Iran: l'impiccagione dell'adolescente mostra il disprezzo sfacciato delle autorità nei confronti del diritto internazionale - Amnesty International Italia

Iran: l’impiccagione dell’adolescente mostra il disprezzo sfacciato delle autorità nei confronti del diritto internazionale

3 agosto 2016

Tempo di lettura stimato: 7'

Amnesty International ha rivelato che un adolescente è stato messo a morte in Iran dopo essere stato condannato per lo stupro di un altro ragazzo, prima esecuzione confermata di un minore nel paese quest’anno.

L’organizzazione, che ha condotto ricerche approfondite sulla situazione dei minorenni al momento del reato detenuti nel braccio della morte in Iran, ha scoperto che Hassan Afshar, di 19 anni, è stato impiccato nel carcere di Arak nella provincia di Markazi il 18 luglio, dopo essere stato accusato di ‘lavat-e be onf’ (sodomia) nei primi mesi del 2015. L’esecuzione è stata portata avanti sebbene l’ufficio del capo della magistratura aveva promesso alla sua famiglia che avrebbero riesaminato il caso il 15 settembre 2016.

‘L’Iran ha dimostrato che il suo entusiasmo nauseante nel mettere a morte minorenni, in violazione del diritto internazionale, non conosce limiti. Hassan Afshar era uno studente liceale di 17 anni quando è stato arrestato. Non aveva avuto accesso a un avvocato e la magistratura si precipitò nell’indagine e nell’azione penale, condannandolo a morte entro due mesi dal suo arresto, come se temessero di non riuscire a metterlo a morte abbastanza rapidamente’ ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vice direttrice del programma Medio Oriente e Africa del nord di Amnesty International.

‘Con spietata ironia, i funzionari non hanno informato Hassan Afshar della sua condanna a morte per circa sette mesi mentre si trovava in un centro di detenzione minorile, perché non volevano causargli stress – e tuttavia sorprendentemente erano ancora pronti a ucciderlo. Con questa esecuzione, le autorità iraniane hanno dimostrato ancora una volta il loro insensibile disprezzo per i diritti umani.’

Pochi giorni dopo che Hassan Afshar è stato messo a morte, le autorità hanno messo in programma l’esecuzione di Alireza Tajiki, un altro minore di 18 anni al momento del suo presunto reato. L’attuazione della sua condanna a morte, che era stata prevista per il 3 agosto è stata, però, rinviata ieri a seguito di pressioni dell’opinione pubblica.

‘Mentre accogliamo con favore la sospensione dell’esecuzione per Alireza Tajiki, la sua vita è stata salvata per il momento, a causa della pressione pubblica e non perché le autorità iraniane stanno seriamente considerando di fermare la pratica orrenda di mettere a morte minorenni. Ciò è dimostrato dal fatto che solo due settimane fa Hassan Afshar è stato impiccato nell’anonimato – la divulgazione non dovrebbe fare la differenza tra la vita e la morte’ ha aggiunto Magdalena Mughrabi.

Per i 160 individui che rimangono nel braccio della morte delle carceri in tutto l’Iran per reati che avrebbero commesso quando erano minori di 18 anni, la notizia di un’ennesima esecuzione di un minorenne sarà un colpo terribile.

‘Ognuno di questi giovani potrebbe essere il prossimo in lista per l’esecuzione. Il tormento che il sistema di giustizia minorile imperfetto iraniano ha inflitto loro non finirà fino a quando le autorità iraniane non commuteranno le loro condanne a morte e modificheranno il codice penale iraniano abolendo l’uso della pena di morte per tutti i crimini commessi al di sotto dei 18 anni di età, come immediati primi passi verso la completa abolizione di questa pena’ ha concluso Magdalena Mughrabi.

Hassan Afshar è stato arrestato nel dicembre 2014 dopo che le autorità hanno ricevuto una denuncia che accusava lui e altri due giovani di aver costretto un adolescente ad avere rapporti sessuali con loro. Hassan Afshar ha sostenuto che gli atti sessuali erano consensuali e che il figlio del denunciante aveva già avuto volontariamente rapporti sessuali con persone dello stesso sesso.

Mentre le autorità devono sempre indagare sulle accuse di stupro e, dove si trovano sufficienti prove ammissibili, perseguire i responsabili in processi equi, lo stupro non rientra nella categoria dei reati per i quali la pena di morte può essere imposta dal diritto internazionale. Inoltre, l’esistenza di leggi in Iran che criminalizzano i rapporti sessuali consensuali fra uomini con la pena di morte significa che se il rapporto in questo caso fosse stato ritenuto consensuale, l’adolescente che ha accusato Hassan Afshar di stupro sarebbe stato anch’egli condannato a morte. La criminalizzazione dell’attività sessuale tra persone dello stesso sesso adulte consenzienti viola il diritto internazionale dei diritti umani.

La Corte Suprema inizialmente aveva annullato la condanna a causa di indagini incomplete, ma alla fine l’ha confermata a marzo 2016.


Ulteriori informazioni

Uomini che praticano rapporti anali con persone dello stesso sesso sono soggetti a pene diverse in base al diritto penale iraniano a seconda che essi siano il partner ‘attivo’ o ‘passivo’ e se il loro comportamento sia caratterizzato come consensuale o non consensuale. Se il comportamento è ritenuto consensuale, il partner ‘passivo’ deve essere condannato alla pena di morte. Il partner ‘attivo’, invece, viene condannato a morte solo se è sposato oppure se non è un musulmano e il partner ‘passivo’ è un musulmano. Se il rapporto è considerato non consensuale, il partner ‘attivo’ viene condannato a morte, ma il partner ‘passivo’ è esentato e trattato come una vittima. Questo quadro giuridico rischia di creare una situazione in cui volenterosi ‘destinatari’ dei rapporti anali possono sentirsi costretti, quando presi di mira dalle autorità, a caratterizzare la loro attività sessuale consensuale come stupro al fine di evitare la pena di morte.

Il diritto internazionale, inclusa la Convenzione sui diritti dell’infanzia di cui l’Iran è stato parte, proibisce assolutamente l’uso della pena di morte per reati commessi da imputati minori di 18 anni. Il diritto internazionale limita l’applicazione della pena di morte ai ‘reati più gravi’, come l’omicidio intenzionale.

Amnesty International si oppone alla pena di morte incondizionatamente, in tutti i casi e in ogni circostanza.

Leggi il rapporto ‘Diventare grandi nel braccio della morte’