Israele/Gaza: un anno dopo l'operazione 'Pilastro di difesa', l'incubo continua - Amnesty International Italia

Israele/Gaza: un anno dopo l’operazione ‘Pilastro di difesa’, l’incubo continua

13 novembre 2013

Tempo di lettura stimato: 10'

In una frazione di secondo, il peggiore degli incubi possibili per ‘Attiyeh divenne vero.

Il 21 novembre 2012, suo figlio Mahmoud, 13 anni, fu ucciso da un missile lanciato da un drone israeliano mentre camminava lungo la strada che lo stava portando da casa sua a un negozio, nel quartiere di al-Manara di Gaza City. Con sé, aveva solo una monetina con cui comprare una penna per la sorellina.

‘Quando lo portarono in ospedale, un medico gli aprì la mano stretta a pugno. Mahmoud stringeva ancora la monetina’ – raccontò due giorni dopo ‘Attiyeh Abu Khousa ai delegati di Amnesty International.

Il missile colpì Mahmoud in una strada larga, molto visibile dall’alto. La sorveglianza aerea israeliana avrebbe dovuto essere in grado di vedere che era un bambino. I testimoni riferirono che nei paraggi, in quel momento, non c’era alcun evidente obiettivo militare.

Mahmoud fu ucciso l’ultimo degli otto giorni di conflitto tra l’esercito israeliano e i gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza. Israele aveva lanciato l’operazione ‘Pilastro di difesa’ il 14 novembre, uccidendo il capo dell’ala militare di Hamas. I giorni precedenti erano stati segnati da attacchi illegali da entrambe le parti.

In poco più di una settimana furono uccisi oltre 165 palestinesi (tra cui più di 30 bambini e una settantina di altri civili non direttamente coinvolti nel conflitto) e sei israeliani (tra cui quattro civili). La sera del 21 novembre fu raggiunto un accordo per il coprifuoco.

Mahmoud fu ucciso in uno dei 18 attacchi – documentati da Amnesty International – in cui civili palestinesi furono colpiti dai missili lanciati dai droni. L’esercito israeliano non ha fornito commenti sulla sua uccisione.

Decine di migliaia di abitanti di Gaza lasciarono le loro case durante il conflitto. La maggior parte delle famiglie ha potuto rientrarvi dopo il coprifuoco, ma continua a convivere col trauma della fuga, avvenuta spesso sotto i bombardamenti.

Le famiglie rimaste sfollate a causa della distruzione delle loro case furono centinaia. A un anno di distanza la maggior parte di esse non ha potuto avviare la ricostruzione a causa delle restrizioni imposte da Israele sull’importazione dei materiali da costruzione.

ATTACCHI DA GAZA
Anche in Israele i civili portano le ferite del conflitto. Negli otto giorni di conflitto, i gruppi armati palestinesi lanciarono oltre 1500 razzi e mortai, la maggior parte dei quali in modo indiscriminato e in violazione del diritto internazionale umanitario, poiché non potevano essere diretti contro obiettivi militari.

David Amsalem e la sua famiglia ricorderanno per sempre la mattina del 15 novembre 2012. Sua moglie lo chiamò al lavoro alle 8 per rassicurarlo che tutto era calmo. Ma 15 minuti dopo, cambiò tutto: un razzo lanciato da Gaza colpì il loro appartamento a Kiryat Malachi, uccidendo il loro figlio Itzik, 24 anni.

‘Appena l’allarme si mise a suonare, il nostro figlio più piccolo prese mia moglie e la portò fuori dall’appartamento. Itzik non fece in tempo. Mia moglie urlava ‘Itzik, Itzik!’. Il nostro vicino accorse per portarlo fuori e morì anche lui. Irzik fu centrato in pieno. La settimana dopo, mentre sedevamo in silenzio per celebrare il lutto, caddero altre centinaia di razzi’ – ha detto David Amsalem.

In quell’attacco, oltre al vicino di casa Aharon Smadja, 49 anni, padre di tre figli, rimase uccisa anche Mirah Scharf, 25 anni, madre di tre figli.

GIUSTIZIA NEGATA
A un anno dalla fine del conflitto, nessuna delle due parti ha condotto un’indagine indipendente e imparziale sulle violazioni dei diritti umani.

Il procuratore generale militare di Israele ha ricevuto decine di denunce da parte delle Organizzazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane, riguardanti anche casi di civili uccisi in attacchi che potrebbero costituire crimini di guerra, ma finora non ha aperto nemmeno un’indagine penale di cui Amnesty International sia a conoscenza.

