Iran: un anno dopo le elezioni - Amnesty International Italia

Iran: un anno dopo le elezioni

9 giugno 2010

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Iran: un anno dopo le elezioni, in aumento la repressione del dissenso. Centinaia ingiustamente in carcere. Venerdì 11 alle 18 manifestazione promossa da Amnesty International a Roma di fronte all’ambasciata iraniana

CS056: 09/06/2010

‘È fondamentale battersi in favore delle persone che sono ingiustamente in carcere ed essere la loro voce. Il peggiore incubo per un prigioniero è il pensiero che finirai per essere dimenticato. Invece, sapere che la tua sofferenza è nei cuori e nelle menti di persone di ogni parte del mondo ti dà un grosso senso di speranza.’
(Maziar Bahami, giornalista irano-canadese di Newsweek, arrestato in Iran all’indomani delle elezioni del giugno 2009 e rilasciato dopo quattro mesi di carcere)
 
A un anno dalle contestate elezioni presidenziali del giugno 2009, Amnesty International ha diffuso un rapporto che denuncia l’aumento della repressione nei confronti del dissenso, che ha significato la prigione per giornalisti, studenti, attivisti politici, difensori dei diritti umani ed esponenti del clero. 
 
Avvocati, docenti universitari, ex prigionieri politici e appartenenti a minoranze etniche e religiose sono a loro volta finiti in una montante ondata di repressione che ha dato luogo a diffusi casi di tortura e a esecuzioni di condanne a morte per motivi politici.
 
Questa repressione è documentata nel nuovo rapporto di Amnesty International ‘Dalla protesta alla prigione. L’Iran, un anno dopo le elezioni’, che passa in rassegna un anno di arresti e condanne nei confronti di coloro che hanno espresso critiche verso il governo e denunciato le violazioni dei diritti umani. Con la pubblicazione di questo rapporto, l’organizzazione per i diritti umani lancia una campagna di un anno per il rilascio dei prigionieri di coscienza incarcerati all’indomani delle elezioni del giugno 2009 e per processi equi senza pena di morte per gli altri prigionieri politici. 
 
Il governo iraniano è determinato a ridurre al silenzio ogni voce dissidente e allo stesso tempo tenta di evitare ogni scrutinio internazionale sulle violazioni dei diritti umani commesse nel contesto delle proteste postelettorali‘ – ha dichiarato Claudio Cordone, Segretario generale ad interim di Amnesty International.

Quando si è sottoposto all’Esame periodico universale del Consiglio Onu dei diritti umani, il governo ha anche avanzato l’assurda pretesa che non vi fossero violazioni dei diritti umani nel paese. Il Consiglio Onu dei diritti umani adotterà questa settimana il suo rapporto finale sull’Iran. Chiediamo alle autorità di Teheran di accettare le raccomandazioni relative al trattamento dei prigionieri e consentire agli esperti sui diritti umani delle Nazioni Unite di visitare il paese‘ – ha aggiunto Cordone.
 
Centinaia di persone rimangono in carcere per aver preso parte alle proteste del giugno 2009 o per aver espresso in altro modo il loro dissenso. L’arresto arbitrario di gente comune è diventato una pratica quotidiana, nell’ambito del crescente ricorso a una sorta di ‘sistema di porte girevoli’, in cui le persone vengono imprigionate per brevi periodi di tempo, anche ripetutamente. Persone con solo vaghi e presunti legami con gruppi messi al bando, così come familiari di ex prigionieri, sono state sottoposte ad arresti arbitrari nel corso dell’ultimo anno.
 
Sayed Ziaoddin Nabavi, uno studente cui era stato impedito di proseguire la carriera universitaria, esponente del Consiglio per la difesa del diritto all’istruzione, sta scontando una condanna a 10 anni di carcere nella prigione di Evin a causa di legami di parentela con membri dell’Organizzazione dei mojahedden del popolo iraniano, un gruppo messo al bando e accusato di aver promosso le manifestazioni del giugno scorso.
 
Dall’inizio delle proteste, le autorità hanno arrestato circa 50 fedeli della comunità baha’i, che viene ingiustamente accusata di aver fomentato le proteste.

