Iran, 31° anniversario della Rivoluzione islamica: le autorità devono consentire le manifestazioni pacifiche - Amnesty International Italia

Iran, 31° anniversario della Rivoluzione islamica: le autorità devono consentire le manifestazioni pacifiche

10 febbraio 2010

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31° anniversario della Rivoluzione islamica in Iran: Amnesty International chiede alle autorità di consentire manifestazioni pacifiche. La Sezione Italiana dell’organizzazione partecipa alle iniziative di domenica 14 a Roma e Milano

CS013: 10/02/2010

Amnesty International ha chiesto alle autorità dell’Iran di consentire lo svolgimento di manifestazioni pacifiche in occasione del 31° anniversario della Rivoluzione islamica, che si celebra giovedì 11 febbraio. L’organizzazione per i diritti umani teme che le affermazioni degli scorsi giorni da parte di rappresentanti del potere giudiziario e della polizia, secondo i quali le dimostrazioni contro il governo non saranno tollerate, siano la premessa per ulteriori atti di violenza da parte dello stato iraniano.
 
L’organizzazione per i diritti umani, pur riconoscendo che le autorità di Teheran hanno il dovere e la responsabilità di garantire e mantenere l’ordine pubblico, sottolinea che questo non deve giustificare la soppressione delle manifestazioni pacifiche, come accaduto ripetutamente nei mesi scorsi. Le attività di controllo dell’ordine pubblico devono svolgersi secondo quanto prevedono gli standard internazionali sull’uso della forza e devono essere eseguite da personale adeguatamente addestrato, non dai volontari Basiji, che hanno alle spalle una lunga storia di violazioni dei diritti umani.
 
Giovedì 11 febbraio si prevedono manifestazioni di massa, nonostante i recenti ‘processi spettacolo’ siano terminati con condanne a lunghe pene detentive e con due impiccagioni. Tra le persone condannate figurano membri dell’Anjoman e-Padshahi Iran (un gruppo monarchico), dell’Organizzazione dei mujahedin del popolo iraniano, di quello che le autorità hanno definito un ‘gruppuscolo comunista’ e della fede baha’i.
 
Amnesty International ritiene che le autorità iraniane stiano costringendo detenuti a ‘confessare’ legami con determinati gruppi politici e organismi che sarebbero dietro alle manifestazioni, allo scopo di impedire ulteriori proteste, tra cui quelle previste l’11 febbraio. I processi e le esecuzioni degli ultimi tempi sono stati utilizzati dal governo per ribadire la tesi secondo la quale le proteste di massa non sono l’espressione del malcontento popolare contro i risultati delle contestate elezioni presidenziali dello scorso giugno e la brutale repressione del governo, quanto piuttosto azioni orchestrate da potenze straniere e da gruppi di opposizione in esilio che starebbero tramando per rovesciare il regime.

La Sezione Italiana di Amnesty International prenderà parte alle manifestazioni indette domenica 14 febbraio: a Roma, dalle 11 a piazza Farnese e a Milano, dalle 14.30 a piazza Castello.

Casi recenti di violazioni dei diritti umani

 Le manifestazioni susseguitesi a partire dal contestato esito delle elezioni presidenziali dello scorso giugno sono state duramente represse dal governo iraniano. Le autorità hanno ammesso oltre 40 morti ma secondo Amnesty International sarebbero almeno il doppio, se non di più. Migliaia di persone sono state arrestate, molte di esse sottoposte a tortura e numerose decine incriminate con vaghe accuse e condannate a seguito di ‘processi spettacolo’ che hanno rappresentato una parodia della giustizia. Oltre 100 sarebbero gli imputati condannati al carcere, alle frustate o all’impiccagione. Almeno nove prigionieri rischiano l’esecuzione da un momento all’altro. Diversi altri, tra cui 16 imputati che stanno affrontando uno dei ‘processi spettacolo’ per l’accusa di mohabareh (comportamento ostile a Dio), rischiano la stessa sorte. Amnesty International continua a chiedere la commutazione di tutte le condanne a morte.
 
Le ultime manifestazioni di massa si sono svolte il 26 e 27 dicembre 2009, durante le celebrazioni religiose di Tasoa e dell’Ashura. In quell’occasione, sono state arrestate oltre 1000 persone. Nei giorni successivi, gli arresti sono stati oltre 200.

Mahin Fahimi, storica ed esponente delle Madri per la pace, è stata arrestata il 28 dicembre. Le Madri per la pace stanno svolgendo una campagna per scongiurare un intervento militare contro l’Iran a causa del suo programma nucleare e promuovono manifestazioni contro gli arresti, i processi e le intimidazioni nei confronti di coloro che prendono parte alle proteste. È la zia di Sohrab Arabi, ucciso durante una manifestazione la scorsa estate. Suo marito, Hamid Montazeri, fu assassinato per motivi politici durante il tragico ‘massacro delle prigioni’ del 1988, quando vennero messi a morte migliaia di prigionieri politici.

Zohreh Tonekaboni, amica di Mahin Fahimi ed esponente delle Madri per la pace, è stata arrestata a sua volta il 28 dicembre. Negli anni Ottanta, Amnesty International l’aveva adottata come ‘prigioniera di coscienza’. Anche lei è vedova di un prigionieri politico assassinato nel corso del ‘massacro delle prigioni’ del 1988.
 
