, rispettivamente presidente e direttore generale di Amnesty International Italia, hanno inviato al presidente del Consiglio Matteo Renzi l’Agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia, ‘un contributo al dibattito politico italiano – spesso, purtroppo, ideologico e astratto – su una serie di questioni che riguardano, in modo molto concreto, le vite di milioni di persone’.

Questi i 10 punti dell’Agenda per i diritti umani in Italia:

  1. garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura;
  2. fermare il femminicidio e la violenza contro le donne;
  3. proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell’immigrazione;
  4. assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri
  5. combattere l’omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate);
  6. fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom;
  7. creare un’istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani;
  8. imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani;
  9. lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati;
  10. garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l’adozione di un trattato internazionale.

L’Agenda era stata originariamente sottoposta, in occasione delle ultime elezioni politiche, ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati. Era stata sottoscritta, integralmente o quasi, da moltissimi candidati, che avevano accettato di prendere un impegno formale, scritto e pubblico, con Amnesty International e soprattutto con i propri elettori: 117 candidati firmatari sono ora parlamentari della Repubblica.

A un anno di distanza‘ – si legge nella lettera inviata da Amnesty International Italia al presidente del Consiglio Renzi – ‘possiamo dire che l’Agenda ha contribuito a portare per la prima volta questioni importanti relative ai diritti umani al centro dell’azione del parlamento e del governo. Nella prima parte di questa legislatura, di diritti umani si è discusso di più e meglio che in passato, in sintonia con quelle parti della società italiana che da tempo sollecitano una maggiore attenzione a uno o più temi dell’Agenda‘.

Infatti, per quanto riguarda specificamente l’attività parlamentare, sulla maggior parte dei 10 punti sono stati presentati disegni di legge e su diversi di essi è iniziata la discussione. Di omofobia, ma anche di femminicidio, si è discusso, forse per la prima volta, in chiave di diritti umani.

Alcuni provvedimenti, poi, sono già andati in porto, anche se è bene avvertire che ad essere già percorsi sono solo i primi tratti di una strada più lunga. Ad esempio, la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, in quanto assunzione di un impegno sul piano internazionale, costituisce un punto di partenza: servono, come previsto dalla Convenzione, misure concrete di sostegno alle vittime della violenza, adeguatamente finanziate, e azioni di prevenzione efficaci. ‘La repressione, sui cui sono incentrati gli sforzi di attuazione della Convenzione compiuti fino a questo momento, da sola non risolverà un problema che nel nostro paese ha assunto proporzioni drammatiche‘ – precisa l’organizzazione per i diritti umani.

A un atteggiamento complessivamente positivo delle forze politiche sui diritti umani ha fatto, tuttavia, da contraltare il riproporsi di vizi antichi, frutto di un conservatorismo tendenzialmente trasversale in quanto determinato, almeno in apparenza, da affiliazioni diverse dall’appartenenza all’uno o all’altro schieramento politico‘ – sottolineano Marchesi e Rufini.

Per quanto riguarda, ad esempio, l’introduzione di un reato specifico di tortura nel nostro ordinamento giuridico, da diverse legislature viene regolarmente presentato qualche emendamento che stravolge la definizione internazionale e che, una volta approvato, ha l’effetto di rendere impossibile il proseguimento della discussione fino alla fine della legislatura.

Amnesty International Italia segnala infine al presidente del Consiglio Renzi ‘la perdurante presenza di alcuni veri e propri tabù, come quello che riguarda i rapporti con la Libia‘: rapporti che, se risultano assenti o quasi dai dibattiti del parlamento, sono stati invece ampiamente presenti nell’agenda del precedente governo, senza che si tenesse adeguatamente in conto la situazione dei diritti umani in quel paese.

La lettera di Amnesty International Italia si conclude ricordando il costante riferimento del presidente del Consiglio Renzi alla necessità della discontinuità, della novità e della velocità: ‘In tema di diritti umani, quella necessità è ravvisata da tempo da Amnesty International: occorre un segnale di forte discontinuità rispetto al ruolo marginale assegnato finora dalle istituzioni del nostro paese alla difesa dei diritti umani, occorrono nuove leggi e nuove prassi in favore dei diritti umani e ciò deve essere fatto con urgenza, per non accumulare altri ritardi‘.

FINE DEL COMUNICATO                               Roma, 28 febbraio 2014

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