Israele deve fermare la costruzione degli insediamenti in Cisgiordania - Amnesty International Italia

Israele deve fermare la costruzione degli insediamenti in Cisgiordania

3 dicembre 2012

Tempo di lettura stimato: 5'

L’annuncio da parte del governo israeliano dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania in risposta al voto delle Nazioni Unite sullo status della Palestina rappresenta una violazione del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

‘La costruzione degli insediamenti è causa di sfollamenti forzati e di una miriade di altre violazioni dei diritti umani e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale. Israele deve immediatamente fermare la costruzione di tutti gli insediamenti e delle relative infrastrutture, come primo passo in vista del ritiro di tutti i coloni dai territori occupati’ – ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Questo annuncio ha trasmesso al mondo un segnale forte: l’attuale governo israeliano non ha alcun rispetto per i diritti umani e per il diritto internazionale. La costruzione degli insediamenti viola i diritti dei palestinesi della Cisgiordania ed è proibita in qualsiasi circostanza’ – ha aggiunto Harrison.

Il 30 novembre, il governo israeliano ha reso noto di aver autorizzato ulteriori 3000 unità abitative in insediamenti nuovi o da espandere in località non identificate della Cisgiordania occupata, L’annuncio è arrivato il giorno dopo il voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha riconosciuto la Palestina come stato osservatore non membro.

Altre proposte di espansione degli insediamenti riguarderebbero un’area strategica nota come E1, tra Gerusalemme Est e l’insediamento di Ma’ale Adumim.

L’esercito israeliano ha già elaborato piani per sgomberare con la forza e trasferire 20 comunità palestinesi – circa 2300 persone, in buona parte beduini Jahalin – dalle loro abitazioni situate nell’area E1 e nella zona dell’insediamento di Ma’ale Adumim. Le autorità israeliane non hanno consultato le comunità interessate, che si oppongono al trasferimento. Sulla maggioranza delle case e delle strutture di queste comunità pende già un ordine di demolizione.

All’indomani del voto dell’Assemblea generale, i coloni degli insediamenti situati nei pressi delle comunità beduine hanno intensificato le loro tattiche intimidatorie e violente. Bambini e pastori sono stati attaccati e i coloni hanno irradiato musica ad alto volume e gettato fasci di luce verso i villaggi palestinesi.

I Jahalin sono stati sgomberati numerose volte dal 1948, quando sono diventati rifugiati a seguito della nascita dello stato d’Israele.

La politica israeliana nei Territori palestinesi occupati è caratterizzata dalla discriminazione per motivi di nazionalità, etnia e religione.

Gli insediamenti, costruiti su terre palestinesi, sono riservati agli ebrei, che hanno diritto alla nazionalità israeliana e alla protezione delle leggi israeliane anche se sono immigrati da altri paesi per andare a vivere direttamente negli insediamenti nei Territori occupati palestinesi, senza aver risieduto nello stato d’Israele.

Ai palestinesi, che sono sottoposti alle leggi militari israeliane anziché a quelle civili, non è consentito entrare o avvicinarsi agli insediamenti o usare le strade riservate ai coloni. In questo modo, vengono privati delle loro risorse e sono limitati nei movimenti.

I coloni ricevono sostanziose agevolazioni finanziarie e di altra natura ed è loro consentito di sfruttare le terre e le risorse naturali che appartengono alla popolazione palestinese.

L’articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra proibisce a una potenza occupante di trasferire la sua popolazione civile nel territorio che occupa.

La costruzione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata è proseguita per tutto il 2012. Più recentemente, il 6 novembre, il ministro per l’Edilizia ha avviato la gara per la costruzione di 1285 unità abitative a Gerusalemme Est e nell’insediamento di Ariel, nel nord della Cisgiordania.

Israele aveva già annunciato piani per l’espansione degli insediamenti in reazione all’iniziativa diplomatica palestinese alle Nazioni Unite: il 3 novembre 2011, dopo l’ammissione della Palestina all’Unesco, il governo israeliano aveva dichiarato che sarebbero state costruite 2000 nuove abitazioni a Gerusalemme Est e negli insediamenti di Efrat e Ma’ale Adumim, nella Cisgiordania occupata. Dodici giorni dopo, il 15 novembre 2011, il ministro dell’Edilizia aveva pubblicato il bando per la costruzione di 2230 nuove unità abitative oltre la linea verde dell’armistizio del 1949.

(03/12/2012) Palestina: il voto dell’Onu apra la porta alla giustizia