L’amministrazione de facto di Hamas nella Striscia di Gaza non ha condotto indagini di alcun genere sulle violazioni del diritto internazionale umanitario compiute dai gruppi armati palestinesi durante il conflitto. Oltre ai quattro civili israeliani uccisi illegalmente da attacchi indiscriminati coi razzi, diversi civili palestinesi risultano essere stati uccisi a Gaza dagli stessi razzi.

La mancanza di incriminazioni per le gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi  i crimini di guerra, va ben al di là del conflitto del novembre 2012. È sistematica e alimenta la paura tra i palestinesi e gli israeliani che i civili subiranno nuovamente le conseguenze di un eventuale nuovo conflitto.

Le violazioni dei diritti umani sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania continuano a ritmo quotidiano e comprendono anche l’uso continuo di forza letale contro civili palestinesi che non costituiscono alcuna minaccia per le forze israeliane. Da febbraio 2013, i gruppi armati palestinesi hanno saltuariamente sparato razzi e mortai contro la popolazione civile israeliana.

‘La paura di un ulteriore bagno di sangue pende, come una nuvola nera, sul capo di uomini, donne e bambini che si sentono intrappolati in un ciclo di violazioni alimentate da un clima d’impunità’ – ha dichiarato Deborah Hyams, ricercatrice di Amnesty International su Israele e i Territori occupati palestinesi.

E se non bastasse la paura di ulteriori attacchi mortali, chi vive a Gaza deve anche fare i conti con le disastrose conseguenze del continuo blocco terrestre, marittimo e aereo imposto da Israele sul territorio, insieme alle restrizioni imposte dall’Egitto. Agli abitanti di Gaza manca acqua potabile e in molti hanno difficoltà ad accedere a servizi fondamentali, come cibo in quantità adeguata e medicinali. L’energia elettrica viene interrotta 12 ore al giorno.

Questa situazione si è ulteriormente aggravata il 1° novembre 2013, quando l’unica centrale elettrica di Gaza è stata costretta al fermo per mancanza di combustibile, mettendo così ancora più a repentaglio la salute e il funzionamento dei servizi igienico-sanitari.

‘Il mondo ha dimenticato Gaza, le sue donne e i suoi bambini. Il blocco è negativo quanto la guerra, è come una morte lenta per tutti. Stiamo pagando il prezzo di una disputa tra poteri contrapposti. Non è vergognoso? Il mondo ha perso la sua umanità’ – ha detto ‘Attiyeh Abu Khousa la settimana scorsa ad Amnesty International.

‘Il mondo continua a girarsi dall’altra parte quando si tratta del blocco di Gaza, una punizione collettiva nei confronti di 1,7 milioni di civili. Questa profonda violazione dei diritti umani viene tollerata da oltre sei anni’ – ha commentato Hyams.

‘Se i leader israeliani e palestinesi non mostreranno di avere volontà politica di proteggere i civili da ambo le parti, il ciclo di violazioni dei diritti umani diventerà un incubo ricorrente. E se la comunità internazionale non garantirà priorità alla fine delle violazioni dei diritti umani e dell’impunità per i crimini di diritto internazionale, una risoluzione equa e duratura del conflitto resterà una chimera’ – ha concluso Hyams.

Una donna di Gaza disse nel 2012 ad Amnesty International: ‘Siamo stanchi di vivere nella paura. Pensi che ci piace vivere così? No, noi vogliamo vivere in pace’.

TESTIMONIANZE

Il 20 novembre 2012 Muhammed Ibrahim ‘Ashour, otto anni, venne fatto a pezzi da un missile lanciato da un drone israeliano mentre giocava nel suo giardino di casa ad al-Zaytoun, Gaza City. Le schegge del missile ferirono altri cinque bambini e il nonno ottantenne di Muhammed.

Tre giorni dopo l’attacco, i delegati di Amnesty International visitarono la famiglia e osservarono il luogo dell’attacco, compresi i resti del missile, i frammenti metallici a forma di cubo conficcate negli alberi del giardino e i fori a forma di cubo nelle taniche dell’acqua.

Non riscontrarono alcuna prova che il luogo fosse stato usato per scopi militari. Anche se l’esercito israeliano avesse presunto che il giardino era stato in qualche momento usato per scopi militari, i bambini che stavano giocando avrebbero dovuto essere visibili alla sorveglianza aerea israeliana.

‘Non c’erano altri se non i bambini e il nonno’ – disse ad Amnesty International Muhammed Rizq ‘Ashour, zio di Muhammed. ‘Che avevano fatto questi bambini? Qual era stato il loro crimine? Stavano solo giocando in un giardino. Anche se c’è la guerra, i bambini hanno voglia di giocare. I droni israeliani dovevano averli visti. Vogliamo sapere perché venne lanciato un missile contro questi bambini’.