Iran: ancora arresti e morti mentre le autorità intensificano la stretta repressiva - Amnesty International Italia

Iran: ancora arresti e morti mentre le autorità intensificano la stretta repressiva

21 luglio 2009

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Iran: ancora arresti e morti mentre le autorità intensificano la stretta repressiva

(22 luglio 2009)

Secondo informazioni provenienti da Teheran martedì 21 luglio, le forze di sicurezza hanno fatto uso eccessivo della forza contro i manifestanti a piazza Haft Tir ed eseguito molti arresti. Quanto accaduto è uno stridente promemoria per la comunità internazionale: gli arresti e le uccisioni continuano in Iran con la stessa intensità, mentre le autorità incrementano la stretta repressiva.
 
Trentasei ufficiali dell’esercito sarebbero tra le persone arrestate di recente in relazione alle proteste per le elezioni presidenziali. Amnesty International ha ricevuto i nomi di 24 di queste persone.
 
Altre persone sarebbero state arrestate, inclusi attivisti politici, giornalisti, docenti universitari e  avvocati. Amnesty International teme per la loro incolumità durante la custodia, dal momento che in Iran è comune il ricorso alla tortura e altri maltrattamenti.
 
Secondo quanto riportato dalla stampa, gli ufficiali avevano in programma di essere presenti alla preghiera del venerdì, il 17 luglio, a Teheran, che è stata pronunciata dall’ Ayatollah Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Avevano deciso di assistere al sermone in divisa, come atto di sfida politica. 
 
Il gesto è stato interpretato come un atto di solidarietà nei confronti dei manifestanti che protestavano contro l’ufficiale, ma ampiamente contestato, esito elettorale.
 
L’ Ayatollah Rafsanjani, che ha supportato la campagna del candidato alla presidenza Mir Hossein Mousavi, ha espresso preoccupazione nel suo sermone per il modo in cui il Consiglio dei Guardiani ha risposto alle domande relative alle elezioni e ha chiesto il rilascio di tutti coloro che sono stati arrestati in seguito alle proteste e la fine delle restrizioni alla stampa.
 
Centinaia – forse migliaia- di persone sono state arrestate in relazione alle proteste contro il risultato elettorale. Molti sono detenuti in località sconosciute in tutto l’Iran. 
 
A Mostafa Tajzadeh, arrestato il 16 giugno, diversamente da alcuni altri detenuti, non è stato permesso di chiamare la sua famiglia e questa non riesce a ottenere alcuna informazione dalla autorità iraniane sul luogo di detenzione.
 
Bijan Khajehpour Khoei, un consulente d’affari e d’economia, è stato arrestato il 27 giugno all’aeroporto di Teheran, di ritorno da un viaggio a Vienna e Londra. Durante il suo viaggio all’estero, aveva parlato con agenti di commercio a Vienna e aveva incontrato membri della Camera per il commercio irano-britannica a Londra, come parte del suo lavoro per supportare il commercio iraniano e incoraggiare gli investimenti stranieri in Iran. Non è noto il luogo in cui è detenuto e la sua famiglia teme per la sua salute, dal momento che è diabetico.
 
Molto probabilmente, ben 197 manifestanti sono stati arrestati il 9 luglio durante una manifestazione per il 20° anniversario del ’18 Tir’, la brutale repressione delle proteste degli studenti del 1999, nel corso del quale almeno uno studente è stato ucciso e molti altri sono stati torturati o sottoposti a maltrattamenti. Secondo la polizia, circa 40 manifestanti sarebbero stati arrestati durante la manifestazioni del 9 luglio.   
 
Sheikh Hassan Aghaei, un giornalista e vignettista politico appartenente alla minoranza curda dell’Iran, è stato arrestato a Mahabad, nel nord-ovest del paese  alle 11 del 18 luglio da ufficiali di sicurezza in borghese che potrebbero essere stati affiliati alle Guardie rivoluzionarie, e trasferito in una località sconosciuta. Il suo arresto non è stato motivato, ma Aghaei aveva preso parte alla campagna in favore di Mir Hossein Mousavi.

L’avvocata e attivista per i diritti umani, Shadi Sadr, è stata vittima di un violento arresto a Teheran la mattina del 17 luglio, mentre si recava al sermone del venerdì.
 
