Tempo di lettura stimato: 3'
Babak Alipour, Pouya Ghobadi, Akbar (Shahrokh) Daneshvarkar e Mohammad Taghavi Sangdehi sono gli ultimi prigionieri politici e dissidenti messi a morte in Iran alla fine di marzo.
Vahid Bani Amerian, Abolhassan Montazer, Mohammad Amin Biglari, Ali Fahim, Abolfazl Salehi Siavashani, Amirhossein Hatami e Vahedparast Kolo rischiano di essere i prossimi.
Mohammad Amin Biglari, Ali Fahim, Abolfazl Salehi Siavashani, Amirhossein Hatami e Vahedparast Kolo sono stati arrestati durante le proteste di gennaio e subito condannati a morte per il reato di moharebeh (inimicizia contro Dio) per avere, secondo l’accusa, incendiato una base dei paramilitari basij nella capitale Teheran.
Vahid Bani Amerian e Abolhassan Montazer sono stati condannati a morte nell’ottobre 2024 per il reato di baghi (ribellione armata). Hanno sempre negato di aver agito con le armi contro lo stato.
I sette prigionieri sono stati trasferiti dalle rispettive prigioni verso luoghi sconosciuti, segnale terrificante che la loro impiccagione possa essere imminente.
I quattro prigionieri già impiccati e i sette a rischio di esserlo avevano denunciato di essere stati torturati in carcere. I loro processi sono durati poche ore.
A marzo erano stati già messi a morte Saleh Mohammadi, Mehdi Ghasemi e Saeed Davoudi, che avevano preso parte alle proteste di gennaio, e Kouroush Keyvani, quest’ultimo con passaporto svedese e per l’accusa di spionaggio.
“La pena di morte viola il diritto alla vita ed è la forma più estrema di punizione crudele, disumana e degradante. L’esecuzione di condanne a morte emesse al termine di procedimenti gravemente iniqui rende tali esecuzioni arbitrarie. Tutti gli stati devono sollecitare con urgenza le autorità iraniane a fermare immediatamente tutte le esecuzioni e a istituire una moratoria, in vista dell’abolizione della pena di morte”, ha dichiarato Diana Eltahawy, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.