Iran: persecuzione nelle università - Amnesty International Italia

Iran: persecuzione nelle università

2 giugno 2014

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Negli ultimi 30 anni le autorità iraniane hanno portato avanti una spietata campagna repressiva contro gli studenti e i docenti universitari, regolarmente minacciati, arrestati o banditi dallo studio o dall’insegnamento a causa delle loro attività pacifiche, delle loro opinioni o della loro fede.

È quanto ha denunciato oggi Amnesty International nel rapporto ‘Ridotti al silenzio, espulsi, arrestati: la repressione degli studenti e dei docenti universitari in Iran‘, che esamina anche la diffusa discriminazione, in particolare contro le donne e le minoranze religiose, presente nel sistema universitario.

Le università iraniane sono tradizionalmente considerate terreno fertile per il dissenso. Le autorità applicano una sistematica politica di ‘tolleranza zero’ nei confronti delle voci dissidenti espellendo, arrestando, torturando e condannando studenti e docenti solo a causa delle loro idee o del sostegno dato a oppositori politici‘ – ha dichiarato Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. ‘Le autorità iraniane usano il pugno di ferro nei confronti delle istituzioni universitarie, consentendo persino alle forze di sicurezza e ai servizi segreti di supervisionare le procedure disciplinari all’interno dei campus. Gli sforzi costanti per stringere la morsa nei confronti della libertà accademica, mettere al bando gli attivisti studenteschi ed emarginare le donne e le minoranze religiose hanno soffocato la vita delle istituzioni accademiche e lasciato ben poco spazio per libertà di pensiero o di espressione‘ – ha aggiunto Sahraoui.

Il rapporto di Amnesty International illustra le tattiche repressive adottate dalle autorità iraniane, soprattutto all’indomani della prima elezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, nel 2005. Queste tattiche hanno incluso la ‘islamizzazione’ dei programmi accademici con la conseguente eliminazione di influenze ‘occidentali’ o laiche e le misure per diminuire il numero delle studentesse universitarie. I corsi di ‘studi femminili’ sono stati modificati per escludere dai programmi i diritti delle donne nel diritto internazionale a favore di una maggiore enfasi sui ‘valori islamici’.

Le autorità hanno anche introdotto la prassi degli asterischi, che vengono annotati sul libretto universitario per registrare i comportamenti che non si conformano alle opinioni sociopolitiche permesse. A seconda del numero di asterischi raggiunti, lo studente viene espulso temporaneamente o definitivamente dall’università.

Durante la presidenza di Ahmadinejad, il notevole aumento delle immatricolazioni femminili all’università (nel 2002 erano più di quelle degli studenti maschi) si è bruscamente interrotto, attraverso il divieto d’iscriversi a corsi giudicati più adatti agli uomini (come ingegneria mineraria) e l’introduzione di un sistema di quote, che ha penalizzato l’accesso delle donne all’università.

Nonostante alcuni promettenti passi dell’amministrazione del presidente Hassan Rouhani per consentire il rientro degli studenti e dei docenti espulsi, la situazione rimane molto grave. Centinaia di studenti continuano a essere al bando, molti restano in carcere e alcuni altri sono stati arrestati sotto la nuova presidenza. Mentre il primo anno accademico sotto la presidenza di Rouhani si avvia alla chiusura, molte limitazioni restano in vigore e le autorità devono ancora prendere misure per garantire il rispetto della libertà accademica e porre fine ad alcuni dei provvedimenti più duri introdotti sotto la presidenza di Ahmadinejad.

La ‘islamizzazione’ dell’istruzione universitaria, una più rigida applicazione delle norme sulla segregazione di genere e sull’abbigliamento femminile, così come il sistema delle quote introdotto sotto Ahmadinejad, hanno tuttora un effetto deterrente nei confronti delle donne che vogliono iscriversi all’università.

Inoltre, l’istruzione femminile continua a essere additata dalle autorità e dai leader religiosi come una causa che contribuisce all’incremento dei tassi di disoccupazione tra gli uomini, all’aumento dei divorzi e al calo delle nascite, quest’ultimo recentemente lamentato dalla Guida suprema che ha invocato una crescita della popolazione.

I limiti ufficiali posti all’accesso delle donne all’istruzione universitaria sono discriminatori e costituiscono un’evidente violazione dell’obbligo internazionale dell’Iran di assicurare che l’istruzione sia accessibile a tutti sulla base del merito. La segregazione di genere, il sistema delle quote e il divieto per le donne di iscriversi a determinati corsi devono essere immediatamente annullati‘ – ha affermato Sahraoui.Le limitazioni all’accesso all’istruzione universitaria non colpiscono solo le donne.

Ogni anno, decine di studenti di fede baha’i non vengono ammessi ai corsi anche dopo aver superato l’esame di ammissione o vengono successivamente espulsi. I baha’i sono visti con sospetto dalle autorità, che li perseguitano con arresti e condanne. Nonostante le sempre più numerose prove del contrario, le autorità iraniane continuano a sostenere pubblicamente che nessuno in Iran è espulso o imprigionato a causa della sua fede religiosa.

Le autorità iraniane devono assicurare che il diritto all’istruzione per tutti sia rispettato. Il presidente Rouhani deve mantenere le promesse sulle uguali opportunità per tutti a prescindere dalla religione o dall’etnia. Oggi, la realtà è che a chi fa parte di una minoranza o ha opinioni non conformi alle idee approvate dallo stato può essere impedito di frequentare l’università‘ – ha commentato Sahraoui.

Sulla base del diritto internazionale, a nessuno dev’essere vietato di completare il percorso educativo sulla base del sesso, dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere, dell’etnia, della nazionalità, della religione o di altri convincimenti.

Le proteste di massa che seguirono alle contestate elezioni presidenziali del 2009 furono stroncate da una violenta repressione e da raid nelle università e nei dormitori in cui centinaia di studenti vennero arrestati, picchiati e imprigionati. Molti vennero trattenuti per lunghi periodi di tempo senza processo e furono denunciati numerosi casi di tortura. Decine di studenti stanno ancora scontando la loro condanna.

Nel suo rapporto, Amnesty International elenca decine di casi di studenti e docenti universitari ancora in prigione dopo essere stati condannati per reati contro la sicurezza dello stato definiti in modo assai generico, come ‘diffusione di propaganda contro il sistema’ od ‘offesa alla Guida suprema’. Molti di loro sono prigionieri di coscienza, detenuti solo per aver esercitato in forma pacifica i loro diritti.

Un test decisivo per il governo del presidente Rouhani sarà vedere se e fino a che punto le forze di sicurezza allenteranno la presa sulle istituzioni accademiche. Le università devono avere la libertà di agire come produttrici di pensiero indipendente e di libertà d’espressione‘ – ha concluso Sahraoui.

FINE DEL COMUNICATO                     Roma, 3 giugno 2014

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