Shadi Sadr stava percorrendo una strada affollata insieme a un gruppo di attivisti per i diritti umani delle donne, quando alcuni uomini non identificati e in borghese l’hanno spinta in una macchina; nel tentativo di resistere, ha perso il velo e il soprabito. Dopo essere riuscita a scappare per pochi istanti, l’hanno catturata di nuovo e, dopo averla colpita con un bastone, l’hanno portata via in macchina verso una destinazione sconosciuta.
 
Direttrice di Raahi, un centro di consulenza legale per donne, fino a quando non è stato chiuso, Shadi Sadr ha fondato Zanan-e Iran (Donne d’Iran), il primo sito dedicato al lavoro degli attivisti per i diritti umani delle donne. È, inoltre, autrice di numerosi scritti sulle donne in Iran e dei loro diritti. Come avvocato, Shadi Sadr ha rappresentato attivisti, giornalisti e diverse donne nei cui confronti erano state emesse sentenze capitali, che sono state successivamente capovolte. È inoltre esponente di Women’s Field, un gruppo di attivisti che ha lanciato diverse campagne per difendere i diritti delle donne, compresa la campagna ‘Stop alla lapidazione per sempre’.
 
La cittadina francese Clotilde Reiss è stata arrestata il 1° luglio all’aeroporto di Teheran, mentre andava in Francia. La 24enne è accusata di spionaggio a causa di alcune fotografie scattate durante una manifestazione tenutasi il mese scorso nella città di Esfahan, e alla quale ha partecipato, contro la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. La ragazza aveva inviato per e mail le fotografie a un amico a Teheran.  Amnesty International considera Clotilde Reiss prigioniera di coscienza, arrestata solo per esercitato pacificamente il suo diritto a ricevere e diffondere informazioni e idee, e chiede il suo rilascio immediato e incondizionato.
 
Amnesty International  ha sollecitato un’indagine piena e imparziale sulla morte di Sohrab Arabi, uno studente di 19 anni, ucciso da una ferita di arma da fuoco al cuore. Era scomparso nel corso di una manifestazione del 15 giugno. La sua famiglia non è riuscita a trovarlo né ha ricevuto informazioni sulla sua sorte fino all’11 luglio, quando sono stati convocati da un tribunale per effettuare il riconoscimento attraverso delle fotografie di persone morte. Sembra che il corpo di Sohrab Arabi sia stato presso l’ufficio del medico legale fino al 19 giugno; non si hanno informazioni su cosa possa essergli accaduto tra il 15 e il 19 giugno, né sulla data e sulle circostanze della sua morte.
 
Secondo fonti ufficiali iraniane, fino a 21 persone sarebbero state uccise durante le manifestazioni, Tuttavia, Amnesty International ha ricevuto notizie, da fonti non ufficiali, di almeno 30 persone uccise. La cifra potrebbe essere ancora più alta. 
 
Un nuovo gruppo è stato creato, chiamato Le madri in lutto (Madaran-e Azardar). Nelle ultime quattro settimane, si sono riunite ogni sabato nei parchi pubblici dalle 19 alle 20, il giorno e l’ora in cui la giovane Neda Agha-Soltan è stata uccisa il 20 giugno 2009. Il video della sua morte è scaricabile e il suo volto è diventato il simbolo della repressione delle ultime settimane.
 
La loro protesta pacifica non è passata inosservata da parte delle autorità; i loro raduni sono stati dispersi dalle forze di sicurezza e ci sono stati diversi arresti, tra cui quello di Zeynab Peyghambarzadeh, una studentessa attivista per i diritti umani delle donne ed esponente della Campagna per l’Uguaglianza, che intende raccogliere un milione di firme per porre fine alla discriminazione legale contro le donne. È stata arrestata al secondo raduno, quello del 4 luglio, trattenuta tutta la notte e poi rilasciata.
 
Il messaggio de Le madri in lutto è: ‘Fino a che tutti i detenuti, arrestati per aver protestato contro le irregolarità elettorali, non saranno rilasciati, fino a quando non sarà posta fine alla violenza e fino a quando le uccisioni dei nostri ragazzi non saranno sottoposte a indagini, noi ci raccoglieremo a piangere in silenzio ogni sabato alle 19 vicino dove è stata uccisa Neda, in via Amirabad, nel parco di Laleh, dalla parte dello stagno’.

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