Israele, la tortura legale: detenuto palestinese in gravi condizioni

Israele, la tortura legale: detenuto palestinese in gravi condizioni

1 ottobre 2019

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Samir Arbeed, un membro del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) sospettato di essere coinvolto nell’uccisione il 23 agosto della 17enne israeliana Rina Shnerb, è stato sottoposto a tortura da funzionari dello Shin Bet – i servizi di sicurezza di Israele – dopo aver ottenuto un permesso speciale da “un organo giudiziario” di “usare metodi straordinari per svolgere le indagini”.

Lo hanno riferito mezzi di stampa israeliani e lo ha confermato ad Amnesty International l’avvocato di Arbeed, Mahmoud Hassan, che fa parte del gruppo palestinese per i diritti umani “Addameer”.

Arrestato il 25 settembre e già picchiato durante il fermo, Arbeed è stato trasferito nel centro interrogatori situato nel “Russian Compound” di Gerusalemme. Il giorno dopo è comparso di fronte al tribunale militare di Ofer con ferite evidenti e dichiarando di provare molto dolore e non essere in grado di mangiare.

Riportato nel centro interrogatori, le torture sono proseguire fino a quando Arbeed ha perso conoscenza. Il 28 settembre è stato trasferito in ospedale con costole fratturate e un blocco renale, dove gli è stato applicato un respiratore artificiale.

Il ministero della Giustizia israeliano ha avviato un’indagine per stabilire le modalità dell’interrogatorio di Arbeed e il livello di violenza usata nei confronti del detenuto.

Nel 1999 la Corte suprema israeliana aveva stabilito che, pur in presenza di un divieto generale di maltrattamenti e torture, i funzionari dello Shin Bet addetti agli interrogatori che usassero “metodi fisici d’interrogatorio” avrebbero potuto essere esentati dai processi e persino dalle indagini nelle cosiddette situazioni definite “bomba a orologeria”: ovvero, quando si supponga che un soggetto interrogato abbia informazioni su un attentato imminente e sia lecito usare tutti i metodi per ottenerle al fine di salvare vite umane.

Da allora, citando l’eccezione della “bomba a orologeria”, lo Shin Bet ha torturato centinaia di prigionieri palestinesi senza subire alcun procedimento giudiziario.