Il 27 gennaio il vice ministro dell’Intelligence ha affermato che una trentina di persone arrestate durante le celebrazioni dell’Ashura avevano legami con organizzazioni di sinistra (tra cui la fazione di minoranza e quella di maggioranza dell’Organizzazione dei fedayn del popolo iraniano) o erano filo-comuniste, come nel caso delle Madri per la pace. Le famiglie di Mahin Fahimi e di Zohreh Tonekaboni hanno rigettato quest’accusa, sostenendo che le Madri per la pace non hanno alcuna affiliazione politica.

Omid Montazeri, studente e giornalista di 24 anni, figlio di Mahin Fahimi, è stato arrestato il 29 dicembre. È stato mostrato in televisione nel corso del ‘processo spettacolo’ nei confronti di 16 persone accusate di aver fomentato le manifestazioni dell’Ashura. In quell’occasione, ha ‘confessato’ di essere colpevole di ‘riunione e cospirazione per compiere reati contro la sicurezza nazionale’ e di ‘propaganda contro il sistema, per aver partecipato alle proteste dell’Ashura e aver concesso interviste a mezzi d’informazione stranieri’.

Nel corso dello stesso processo è stato esibito un altro studente, il ventenne Mohammad Amin Valian, accusato di moharebeh per aver lanciato pietre e aver preso parte a manifestazioni. Dopo l’arresto, avvenuto il 12 gennaio, i suoi familiari hanno solo saputo che si troverebbe in un ‘luogo speciale’, forse un centro di detenzione diretto dalle Guardie rivoluzionarie. Non può ricevere visite da parte dei parenti e non ha potuto nominare un avvocato di fiducia.

Durante il processo, Omid Montazeri ha dichiarato di aver scritto articoli per la rivista culturale on line Sarpich. Sebbene l’ultimo dei sei numeri usciti del periodico risalga al maggio 2009, nelle ultime settimane sono state arrestate diverse persone che vi avevano collaborato, tra cui Ardavan Tarakmeh il 27 dicembre e Yashar Darolshafa e Maziar Samiee la notte tra il 3 e il 4 febbraio. Sono stati arrestati anche il fratello e la madre di Yashar Darolshafa, così come la sorella di Ardavan Tarakmeh, Bahar, poi rilasciati due giorni dopo. Due cugini di Yashar Darolshafa, Banafsheh e Jamila Darolshafayi, sono stati arrestati il 5 febbraio.

Dalle manifestazioni in occasione dell’Ashura, sono stati arrestati almeno 10 fedeli baha’i: uno di essi, noto con le iniziali P.F., fa parte del gruppo di 16 imputati che stanno affrontando il ‘processo spettacolo’ cominciato a gennaio. I baha’i negano di aver preso parte alle manifestazioni. Tra i 16 imputati, alcuni sarebbero, secondo le autorità, legati all’Organizzazione dei mujahedin del popolo iraniano, un gruppo fuorilegge nel paese.

L’elenco delle persone arrestate dopo le celebrazioni dell’Ashura comprende anche Mehraneh Atashi, fotografo di fama internazionale, e sua moglie Majid Ghaffari. Dal 12 gennaio si troverebbero in isolamento nella sezione 209 della prigione di Evin, senza poter ricevere visite dei parenti o avere accesso a un avvocato di fiducia. Le ragioni del loro arresto non sono note.

Ali Reza Firouzi e Sorna Hashemi, espulsi dall’Università Zanjan per aver denunciato gli abusi sessuali commessi ai danni di una studentessa nel 2008, sarebbero stati arrestati dopo aver lasciato la capitale Teheran il 2 gennaio, diretti a Tabriz. Le autorità non hanno fornito alcuna informazione sulla loro sorte e pertanto potrebbero essere vittime di sparizione forzata. Il sito ‘Reporter e attivisti per i diritti umani in Iran’ ha reso noto che alcuni detenuti rilasciati dal carcere di Evin avrebbero visto Sorna Hashemi prima che fosse trasferito.

Noushin Ebadi, sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, è stata arrestata il 28 dicembre ed è rimasta in carcere per quasi tre settimane, presumibilmente per fare pressione sulla sorella e farla desistere dal denunciare le violazioni dei diritti umani in Iran.

Tra le persone in carcere solo per il grado di parentela con esponenti politici di primo piano figura Leila Tavassoli, arrestata il 28 dicembre. Suo padre e suo zio, Mohammed Tavassoli ed Ebrahim Yazdi, sono i leader del Movimento per la libertà. Sara Tavassoli, sorella di Leila, è stata arrestata il 3 gennaio insieme al marito, Mohammad (Farid) Taheri.

Amnesty International chiede l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i prigionieri di coscienza, persone in carcere per aver esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione, riunione e associazione o a causa dei loro legami di parentela con oppositori. Tutti gli altri detenuti devono essere incriminati per un reato di accertata natura penale e sottoposti a processo equo, o altrimenti rilasciati. Nessuno dovrebbe essere condannato a morte. Tutte le persone in carcere devono essere protette dai maltrattamenti e dalla tortura e non devono esser costrette a incriminare se stesse.

FINE DEL COMUNICATO                                                                   Roma, 10 febbraio 2010
 
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