Israele, i trasferimenti “volontari” di richiedenti asilo sono forzati e illegali - Amnesty International Italia

Israele, i trasferimenti “volontari” di richiedenti asilo sono forzati e illegali

18 giugno 2018

Tempo di lettura stimato: 8'

Amnesty International accusa Israele: i trasferimenti “volontari” di richiedenti asilo sono forzati e illegali

In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha accusato la politica del governo israeliano di trasferire richiedenti asilo eritrei e sudanesi di essere crudele e illegale.

Nell’ottobre 2017 Israele ha annunciato che avrebbe iniziato a trasferire cittadini eritrei e sudanesi verso “paesi terzi” non espressamente nominati che si erano detti disponibili ad accoglierli. Pur se ampiamente risaputo che i paesi in questione erano Ruanda e Uganda, le autorità israeliane non lo hanno mai confermato e recentemente la Corte suprema ha sospeso tutte le espulsioni degli eritrei e dei sudanesi.

Nondimeno, il programma di trasferimenti “volontari” verso l’Uganda, cominciato nel 2013, è andato avanti.
Amnesty International ha documentato trasferimenti il cui carattere “volontario” non era conforme agli standard internazionali e dunque crudeli e illegali. Le autorità israeliane hanno emesso documenti e fornito rassicurazioni verbali alle persone da espellere, le quali avrebbero ricevuto un permesso di soggiorno per poter lavorare e sarebbero state protette dal rischio di essere rimandate nei paesi di origine.

Il governo ugandese ha sempre negato l’esistenza di un accordo per l’accoglienza delle persone espulse da Israele, negando implicitamente la presenza di richiedenti asilo provenienti da Israele e rifiutando di riconoscere qualsiasi obbligo nei loro confronti.

I richiedenti asilo espulsi verso l’Uganda hanno raccontato ad Amnesty International di come le promesse israeliane si sono rivelate vane. Invece di un permesso di soggiorno, si sono ritrovati in condizioni di irregolarità, a rischio d’arresto, senza possibilità di lavorare e a rischio di essere rimandati nei paesi di origine, in violazione del principio internazionale di non respingimento.

“Il malfunzionante sistema d’asilo israeliano lascia i richiedenti asilo eritrei e sudanesi in una sorta di limbo per anni. Persone che arrivano in Israele per cercare un riparo trascorrono lunghi anni in carcere e vedono violati i loro diritti fondamentali all’asilo, alla salute e al benessere, con la prospettiva di essere trasferiti in un paese sconosciuto o di essere rimandati in quella situazione di persecuzione dalla quale sono fuggiti”, ha dichiarato Charmain Mohamed, direttore del programma Diritti dei migranti e dei rifugiati di Amnesty International.

“Chiediamo al governo israeliano di porre fine a queste procedure, garantire ai richiedenti asilo l’accesso a un’efficace procedura per determinare il loro status di rifugiati e un percorso per ottenere uno status legale in Israele”, ha aggiunto Mohamed.

Scelte estreme
Per realizzare il suo rapporto, Amnesty International ha condotto 30 approfondite interviste con richiedenti asilo eritrei e sudanesi, alcuni dei quali già espulsi da Israele in Uganda e Ruanda, altri ancora in Israele e uno sottoposto a rimpatrio forzato in Sudan.

Il rapporto rivela come Israele abbia messo molti richiedenti asilo di fronte a una “scelta”: espulsione verso un paese terzo, ritorno nei paesi di origine o detenzione a tempo indeterminato.
Emanuel (nome di fantasia) è detenuto dal novembre 2017 nella prigione israeliana di Saharonim per aver rifiutato il trasferimento in Ruanda:

“Ogni giorno, a qualunque ora, il personale del carcere e del ministero dell’Interno mi dice che farei meglio ad andare in Ruanda, altrimenti lascerò Israele dentro una bara. Ma io ho amici in Ruanda che mi dicono di non andare, che lì la situazione è molto difficile. Preferisco morire in Eritrea, almeno mia madre potrà visitare la mia tomba, che andare in Ruanda o Uganda”.

Amnesty International ha documentato numerosi casi di richiedenti asilo espulsi da Israele con la promessa che avrebbero ottenuto un permesso di soggiorno e trovato un lavoro, per poi scoprire che nulla di quanto promesso era vero. Nessuno dei richiedenti asilo intervistati da Amnesty International ha ricevuto un permesso di soggiorno all’arrivo in Uganda o altri documenti che avrebbero consentito di risiedere e lavorare nel paese.
“Quando sono arrivato all’albergo si è fatto avanti un sudanese. Mi ha detto che se gli avessi dato 400 dollari Usa mi avrebbe fatto avere i documenti per restare in Uganda. Gli ho dato i soldi e non si è più fatto vedere”, ha raccontato Musa (nome di fantasia), un richiedente asilo trasferito in Uganda nel 2017.

Sulla base delle sue ricerche, dunque, Amnesty International è arrivata alla conclusione che i trasferimenti di richiedenti asilo eritrei e sudanesi che Israele qualifica come “volontari” sono illegali secondo il diritto internazionale e violano il principio internazionale di non respingimento.

Il rapporto mette inoltre in luce quanto il sistema israeliano d’asilo sia intenzionalmente malfunzionante e che le possibilità di trovare protezione in Israele siano pari a zero per quasi tutti i richiedenti asilo.
Amnesty International ha esaminato i casi di 262 richiedenti asilo eritrei che hanno ripetutamente fatto domanda d’asilo tra il 2016 e il 2018. La maggior parte di loro ha tentato da una a quattro volte, 18 tra cinque e sei volte, 14 almeno sette volte e sette almeno 10 volte.

Nonostante Israele sostenga che i richiedenti asilo eritrei e sudanesi sono “migranti economici”, la maggior parte di essi è effettivamente in cerca di riparo dalla persecuzione e da altre violazioni dei diritti umani. La percentuale di accettazione delle richieste d’asilo da parte di cittadini eritrei e sudanesi negli stati membri dell’Unione europea è, rispettivamente, del 90 e del 53 per cento mentre in Israele è, rispettivamente, dello 0,1 per cento e dello 0,01 per cento.

“Israele è uno dei paesi più prosperi della regione ma sta venendo meno alle sue responsabilità di fornire un rifugio a chi, in fuga dalla guerra e dalla persecuzione, si trova già sul suo territorio. Non solo, ma cerca persino di trasferire le sue responsabilità all’Uganda e ad altri paesi che già ospitano alcuni dei più ampi numeri di rifugiati del mondo”, ha concluso Mohamed.
Ulteriori informazioni

Il 17 maggio 2018 Amnesty International ha scritto al primo ministro ugandese, Ruhakana Rugunda, chiedendo chiarimenti su eventuali negoziati o accordi in atto con Israele. La lettera contiene una sintesi del presente rapporto e sollecita ulteriori informazioni sui richiedenti asilo trasferiti da Israele a partire dal 2013.
Analoghi chiarimenti e informazioni sono stati chiesti a Israele con una lettera datata 1° giugno 2018.

FINE DEL COMUNICATO

Roma, 18 giugno 2018
Qui è possibile scaricare il rapporto “Forced and unlawful: Israel’s deportation of Eritrean and Sudanese asylum seekers to Uganda”.

Per interviste:
Amnesty International Italia – Ufficio Stampa
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