Le minoranze etniche sono state colpite da arresti e condanne, durante e dopo il periodo elettorale. A maggio, quattro curdi sono stati impiccati, insieme a un quinto prigioniero politico, senza la notifica dell’esecuzione richiesta per legge, in un chiaro messaggio inviato a chiunque intendesse protestare in occasione dell’anniversario delle elezioni.
 
Le richieste di Amnesty International sono molto semplici: rilascio immediato e senza condizioni di tutti i prigionieri di coscienza; processi equi e tempestivi, per capi d’accusa fondati e senza ricorso alla pena di morte, per tutti gli altri prigionieri‘ – ha proseguito Cordone.
 
I prigionieri vengono tenuti in isolamento completo dal mondo esterno per giorni, settimane o anche mesi, durante i quali i parenti non riescono a ottenere notizie sul luogo di detenzione e sui capi d’accusa. Il segreto che circonda gli arresti rende più facile il ricorso alla tortura e ad altri maltrattamenti, tra cui stupri e finte esecuzioni, per estorcere ‘confessioni’ che verranno poi usate come prove nel corso dei processi.
 
Una donna ha riferito quanto le aveva raccontato un’attivista per i diritti umani: ‘Ci ha detto che le hanno attaccato degli elettrodi ai capezzoli e hanno applicato la corrente elettrica. Stava così male che in cella di tanto in tanto sveniva’.
 
La madre di un’altra attivista per i diritti umani, Shiva Nazar Ahari, detenuta senza accusa né processo e il cui caso è illustrato nel rapporto di Amnesty International, ha dichiarato: ‘Spero che le vostre figlie diventino grandi per sposarsi. La mia è diventata grande per finire in una prigione’. Questo è il percorso di sempre più iraniane e iraniani, dall’attivismo politico e civile alle celle della prigione di Evin e di altre carceri del paese.
 
Proseguono anche le esecuzioni per motivi politici, che ultimamente hanno avuto luogo a ridosso di importanti anniversari in occasione dei quali ci si aspettavano manifestazioni di massa. Il sistema giudiziario viene utilizzato come strumento letale di repressione. Almeno sei persone si trovano nel braccio della morte per ‘comportamento ostile nei confronti di Dio’, per il sospetto di aver preso parte a manifestazioni e di appartenere a gruppi messi al bando.
 
L’Iran ha uno dei più alti tassi di esecuzioni nel mondo. Ad oggi, nel 2010, le esecuzioni sono già state oltre 115.
 
‘Le autorità iraniane devono porre fine alla campagna di paura che intende schiacciare anche la più esile forma di opposizione al governo. Continuano a usare la pena di morte come arma di repressione, proprio alla vigilia dell’anniversario delle elezioni. Accusano chiunque, salvo che se stesse, per le proteste e non mostrano il minimo rispetto per le loro stesse leggi che proibiscono la tortura e gli altri maltrattamenti nei confronti dei detenuti‘ – ha concluso Cordone.

Ulteriori informazioni

Il 12 giugno, primo anniversario delle contestate elezioni presidenziali dello scorso anno in Iran, si svolgerà una Giornata globale d’azione, indetta a livello mondiale da Amnesty International e da altre organizzazioni. 
 
In Italia, il principale appuntamento promosso da Amnesty International si svolgerà venerdì 11, a Roma, di fronte all’Ambasciata dell’Iran (via Nomentana, 361), dalle 18 alle 20. Hanno aderito, tra gli altri, Iran Human Rights, Asiatica film mediale, Ponte della memoria, Cgil, Cisl, Movimento Don Chisciotte, Gioventù attiva, Aidos, Tavola della pace, Terra del fuoco, Uil. Ai partecipanti verrà chiesto di vestirsi di nero e indossare maschere coi volti di otto prigionieri di coscienza iraniani.

Le informazioni sulla mobilitazione in Italia e nel mondo sono disponibili online.

Scarica il rapporto in inglese ‘Dalla protesta alla prigione. L’Iran, un anno dopo le elezioni’

FINE DEL COMUNICATO                                       Roma, 9 giugno 2010
 
Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

Liberare i prigionieri di coscienza in Iran!
Rapporto annuale 2010 – scheda Iran