Iran: impiccata Shahla Jahed - Amnesty International Italia

Iran: impiccata Shahla Jahed

1 dicembre 2010

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Amnesty International ha condannato le autorità iraniane per aver eseguito, questa mattina nel carcere di Evin a Teheran, la condanna a morte emessa nei confronti di Khadijeh Jahed, conosciuta come ‘Shahla’, moglie ‘temporanea’ di un noto calciatore iraniano (in Iran uomini e donne possono impegnarsi a essere sposati per un periodo di tempo determinato).

Secondo quanto riferito dal suo avvocato Abdolsamad Khoramshah all’agenzia di stampa Irna, l’impiccagione sarebbe avvenuta alle 5 di mattina, ora locale. Shahla Jahed era stata condannata a morte per il presunto omicidio di Laleh Saharkhizian, moglie ‘permanente’ del calciatore Naser Mohammad-Khani.

L’esecuzione di Shahla Jahed, come ogni esecuzione, è un esempio di un omicidio di stato premeditato e spietato, ed è particolarmente scioccante considerate le gravi preoccupazioni sulla correttezza del processo e sulle prove usate contro l’imputata‘ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Isma, il fratello di Laleh Saharkhizan avrebbe portato a termine la fase finale dell’esecuzione spostando con un calcio lo sgabello su cui la donna stava in piedi, con un cappio intorno al collo.

In base alla legge iraniana, in caso di omicidio, i familiari della vittima hanno il diritto di esigere l’esecuzione, in questo caso possono anche essere direttamente coinvolti, o di perdonare il responsabile e accettare un risarcimento in denaro (la cosiddetta diyeh).

Shahla Jahed era stata condannata a morte dal tribunale generale di Teheran nel giugno 2004.

Nonostante la donna avesse ritrattato la ‘confessione’, resa mentre si trovava  in detenzione preprocessuale, dopo 11 mesi di carcere, la sentenza è stata confermata dalla Corte suprema.

L’avvocato di Shahla Jahed aveva chiesto un riesame dell’ordinanza di esecuzione, sostenendo che le indagini sul caso non era state adeguate. Nel novembre del 2005, l’allora capo della Magistratura aveva ordinato la sospensione dell’esecuzione affinché il caso fosse riesaminato. Tuttavia, la condanna a morte è stata confermata nel settembre del 2006. All’inizio del 2008, il capo della Magistratura ha annullato la sentenza e ordinato una nuova inchiesta, appellandosi a ‘vizi di procedura’. Ma Shahla Jahed è stata di nuovo condannata a morte nel febbraio 2009 dalla sezione 1147 del tribunale generale.

Il 13 settembre 2010, la donna ha scritto all’attuale capo della Magistratura, l’ayatollah Sadegh Larijani, per chiedergli di prendere una decisione sul suo caso.